LA BATTAGLIA CINESE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE SI ARMA DI UNA NUOVA LEGGE

Dopo l’operazione “piatto vuoto” lanciata da Xi Jinping in agosto, la lotta contro lo spreco alimentare in Cina continua con un nuovo disegno di legge presentato al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo con lo scopo di limitare gli sprechi di cibo responsabilizzando i ristoranti.

La legge

Il 22 dicembre, un nuovo disegno di legge è stato presentato al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo della Repubblica Popolare Cinese, con lo scopo di rendere la battaglia delle autorità cinesi contro lo spreco alimentare più efficace. Il progetto di legge contiene 32 articoli mirati alla prevenzione dello spreco di cibo e prevede sanzioni fino a 10.000 yuan per i ristoratori che inducano o non limitino una consumazione di cibo eccessiva presso i propri ristoranti.

I ristoratori dovrebbero attivamente dissuadere i consumatori dall’ordinare più piatti di quelli che possono finire, offrendo porzioni di più dimensioni e addebitando il costo di eventuali avanzi di cibo. Il disegno prevede anche possibili sanzioni per gli emittenti televisivi, radiofonici e sul web che pubblichino o promuovano attraverso il proprio lavoro lo spreco alimentare e l’eccessiva alimentazione. Tra questi anche i popolari video di persone che praticano mukbang, cioè binge-eating, mangiando quantità incredibili di cibo, rischiano di diventare illegali. La mancata osservanza della legge potrebbe portare a sanzioni fino ai 100.000 yuan e alla chiusura dell’attività allo scopo di “rieducazione”. 

Il contesto

Il disegno di legge si inserisce nella più grande campagna “operazione piatto vuoto” rilanciata dalle autorità cinese ad agosto e volta a sensibilizzare la popolazione cinese sul tema degli sprechi alimentari incoraggiando abitudini più frugali in relazione al consumo di cibo. Una prima variante di questa campagna era stata lanciata nel 2013 per incoraggiare i funzionari statali ad abbandonare l’abitudine di sprecare grandi quantità di cibo durante feste e cene.

La nuova versione, promossa da Xi Jinping lo scorso agosto, ha invece l’obiettivo di accrescere la consapevolezza dell’1.4 miliardi di cittadini cinesi per garantire la sicurezza alimentare del paese nel lungo termine e incoraggiare abitudini alimentari più salutari e sostenibili a livello ambientale.

Dal 2015, secondo una ricerca del WWF Cina, sono state 18 milioni le tonnellate di cibo andato sprecato nel paese ogni anno, equivalenti alla quantità di cibo necessaria per sfamare tra i 30 e i 50 milioni di persone. Lo spreco di cibo potrebbe anche avere conseguenze sulla sicurezza alimentare cinese nel lungo periodo, vista la popolazione rurale in continua diminuzione e la crescente necessità di appoggiarsi alle importazioni per garantire il fabbisogno alimentare della popolazione.

L’epidemia di Covid-19, che ha colpito prima la Cina e poi l’intero pianeta a partire dal dicembre 2019, ha comportato una carenza della manodopera nel settore alimentare e un’interruzione all’interno della filiera alimentare in molti Paesi. Questo, insieme alle alluvioni e ai tifoni che hanno distrutto il raccolto in più zone della Cina nell’estate del 2020, ha creato preoccupazioni riguardo la capacità del governo di garantire la sicurezza alimentare per tutti i suoi cittadini. 

La questione della sicurezza alimentare non è l’unica problematica che ha portato il governo a elaborare l’operazione piatto vuoto e a proporre la nuova legge contro gli sprechi di cibo. Un altro trend preoccupante riguarda infatti il costante aumento del tasso di obesità nel paese, raddoppiato negli ultimi due decenni con importanti conseguenze  sull’aumento di malattie croniche come il diabete e il cancro. Più della metà della popolazione adulta cinese è oggi obesa o in sovrappeso. Questo è dovuto in larga parte alle abitudini alimentari che sono cambiate nel Paese dagli anni ’90 con il boom economico, quando l’accesso al cibo, soprattutto quello importato, non era più considerato un lusso per pochi.

Le conseguenze

La preoccupazione principale legata all’introduzione della nuova legge sugli sprechi alimentari è che la responsabilizzazione dei ristoranti attraverso il rischio diretto di subire delle sanzioni economiche comporterà unicamente un aumento dei prezzi e una diminuzione delle porzioni da parte dei ristoratori senza andare a inficiare sulla cultura alimentare della popolazione. La promozione di uno stile di vita sano e sostenibile, nel rispetto delle risorse e dell’ambiente necessita di una campagna rieducativa più che una campagna punitiva. 

Allo stesso tempo, pur essendo la questione degli sprechi alimentari un problema globale che attanaglia in egual misura la maggior parte dei Paesi industrializzati, la questione alimentare rimane in Cina particolarmente delicata. Visto il recente passato segnato da una lunga carestia tra gli anni ’50 e ’60, che ha portato alla morte di oltre 45 milioni di cinesi, il cibo è un argomento ancora sensibile nel Paese. La libertà di poter mangiare a proprio piacimento è per molti cinesi il segno della nuova ricchezza della Cina e questo si sposa con la tradizione culturale, in cui il pasto è un momento conviviale e comunitario.

Perciò, l’intromissione in questa sfera estremamente privata e apolitica potrebbe essere percepita dai cittadini come un’ulteriore forma di controllo da parte del governo, minacciando le abitudini quotidiane. È dai tempi di Mao Zedong, quando fu introdotto un sistema di razionamento dei beni alimentari come punto chiave dell’economia pianificata, che il Partito Comunista Cinese si è tenuto lontano dalle tavole dei propri cittadini. La legge proposta al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo suggerisce un’ulteriore stretta sul controllo di quanto la popolazione sceglie di mettere sul proprio tavolo, fatto che rischia di scaturire in una caccia alle streghe con uno spiacevole déjà-vu per i cittadini cinesi. 

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