RICORDANDO UN EROE: SERGIO VIEIRA DE MELLO

Con l’uscita del film “Sergio”, Netflix ha riportato alla luce il ricordo di quello che per molti è stato uno dei più importanti diplomatici degli ultimi trent’anni. 

Nato il 15 marzo 1948 a Rio de Janeiro, Sergio Vieira de Mello era un giovane brillante che decise di seguire le orme del padre Arnaldo, diplomatico brasiliano che tra i suoi incarichi annovera anche quello di rappresentante presso il consolato brasiliano a Milano e a Napoli. 

Sergio fin da piccolo viaggiò molto insieme alla sua famiglia proprio a causa del lavoro del padre: la famiglia  de Mello visse in  Italia, in Libano, in Germania e in Francia.

Dopo essersi diplomato in Brasile, tornò in Europa per vivere vicino al padre, che all’epoca si trovava in Germania: Sergio frequentò prima l’Università in Svizzera e poi la Sorbonne a Parigi dove si laureerà ed otterrà il Master in Filosofia presso la prestigiosa scuola parigina. Finiti gli studi, nel 1969 si trasferì con la famiglia nuovamente in Svizzera dove iniziò a lavorare presso l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), da dove avranno inizio le prime esperienze in campo internazionale grazie alle missioni umanitarie dell’ONU. 

I primi viaggi 

Durante gli anni 70, de Mello prese parte a numerose spedizioni umanitarie in luoghi in cui la guerra aveva provocato numerosi sfollamenti e per tale motivo si era reso necessario l’intervento delle Nazioni Unite. 

Nel 1971 partecipò alla missione in Pakistan in quello che sarebbe divenuto l’odierno Bangladesh, dove era in atto un genocidio durante la guerra di indipendenza scatenatasi in pochi mesi. 

Come già avvenuto durante la missione in Bangladesh, l’anno successivo Sergio fu inviato nel Sudan del Sud dove si occupò del rimpatrio dei rifugiati sudanesi, i quali dopo essere fuggiti dalla guerra civile, dovevano essere rimpatriati. Sempre negli anni 70 Sergio partecipò ad altre tre missioni: nel 1974 a Cipro, dove ricoprì il ruolo di capo progetto dell’UNHCR a Nicosia; l’anno successivo si occupò in Mozambico del rimpatrio dei rifugiati che erano dovuti scappare a causa della guerra d’indipendenza, combattuta contro i coloni portoghesi ed infine nel 1978 si trasferì a Lima in Perù dove venne nominato Rappresentante Regionale per l’UNHCR a soli trent’anni. In questi dieci anni, Sergio de Mello riuscì ad acquisire sempre pìù esperienza, tale da permettergli di ricoprire in seguito posizioni di prestigio all’interno delle Nazioni Unite. 

L’esperienza del Libano, la Cambogia e la menzione d’onore alla Sorbonne 

Durante gli anni 80, Sergio fece parte per la prima volta di una missione di peace-keeping durante la guerra in Libano tra il 1981 e il 1983 per poi ritornare stabilmente a Ginevra dove avrebbe occupato la posizione di funzionario senior per Jean Pierre Hockè, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite dal 1986 al 1989. 

Con il ritorno dal Libano e dopo una breve parentesi a Buenos Aires, quegli anni di stabilità a Ginevra  permisero al diplomatico brasiliano di concludere i suoi studi, ottenendo la menzione d’onore dalla Sorbonne di Parigi nel 1985 per il suo dottorato. 

Le missioni diplomatiche di Sergio proseguirono nel 1991 quando venne nominato come Rappresentante Speciale per la missione di peace-keeping in Cambogia, divenendo il primo diplomatico delle Nazioni Unite a prendere parte a colloqui diplomatici con il gruppo terroristico Khmer Rossi. Grazie alle sue doti, alla capacità di analisi accurata del contesto e della situazione in cui si trovava durante le missioni, Sergio de Mello divenne il diplomatico più apprezzato dell’epoca grazie anche al suo carisma e alla sua vasta cultura (sapeva parlare correttamente sei lingue). Nei due anni della missione ONU, de Mello riuscì a far ritornare in sicurezza oltre 300 mila rifugiati in Cambogia: il successo di tale operazione farà si che Sergio venga scelto per situazioni sempre più delicate e complesse, come quella in Bosnia e poi in Croazia, dove ricoprì il ruolo di Direttore dell’ UNPROFOR (la missione ONU per la protezione di alcune zone in Croazia in cui i cittadini sarebbero stati particolarmente a rischio nel momento in cui si sarebbe verificato lo scoppio della guerra). Dopo diversi viaggi in Africa, dove la situazione dei rifugiati si era particolarmente aggravata in seguito al disastro della guerra civile in Ruanda, nel 1999 Sergio divenne Rappresentante Speciale per la missione in Kosovo dove però, una volta resa la situazione più stabile, venne sostituito da Bernard Kouchner, politico francese e fondatore di Medici senza frontiere. 

