VACCINO COVID-19: PUÒ DIVENTARE OBBLIGATORIO PER LA NORMATIVA INTERNAZIONALE?

Con l’avvento della vaccinazione contro il nuovo Coronavirus e l’approntare dei Piani Nazionali per la vaccinazione in tutta Europa, a partire dalla fine di dicembre, ci si chiede come si muoveranno le cancellerie internazionali nei prossimi mesi del 2021.

Una questione piuttosto spinosa risulta essere quella relativa alla libertà di circolazione delle persone, almeno fino a quando i vaccini non entreranno a pieno regime e non verrà raggiunta una significativa immunità generale. In particolare, ci si chiede se sia possibile, ai sensi del diritto internazionale, comprimere le libertà dei viaggiatori sulla base della loro sottoposizione o meno al vaccino per il Covid. Con un esempio pratico: potrebbe la Francia impedire l’ingresso a un cittadino italiano che si fosse rifiutato di sottoporsi al vaccino? 

Il vaccino come trattamento medico

La Convenzione di Oviedo del 1997, titolata in lungo Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la biomedicina[GRL1] stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a un trattamento medico contro il suo consenso”. In questo senso, è opinione della Dottrina e della Giurisprudenza prevalente, che il vaccino possa essere agevolmente equiparato al Trattamento sanitario. A fortiori, la vaccinazione senza consenso, potrebbe essere equiparata- ai sensi dell’Art.3 della Convenzione sui Diritti dell’Uomo- ai trattamenti inumani degradanti ed essere addirittura punibile ai sensi del Diritto Penale Internazionale.

Ciò vuol dire che le vaccinazioni sono studiate caso per caso dai singoli Paesi e sono sottoposte alla legislazione nazionale, non internazionale. In Italia, l’obbligo vaccinale è considerato come atto amministrativo e, pertanto, comporta soltanto una sanzione pecuniaria e l’esclusione dai centri scolastici per i bambini nella fascia da 0-6 anni. Nel 2018, tuttavia, il recente orientamento della Consulta, ha rilevato che l’obbligo vaccinale non è da ritenersi difforme al dettato dell’articolo 32 della Costituzione, nella parte in cui consente al nostro Paese di uniformarsi agli standard previsti dall’OMS, e nella misura in cui lo Stato ha la responsabilità della protezione e della tutela della salute dei suoi cittadini. Ciò renderebbe possibile, in linea astratta, la previsione dell’obbligatorietà del vaccino per il Sars-Cov2.

Le vaccinazioni obbligatorie per viaggiare

Non è, tuttavia, inusuale che i viaggiatori debbano sottoporsi a una o più vaccinazioni per viaggiare. In specie, l’unica vaccinazione obbligatoriamente richiesta ai viaggiatori è quella contro la Febbre Gialla. Altre profilassi, come quella anticolerica o antimalarica, sono soltanto consigliate dalla Organizzazione Mondiale della sanità. Ciò ribadisce quando previamente esposto, ossia la non obbligatorietà del trattamento vaccinale, anche in conseguenza della considerazione del controllo alle frontiere come competenza dei singoli Stati. 

Quanto specificato è valido anche per i membri dello spazio Schengen.  Le regole per viaggiare in questa delicata congiuntura storica sono, in sintesi, uniformi a quelle stabilite per l’estate scorsa, quando i Paesi europei hanno riaperto i confini interni e ripristinato la libera circolazione nell’area Schengen, i cittadini italiani, di conseguenza, possono spostarsi liberamente in Europa per turismo, tranne che in Montenegro, Serbia, Kosovo. In Romania invece sono consentiti gli spostamenti ma, al rientro in Italia, vige l’obbligo di isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria. In Francia, in Germania e in Spagna, bisognerà rispettare diverse condizioni. 

Preoccupa adesso il turismo con la Gran Bretagna, interessata dalla comparsa di una mutazione del virus, e con nuove restrizioni già da prima delle feste. Le frontiere restano aperte all’interno dello spazio europeo, mentre sono chiuse le frontiere esterne, salvo per il rimpatrio dei cittadini francesi.  La Germania ha vietato, a partire dal 2 novembre e almeno fino a oggi, i pernottamenti per turismo. Il ministero della Salute tedesco ha disposto controlli sanitari obbligatori per tutti coloro che abbiano soggiornato nei 14 giorni precedenti l’ingresso in Germania in una delle aree considerate “a rischio”. Nella lista è inclusa tutta l’Italia.

La Spagna ha riaperto i suoi confini a giugno scorso, ma gli italiani, così come gli altri cittadini europei, dovranno compilare, prima del viaggio, un “formulario di salute pubblica”, attraverso il sito Spain Travel Health o la app Spain Travel Health-SPTH, ottenendo un codice QR da presentare (su dispositivo mobile o stampato) al proprio arrivo. Come cambieranno queste diverse disposizioni con il vaccino?

Conclusioni e prospettive.

Atteso che, come finora accertato, non esistano espresse norme internazionali in grado di vincolare contemporaneamente l’insieme dei consociati sul piano vaccinale, date le profonde ferite della pandemia, è probabile che molti Paesi sposteranno l’attenzione verso qualche modalità di controllo degli accessi, basata su un passaporto sanitario, in cui più che alla vaccinazione si dovrà fare riferimento al risultato del tampone negativo. Altre modalità che potrebbero essere utilizzate, al posto della obbligatorietà della vaccinazione stessa, possono essere inquadrate nelle modalità di promozione del vaccino, che dovrebbero seguire due direzioni: in primo luogo una costante trasparenza, sia sui risultati che sui metodi della ricerca, e, in secondo luogo, un continuo aggiornamento dei flussi di informazione. 

Quest’ultima procedura potrebbe, addirittura, impedire la strumentalizzazione della pandemia da quelle fasce politiche che sfruttano il movimento “NoVax,” basato, più che sul principio della libertà di scelta rispetto al trattamento sanitario, sulle inesattezze comunicative che si sono verificate durante la pandemia per alimentare il fenomeno delle fake news.


 [GRL1]

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