IL DOPPIO GIOCO DELLA NORVEGIA ALLE PRESE CON IL CAMBIO DI DOTTRINA DEGLI STATI UNITI

La Norvegia teme l’imprevedibilità degli Stati Uniti: cosa si cela dietro la maggior presenza americana nell’Artico?

Gli Stati Uniti si sono ufficialmente fatti avanti nell’Artico. Nel giro di due anni, sono passati dall’essere considerati come una realtà in affanno, che cercava di recuperare terreno, ad un player affermato e temibile. Le navi statunitensi hanno fatto registrare la loro presenza, sempre più spesso nei dintorni delle acque norvegesi, specie nel Mare di Barents, facendo notare così, un cambiamento repentino di strategia che non passa inosservato ad Oslo. In Norvegia infatti, c’è anche chi ipotizza che quella statunitense sia una nuova dottrina, originata nel 2018 e con degli aspetti ancora da chiarire. Possibile che si tratti di una vera e propria dottrina? Sicuramente se l’ipotesi fosse verificata, si tratterebbe di un approccio basato su una maggiore presenza militare

L’ipotesi si basa sul concetto di Dynamic Force Employment (DFE),  una strategia di difesa nazionale, messa a punto in vista di futuri conflitti.  Tuttavia c’è dell’altro. Non si può non tenere a mente lo sforzo americano che, sul piano diplomatico, conta incursioni più numerose rispetto a quelle militari, di pura ricognizione. È tuttavia noto che, gli Stati Uniti siano passati al riarmo.

Per conflitti futuri o per semplice deterrenza, Washington sta portando avanti il suo progetto mirato alla difesa dei confini nazionali. L’ipotesi deterrenza è sicuramente la più suggestiva, in quanto, il solo sbandierare le proprie capacità militari ai quattro venti, può scoraggiare eventuali aggressioni, senza però dover incrementare sul serio il numero di armamenti, troppo costosi per le condizioni climatiche dell’Artico. 

Questo cambiamento americano, può avere delle influenze sulla politica norvegese. Non che gli Stati Uniti costituiscano una minaccia per Oslo, ma  Il governo norvegese dovrà comunque mettere a punto una contromossa per  affrontare l’impatto della strategia statunitense. Per la Norvegia corre questo obbligo a causa della sua posizione nell’Artico, ai confini con la Russia. La Norvegia, punta ad essere sicuramente un buon alleato nella Nato, ma anche un vicino pacifico per Mosca; ma con quest’ultima non sempre corre buon sangue.

Gli Stati Uniti poi, si sono spesso dimostrati imprevedibili, e questo, fornisce agli alleati, degli spazi di manovra piuttosto risicati; cosa risaputa ed ampiamente discussa dalla Norvegia, anche con i vicini scandinavi di Finlandia e Svezia. La Norvegia è altrettanto consapevole che l’intento statunitense, per il quale sta rafforzando la presenza nell’Artico e gli incontri diplomatici, è da ricercare nella volontà di contrastare lo storico avversario russo e gareggiare per il ruolo di leader dell’Artico. Per Oslo dunque, si rende necessario un lavoro di comprensione delle intenzioni americane, a maggior ragione ora, con il cambio di vertice.

La Norvegia dovrà tenere d’occhio l’aspetto dell’imprevedibilità americana e verificare la possibilità che, l’incremento militare degli ultimi tempi, sia una vera e propria nuova dottrina, tutta da approfondire e comprendere. Ciò che appare chiaro, però è che, l’idea di riportare gli Stati Uniti al centro del dibattito mondiale, non appartiene solo a Trump, ma, con ogni probabilità avrà ampio spazio anche con Biden. Anzi, è probabile che il nuovo premier dia il via ad una maggiore operatività nell’area, puntando anche ad un maggiore dialogo con gli alleati dell’area. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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