Il successo di Timor Est e la nomina di Alto Commissario 

Verso la fine del 1999  Sergio prese parte ad una delle missioni più impegnative: venne nominato Transitional Administrator per le Nazioni Unite, ruolo chiave all’interno del negoziato tra Indonesia e i rappresentanti di quello che sarebbe diventato Timor Est. 

La situazione all’epoca divenne molto tesa e preoccupante (tanto da temere che potesse avvenire nell’isola un genocidio): nonostante il referendum che vide la popolazione di Timor Est votare per l’indipendenza, con circa l’ 80% dei voti a favore, l’Indonesia iniziò una campagna di repressione armata che comportò la morte di oltre 2000 persone e la fuga di oltre 250 mila abitanti verso la parte ovest dell’isola. 

Grazie al lavoro del team capitanato da Sergio, la missione ONU riuscì a creare le condizioni necessarie per instaurare un dialogo tra il governo indonesiano e i principali leader della popolazione di Timor. 

La transizione pacifica organizzata dalla missione di Sergio fece si che il 20 maggio 2002 nacque ufficialmente lo Stato di Timor Est e venne eletto come primo Presidente del Paese, Xanana Gusmao, una delle figure principali della rivolta della popolazione di Timor Est. 

Con lo straordinario successo della missione, nel 2002 Sergio de Mello venne nominato Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: dopo 33 anni di carriera per l’UNHCR, Sergio riuscì ad ottenere la nomina più importante all’interno delle Nazioni Unite per quanto riguardava la protezione dei diritti umani. 

L’Iraq e la tragica morte 

Nonostante il ruolo di Alto Commissario, nel 2003 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan diede a Sergio l’incarico di Rappresentante Speciale in Iraq. Le perplessità della scelta di inviare in Iraq come Rappresentante Speciale l’Alto Commissario in carica furono poi giustificate dal fatto che Sergio per la sua esperienza e per le sue capacità diplomatiche era ritenuto l’uomo migliore per affrontare questa sfida. Sergio atterrò a Baghdad il 2 giugno 2003 e non tornò più indietro: poco più di due mesi dopo l’inizio dell’incarico, Sergio e altri 21 colleghi della missione ONU rimasero uccisi nell’attentato del 19 Agosto perpetrato dal gruppo terroristico Jama’at, fondato da Abu Musab al-Zarqawi, il futuro capo dell’ala di al-Qaeda in Iraq. Se l’episodio suscitò profonda tristezza nel mondo della diplomazia, ancora oggi vi sono dubbi sull’operato delle operazioni di emergenza tardive e su come si mossero le Nazioni Unite per proteggere i propri funzionari presenti in Iraq.

La memoria

Dopo la morte di Sergio Vieira de Mello, la famiglia ha creato una fondazione a suo nome mentre le Nazioni Unite nel 2008 hanno istituito la Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, che si celebra il 19 agosto in memoria di Sergio e delle vittime del terribile attacco terroristico del 2003. 

Se oggi passate per Bologna è possibile trovare una piazza dedicata al diplomatico brasiliano mentre a Milano sono dedicati dei giardini pubblici alla sua memoria: leggendo il nome Sergio Vieira de Mello, non si legge solo il nome di un uomo, ma di un eroe che ha speso la sua vita per proteggere gli altri.

Per ulteriori approfondimenti della vita di Sergio Vieira de Mello si consigliano i seguenti materiali:

  • Sergio Vieira de Mello Foundation (http://www.sergiovdmfoundation.org);
  • “Sergio”, film prodotto da Netflix;
  • Samanta Power – Chasing the Flame: One Man’s Fight to Save the World 

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