IL RUOLO DELLA MILIZIA MARITTIMA CINESE

Nata dalle contingenze storiche degli anni Cinquanta, la milizia marittima cinese è stata uno strumento indispensabile per Pechino durante tutta la metà del XX secolo. Considerata la modernizzazione delle forze navali e la necessità strategica di una proiezione oceanica, quale sarà il futuro della milizia marittima?

Al termine della guerra civile nel 1949, la neonata Repubblica Popolare Cinese non disponeva di una flotta vera e propria. Il ritiro delle forze del Guomindang a Taiwan e la protezione della Settima Flotta statunitense offerta all’isola obbligarono Pechino a rimandare lo sbarco, concentrando i propri sforzi di ristrutturazione militare sulle forze di terra. L’intervento nella guerra di Corea del 1950 sottolineò ancora di più la primazia della componente di terra su quelle navali e aeree, considerato anche l’alto costo di acquisizione e mantenimento di queste ultime. Tuttavia, la necessità di organizzare una difesa costiera minima portò alla nascita della milizia marittima, composta da piccole imbarcazioni con armamenti leggeri ed essenziali.

Le radici di questa scelta si trovano non solo nelle scarse possibilità economiche della Cina dell’epoca, ma anche in vere e proprie scelte dottrinali. I principi della “guerra di popolo” ideata da Mao Zedong influenzarono anche la costituzione delle forze navali, preferendo una milizia leggera e numerosa rispetto a una flotta moderna. La milizia rappresenta una sorta di traduzione marittima delle unità di guerriglia strutturate per portare avanti piccole azioni di logoramento ed evitare gli scontri diretti, strategia che ha permesso alle forze guidate da Mao Zedong di vincere la guerra contro il Guomindang. Inoltre, in questo caso il pensiero di Mao si sposa perfettamente con la dottrina marittima sovietica dell’epoca, che proponeva un modello di flotta basata su imbarcazioni piccole e rapide con il fine unico della difesa costiera. Analogamente alla strategia maoista, l’obiettivo era di operare sull’asimmetria delle forze, considerato il vantaggio tecnologico incolmabile (almeno nel medio periodo) delle potenze occidentali. Infine, la collettivizzazione delle flotte di pescherecci, necessaria per l’organizzazione in milizia, era necessaria anche per la ricostruzione economica del settore.

La milizia marittima cinese ebbe un ruolo fondamentale negli ingaggi marittimi cinesi fino agli anni Ottanta. Nello specifico, il suo operato fu fondamentale nella schermaglia avvenuta nel 1974 con il Vietnam del Sud nelle isole Paracelso. L’impiego della milizia marittima permise ai cinesi di guadagnare tempo dall’incertezza decisionale sudvietnamita, consentendo lo sbarco di soldati sulle isole contese. In questa situazione la milizia offrì un ruolo di supporto che permise un vero e proprio colpo di spugna delle forze cinesi, la cui marina era decisamente inferiore a quella sudvietnamita armata dagli Stati Uniti. Inoltre, l’utilizzo di questi assetti rese possibile il mantenimento di un basso profilo dello scontro, evitando di attirare eccessive attenzioni dell’ingombrante alleato di Saigon.

A partire dagli anni Ottanta Pechino ha avviato il proprio programma di modernizzazione della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione, che ha portato nei decenni successivi le forze navali cinesi all’alto livello di efficienza attuale. La necessità cinese di dotarsi di capacità di proiezione offshore, ponendo le basi per una marina blue water (ovvero capace di operare lontano dalle proprie coste) non ha però portato all’abbandono della milizia marittima, che ha continuato ad operare al fianco della Marina vera e propria. La milizia ha operato soprattutto nelle aree marittime contese, come nel caso delle isole del Mar Cinese Meridionale e delle Isole Senkaku/Diaoyu, contese tra Cina e Giappone. Le imbarcazioni della milizia agiscono rapidamente in grandi numeri, adottando tattiche di disturbo come speronamenti o l’utilizzo di idranti.

Le motivazioni che portano la Cina a impiegare spesso questo genere di assetti sono molteplici, tutte riconducibili allo sfruttamento della grey zone della strategia e del diritto internazionale. La natura della milizia la rende perfetta per missioni in contesti di guerra ibrida, aspetto che ha portato molti esperti a definirla come “little blue men”, analogamente ai “little green men” impiegati dalla Russia in Crimea e nel Donbass. Come evidenziato dalla schermaglia delle Paracelso del 1974, l’impiego della milizia non genera ripercussioni gravi e previene la spiralizzazione del conflitto, permettendo comunque un discreto spazio di manovra altrimenti inesistente con l’impiego diretto della Marina.

Inoltre, La milizia può raccogliere informazioni importanti senza attirare l’attenzione delle forze navali degli altri Paesi. L’utilizzo di queste imbarcazioni in grande numero permette un controllo non totale, ma almeno capillare delle vaste aree marittime rivendicate da Pechino e allo stesso tempo permette di sfruttarle economicamente tramite, ad esempio, la pesca, portando a un controllo de facto mirato a rafforzare la legittimità delle rivendicazioni cinesi.

Nel prossimo futuro sembra quindi probabile che la milizia marittima cinese proseguirà le sue attività nelle acque contese dell’Asia-Pacifico. L’estrema versatilità e l’efficacia della stessa hanno persino portato il Vietnam a istituire la propria milizia marittima per controbilanciare la presenza cinese nell’area.

Il governo di Hanoi è quello che nell’area ha maggiormente visto i propri interessi erodersi a causa delle azioni della milizia marittima cinese e, pur investendo molto nella modernizzazione della propria Marina, ha ritenuto necessario creare una struttura di comando analoga a quella cinese in fini e modalità. Nel caso cinese, la presenza e le modalità di impiego della milizia marittima sottolineano anche l’importanza di determinate idee all’interno della cultura strategica cinese (come ad esempio la “guerra di popolo”) che pur non essendo da molto tempo le dottrine di impiego ufficiali, sembrano perdurare influenzando, seppur in modo minimo, le scelte strategiche cinesi.

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