IL CAMMINO VERSO LA COOPERAZIONE NEI BALCANI OCCIDENTALI

La dissoluzione violenta dell’ex-Jugoslavia ha colto impreparata l’Unione Europea. Il rischio che le guerre degli anni novanta si diffondessero oltre la regione dei Balcani era alto, sollevando serie preoccupazioni per la sicurezza europea. Da più di vent’anni l’UE e i Balcani occidentali hanno intrapreso diverse iniziative per stabilire e rafforzare la pace e la sicurezza nell’Europa sudorientale, sostenere l’integrazione europea ed euro-atlantica della regione e promuovere la cooperazione. Alcune di queste iniziative si rivolgono esclusivamente ai Balcani occidentali altre invece a tutta l’area dell’Europa sudorientale. 

Iniziative europee

Nel 1999, l’Unione Europea istituisce il Patto di stabilità, un’iniziativa che si prefigge l’obiettivo di stabilire e rafforzare la pace e la sicurezza nei Balcani. Il Patto mira a promuovere la pace, la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la prosperità economica. Nel 2008 il Patto viene sostituito dal Consiglio di cooperazione regionale che sovraintende alla cooperazione regionale nell’Europa sudorientale e ne sostiene l’integrazione europea ed euro-atlantica. 

All’inizio del ventunesimo secolo la sfida più grande per i Balcani occidentali è stata quella di alleviare i nazionalismi e gli estremismi. La regione inizia a muovere i primi passi verso l’integrazione europea nel 2003, con l’adozione dell’agenda di Salonicco, dove al centro del percorso e della prospettiva europea rimane il Processo di stabilizzazione e associazione. Dal 2004, il Forum economico di Vienna[1] gioca un ruolo fondamentale nel promuovere la cooperazione economica nell’Europa sudorientale. Per accelerare ulteriormente l’integrazione europea e per consolidare le proprie democrazie e sistemi di mercato, nel 2006 Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Montenegro e Serbia firmano l’accordo centroeuropeo di libero scambio.

A sostegno dello sviluppo economico e dell’allargamento dell’UE nei Balcani occidentali, su iniziativa della Commissione Europea, della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti, viene istituito nel 2009 il Quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali. La cooperazione regionale nel quadro dell’allargamento UE si intensifica ulteriormente con l’Iniziativa regionale per l’immigrazione, l’asilo e i rifugiati, che ha lo scopo principale di fornire una circolazione libera e ben gestita delle persone, contribuendo in questo modo allo sviluppo e alla stabilità della regione.

Con la nascita del Processo di Berlino nel 2014, la Germania dà vita a una nuova iniziativa per consolidare e mantenere la dinamica del processo di integrazione dell’UE alla luce dell’aumento dell’euroscetticismo, fare ulteriori progressi reali nel processo di riforma, risolvere le questioni bilaterali e interne in sospeso e raggiungere la riconciliazione all’interno e tra le società della regione, nonché rafforzare la cooperazione economica regionale e porre le basi per una crescita sostenibile. Un’altra importante iniziativa europea è quella della fondazione della Comunità dei trasporti nel 2017, che intende sviluppare la rete di trasporto stradale e ferroviario per vie navigabili interne e marittime tra l’UE e i Balcani occidentali attraverso un quadro giuridico vincolante sulle regole, i principi e le politiche di mercato dei trasporti dell’Unione. 

Iniziative regionali 

Verso la seconda metà degli anni novanta, la Bulgaria ha avviato un iniziativa regionale dove promuovere la cooperazione regionale attraverso la fiducia e le relazioni di buon vicinato: il Processo di cooperazione dell’Europa sudorientale. Quest’ultima è un’iniziativa propria della regione, il cui obiettivo principale è quello di avvicinarsi alle strutture europee ed euro-atlantiche attraverso il rafforzamento delle relazioni di buon vicinato e la trasformazione della regione in un’area di pace e stabilità. A questo proposito, il processo cerca di definirsi come una voce autentica dell’Europa sudorientale, complementare al Patto di stabilità, all’Iniziativa di cooperazione dell’Europa sudorientale o al Processo di stabilizzazione e associazione.

Gli obiettivi fondamentali di questa cooperazione regionale includono il rafforzamento della sicurezza e della situazione politica, l’intensificazione delle relazioni economiche e la cooperazione nei settori delle risorse umane, della democrazia, della giustizia e della lotta contro la criminalità. Dal 2013 il processo di allargamento UE occupa una posizione primaria nel quadro di un’altra iniziativa regionale, ossia processo di Brdo-Brijuni, un evento multilaterale annuale, che vede come protagonisti i presidenti dei sei stati dei Balcani occidentali. 

Tra tutte, l’iniziativa regionale che ha fatto più discutere è quella della creazione di un’area mini-Schengen, nata su proposta dell’Albania, Macedonia del Nord e Serbia a Novi Sad il 10 ottobre 2019, con l’obiettivo di garantire la libera circolazione di merci e capitali e garantire procedure unificate per l’attraversamento delle frontiere tra questi paesi. Nel 2020 sono stati fatti pochissimi passi avanti in merito, a causa della pandemia COVID-19. A fare discutere è l’esclusione del Kosovo da questa iniziativa e il non riconoscimento da parte della Serbia.

Per il Kosovo sono prioritari l’adesione alla NATO e all’Unione Europea e non quella di partecipare a iniziative regionali che potrebbero danneggiare i suoi interessi politici. Dopo aver esitato a lungo, il 4 settembre 2020 il Kosovo ha accettato di aderire all’area mini Schengen nell’ambito dell’accordo con la Serbia firmato nella Casa Bianca sotto la presidenza di Donald Trump. 

Sebbene le iniziative negli ultimi vent’anni siano tante, la regione dei Balcani occidentali fatica a trovare vie alternative di cooperazione e riconciliazione. La mancanza di una soluzione politica definitiva tra la Serbia e il Kosovo pone un freno a tutte le altre iniziative regionali e rallenta il processo di integrazione europea. 


[1] I paesi membri sono: Albania, Austria, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Romania, Slovenia, Turchia e Ucraina

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