GROENLANDIA: LE MANI DI COPENAGHEN SULLE RISORSE MINERARIE

La Danimarca realizza un progetto per le estrazioni minerarie in Groenlandia, tra supporto politico e preoccupazioni della popolazione

Narsaq è un piccolo villaggio a sud della Groenlandia. I suoi circa 1300 abitanti, ritengono che la stessa sia una delle località più belle dell’isola. Peccato che, oltre al tesoro paesaggistico, a Narsaq vi siano anche tantissime risorse minerarie, quelle che fanno gola alle compagnie minerarie ed ai paesi di tutto il mondo. L’interesse di potenze straniere al sottosuolo groenlandese, è qualcosa di ampiamente risaputo. Meno noto è l’occhio vigile della Danimarca su questo aspetto, la quale detiene comunque la sovranità sulla Groenlandia

Proprio negli ultimi giorni sono stati resi noti gli estremi di un progetto minerario danese, che avrebbe come luogo, proprio il villaggio di Narsaq. Il progetto in questione sarebbe in fase di approvazione e potrebbe partire quanto prima. Oggetto dell’interesse danese,  soprattutto uranio e terre rare, materiale quest’ultimo, indispensabile per i componenti di tecnologia digitale, e quindi un materiale che fa gola.

Come di consueto, questo tipo di lavori, vengono promossi da chi li pone in essere, come una grande occasione di sviluppo e d’occupazione ed anche parte della politica interna in Groenlandia, si sarebbe espressa favorevolmente in tal senso. Ma la popolazione del villaggio di Narsaq è di parere opposto: la preoccupazione per le sicure conseguenze sulla salute e sull’ambiente è crescente ed al momento non incontra alcun tipo di supporto.

Ci sarebbe da chiedersi come mai Copenaghen sia interessata anche all’uranio, che ptorebbe essere esportato dalla Groenlandia.  La Danimarca infatti, negli anni ’80 decise di non costruire centrali nucleari ed ora, a meno di un  ripensamento in funzione di un progetto di sviluppo nucleare imminente, l’interesse per l’uranio resta al quanto velato.  Più plausibile resta l’interesse per le terre rare, le quali a Narsaq presentano la più alta concentrazione di qualsiasi altro posto al mondo. 

Uranio, terre rare, e gli altri player artici? Non staranno di certo a guardare. Il progetto danese, ha aspetti di matrice puramente politica e strategica, cosa che non passerà inosservata agli occhi degli Stati Uniti che, proprio con la Groenlandia hanno raggiunto accordi importanti per una solida collaborazione. Ancora una volta quindi, Nuuk potrebbe trovarsi nella posizione che da qualche anno contraddistingue il suo percorso verso una maggiore autonomia: da un lato sottoposta alla Danimarca che ne detiene la sovranità, dall’altra, sempre alla ricerca di partner a cui affidare il proprio destino per ottenere l’emancipazione sufficiente per spezzare il cordone che la lega a Copenaghen.  

In questo frangente, dove la questione mineraria apre a risvolti di natura economica, ma soprattutto strategica, l’interesse di  un player come Washington può rivelarsi l’ennesimo boomerang. Quindi se è l’aspetto ambientale che si intende salvaguardare, la pista americana potrebbe non essere la giusta soluzione.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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