VACCINO MADE IN CHINA: TRA DUBBI E INCERTEZZE

La crescita di casi di COVID-19 nella capitale cinese sta causando enormi ritardi nella consegna del vaccino di Sinovac a paesi terzi quali la Turchia, cui primo carico sarebbe dovuto arrivare ad Ankara il 28 dicembre. Lo stato di emergenza che inversa nella capitale cinese però non comprometterà l’invio delle dosi ai paesi che, tra dubbi e incertezze, hanno aperto le loro porte al vaccino cinese. 

Il 2020 ha visto la Cina al centro delle critiche della comunità internazionale. Secondo un rapporto fornito dal Pew Research Center lo scorso ottobre, la cattiva gestione della pandemia ha profondamente danneggiato l’immagine della potenza asiatica, che ha perso così la credibilità dei paesi occidentali, tra cui Italia e Germania, oltre che del Giappone, Corea del Sud e Australia.

Ciononostante, sin dall’inizio dello scoppio della pandemia, Pechino ha provato in ogni modo a sdoganare le critiche dei paesi occidentali, promuovendo politiche interne volte a trovare un punto comune, che potesse rinstaurare la cooperazione multilaterale e che potesse ristabilire un’immagine positiva della Cina. Questi sforzi hanno recentemente preso la forma di una “diplomazia del vaccino” nell’ambito della più estesa “diplomazia delle donazioni”. Se all’inizio della pandemia la Cina ha scommesso sull’uso strategico delle donazioni di dispositivi di protezione con il duplice scopo di frenare la diffusione del virus e ristabilire un’immagine positiva del paese, il paese adesso punta tutto sul suo vaccino come mezzo per rinstaurare la cooperazione internazionale.  

Quali sfide pone il vaccino cinese? 

Entrambi i vaccini sviluppati da Sinopharm e Sinovac hanno trovato pochi seguaci a livello globale. La generale mancanza di informazioni e di dati in merito all’efficacia e alla sicurezza genera paura anche negli storici alleati, alimentando un senso di sfiducia nei confronti di Pechino. Rispetto al vaccino sviluppato da Pfizer, le cui dosi sono state acquistate dall’EU e US, quello cinese è stato approvato solo da Emirati Arabi Uniti e Bahrain. La Turchia è in attesa del suo primo carico da tre milioni di dosi; Marocco, Cile e Indonesia potrebbero essere i prossimi ad iniziare la campagna di vaccinazione mentre i test sono attualmente condotti in Russia, Egitto e Messico. 

Ciononostante, i vaccini cinesi continuano a destare sospetti. Alcuni paesi, tra cui la Cambogia, hanno voltato le spalle allo storico alleato Pechino, rifiutandosi di assolvere il ruolo di “cavia” nel testare il vaccino, dal momento che non vi è alcun dato sullo stesso. Questo scetticismo è ulteriormente amplificato dal precedente scandalo del 2018 che ha visto il Wuhan Institute of Biological Products, una filiale di Sinopharm, al centro delle critiche cinesi. A causa di un malfunzionamento delle apparecchiature, un lotto di circa 400.000 dosi di un vaccino combinato per difterite, tetano e pertosse risultato non conforme agli standard, era stato immesso nel mercato nonostante i dati ne attestassero l’inefficacia. Dal momento che lo scandalo ha generato una spirale di sfiducia nei confronti della casa farmaceutica, e attratto le critiche dell’opinione pubblica, è dunque discutibile capire come Sinopharm sia riuscita a reclutare volontari per attestare l’efficacia dell’attuale vaccino. 

Vaccino e soft power

Sin dall’inizio della pandemia, gli sforzi di Pechino sono stati diretti al contenimento della pandemia. La Cina ha di fatti inviato sostegno sanitario e dispositivi medici a diversi paesi tra cui Italia e Francia e ha preso parte all’iniziativa COVAX dell’Organizzazioni Mondiale per la Sanità in un tentativo di riparare alla sua immagine. Lo sviluppo di vaccini efficaci e sicuri, che permetterebbe ai vari paesi usufruttuari di ripristinare le rispettive economie, è da considerarsi come uno degli aspetti più importanti di questo sforzo. 

Secondo alcuni studiosi, Pechino sta però sfruttando la campagna di vaccinazione per alleviare la crisi politica che vede il paese come maggior capo imputabile della pandemia. Nel tentativo di assumere un ruolo di leadership nel coordinamento e nella fornitura di assistenza umanitaria, la Cina pone ulteriore enfasi sulla sua “diplomazia del vaccino ” al fine di acquisire legittimità a livello globale, e continuare a perseguire i suoi obiettivi diplomatici ed economici. Se dovesse superare i test clinici in altri paesi tra cui il Brasile, il vaccino potrebbe rivelarsi un ottimo strumento per riparare all’ormai danneggiata reputazione del paese, ponendo la Cina al pari degli Stati Uniti nel campo scientifico.  

Inoltre, bisogna riconoscere che con i rispettivi vaccini di Sinopharm e Sinovac, la Cina sta aprendo le porte ad una nuova era di cooperazione internazionale. Di fatti, per la prima volta, un vaccino sviluppato dalla Repubblica Popolare Cinese viene esportato a paesi terzi per l’inoculazione di massa. Questo atteggiamento di apertura di paesi quali gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, o la Turchia riflette le alte aspettative dei confronti di Pechino e la fiducia riposta nell’efficacia e nella sicurezza del vaccino stesso. Secondo i report pubblicati a seguito degli studi clinici di fase III dagli EAU, il vaccino possiede un’efficacia dell’86 percento. Se la stessa efficacia fosse comprovata da ulteriori test clinici attualmente in corso in Russia o Brasile, il vaccino potrebbe a sua volta attrarre l’interesse dei paesi più diffidenti nelle rispettive aree di influenza. 

È dunque probabile che la Cina continui ad utilizzare questa donation diplomacy per acquisire influenza a livello globale, professandosi attore responsabile nella lotta alla pandemia. Rimane da capire come e in che misura Pechino eserciterà questa influenza; se sarà solo un’influenza “leggera”, volta a proiettare la narrativa cinese di superiorità tecnologica e politica sull’Occidente, o un’influenza “forte”, volta alla ricerca di vantaggi economici o geostrategici, come risorse naturali, accordi commerciali o anche benefici militari.  Ad ogni modo se vorrà ripristinare il suo status a livello globale, il paese dovrà assicurarsi di ridurre ogni possibile divergenza tra la retorica del vaccino e il prodotto in sé tramite la promulgazione di dati e risultati credibili e affidabili. 

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