BREXIT, UE E REGNO UNITO HANNO RAGGIUNTO L’ACCORDO

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L’accordo, raggiunto il 24 dicembre, verrà esaminato il 30 dicembre dal Parlamento inglese e a inizio gennaio dal Parlamento europeo

Dopo settimane di intensi negoziati, in cui le trattative sono andate avanti a ritmo serrato a causa dei numerosi nodi da sciogliere, Londra e Bruxelles hanno raggiunto l’accordo che, a partire dal 1° gennaio 2021, disciplinerà le future relazioni commerciali tra i due partner. L’annuncio è arrivato il 24 dicembre, poco dopo l’ultimatum del Parlamento europeo e a pochi giorni dalla fine dell’anno, che sancisce anche la fine del periodo di transizione conseguente all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

L’accordo prevede che gli scambi commerciali proseguano senza l’imposizione di dazi o tariffe doganali, mentre coinvolge solo in maniera limitata il settore dei servizi. Le parti potranno continuare a cooperare in ambiti di comune interesse, quali la sicurezza, il clima e l’energia, ma allo stesso tempo saranno garantite l’autonomia e la sovranità britannica. 

Il testo dell’accordo – un documento di circa 2.000 pagine – non è stato ancora pubblicato, ma pare che Londra e Bruxelles abbiano finalmente trovato un’intesa anche sulle tre questioni che hanno trascinato i negoziati fino alla fine dell’anno: la pesca, il level playing field e la governance. Sulla questione dell’accesso dei pescherecci europei alle acque britanniche, marginale dal punto di vista economico ma dalla grande valenza politica, le parti hanno raggiunto un compromesso che ha visto il Regno Unito fare un passo indietro rispetto alla sua posizione iniziale. Secondo quanto previsto dall’accordo, infatti, nei prossimi cinque anni e mezzo si assisterà ad una riduzione del 25% del pescato europeo in acque britanniche, a fronte di una quota molto maggiore richiesta in principio da Londra, che auspicava una riduzione del 60-80% in tre anni.

Quanto alla seconda questione, il level playing field, ovvero l’insieme di regole e standard commerciali che garantiscono la parità tra gli attori del mercato ed impediscono che uno di essi possa fare concorrenza sleale agli altri, è prevista per il Regno Unito la possibilità di concludere accordi commerciali con Paesi extraeuropei, ma nel rispetto degli standard europei in materia di protezione dell’ambiente e tutela dei diritti dei lavoratori. Infine, relativamente alla governance, le parti hanno concordato un apposito meccanismo di arbitrato a cui potranno fare riferimento in caso di eventuali controversie.

La ratifica dell’accordo da parte del parlamento di Westminster è prevista per il 30 dicembre, mentre il Parlamento europeo si riunirà nella prima metà di gennaio. L’approccio irremovibile dei negoziatori, che proiettava sui mercati lo spettro di un no deal, alla fine, ha ceduto il posto al buon senso e un compromesso ragionevole tra le parti può tradursi, nel medio e lungo periodo, in un risultato win-win.

In uno scenario economico già fortemente compromesso dagli effetti della pandemia di Covid-19, infatti, una Hard Brexit avrebbe avuto un impatto devastante sull’economia di entrambe le parti che, anche per questo motivo, si dicono soddisfatte dei risultati raggiunti. Meno soddisfatta, invece, è l’opposizione al governo di Boris Johnson, che appoggerà questo accordo semplicemente perché rappresenta l’unica alternativa al no deal

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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