PUÒ ESSERCI UN FUTURO PER IL CONSIGLIO DI COOPERAZIONE DEL GOLFO?

Fondato nel 1981 con l’obiettivo di stabilire un fronte di sicurezza comune, il GCC affronta una crisi diplomatica in corso dal 2017. Per la prima volta da allora, le parti coinvolte sembrano adesso essere disposte a concludere un accordo che possa garantire una conclusione della crisi. 

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo è nato nel 1981 quando Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed EAU hanno avvertito l’esigenza di stabilire un fronte di sicurezza comune. Tuttavia, tensioni in seno al Consiglio sono in corso da circa tre anniIl 5 giugno 2017, infatti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrain hanno deciso di interrompere le proprie relazioni diplomatiche con il Qatar. La decisione è stata seguita dal tentativo di avere un controllo più o meno evidente sulla politica della dinastia regnante a Doha attraverso un insieme di 13 richieste in cambio di una rimozione delle sanzioni economiche e diplomatiche contro il paese.

Le misure intendevano prevalentemente limitare l’intromissione del Qatar nelle questioni inerenti alla politica interna dei paesi del GCC, prevedevano un allineamento di Doha con gli obiettivi politici, militari, sociali ed economici degli altri paesi del Golfo e sollecitavano una diminuzione dell’appoggio fornito alle agenzie di stampa che il “Quartetto Arabo” considera una minaccia per la stabilità del Medio oriente. Veniva, inoltre, richiesto di interrompere qualsiasi legame con la Fratellanza Musulmana e di porre fine ai finanziamenti a favore delle organizzazioni designate come terroristiche dagli stessi paesi del GCC. Richieste, queste ultime, rimaste inascoltate.

Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, negate dagli ufficiali qatarioti, il Qatar sarebbe stato disposto a lasciare il GCC. Una scelta, questa, che non avrebbe sorpreso. Doha, in effetti, ha relazioni ben più stabili con gli Usa e la Turchia, quanto all’ambito securitario, e con la Cina, l’India, l’Iran e il Giappone, quanto ai commerci. D’altro canto, i paesi coinvolti nella crisi del Golfo hanno, nel corso degli anni, mostrato una forte reticenza nello scendere a compromessi e fare delle concessioni, nonostante le pressioni esterne.

Pertanto, alla luce di ciò, sorprendono i primi passi che Arabia Saudita e Qatar, con la mediazione del Kuwait, stanno compiendo verso la risoluzione della crisi stessa, complice, probabilmente, l’elezione di Biden alla Casa Bianca che potrà comportare un cambiamento negli equilibri geopolitici internazionali e regionali. 

Il Ministro degli Affari Esteri saudita, Faisal Bin Farhan Al Saud, ha infatti espresso ottimismo riguardo la possibilità di raggiungere presto un accordo e il summit annuale del GCC, di solito tenuto nel mese di dicembre, è stato questa volta rimandato ai primi di gennaio 2021 con l’obiettivo di portare avanti le negoziazioni e giungere ad un accordo che possa garantire una conclusione della crisi. 

Seppure sia la prima volta dal giugno 2017 che i governi dei paesi coinvolti si impegnano per trovare una possibile intesa, resta comunque troppo presto per poter affermare con certezza se i negoziati tra le parti potranno garantire una concreta e stabile risoluzione della disputa. 

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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