L’ORO HA PINNE E CHELE: VIAGGIO NELL’EUROPA DIVISA DALLA PESCA

Gamberoni e Brexit

Dallo Stretto della Manica al Golfo della Sirte, l’oro ha le pinne argentate e le chele color rubino. Se a Bruxelles il negoziatore UE  Barnier fatica a conciliare le esigenze dell’industria europea della pesca e le prerogative dei britannici, a Mazara si è appena concluso un capitolo di quella che è stata chiamata la guerra dei gamberoni.

Il pesce della discordia

A Bruxelles la Brexit si trascina con una lentezza che molti vorrebbero veder associata alla diffusione del nuovo ceppo inglese di Coronavirus. Anche se il Regno Unito è uscito dall’UE già il 1 febbraio 2020, la definizione delle relazioni tra Bruxelles e Londra è ancora in fase di gestazione: nessuno vuole una “no-deal” Brexit, ma entrambe le parti desiderano far passare il messaggio che l’altro non può ottenere ciò che desidera. Il fatto che le trattative si siano arenate proprio sulla pesca lo dimostra. Durante il referendum di quattro anni fa, il voto “Leave” delle comunità costiere è stato fra i più omogenei: le quote di pescato negoziate con Bruxelles erano indigeste quanto la percezione che i soldi dei contribuenti finissero nelle tasche degli eurocrati. Ora, a dieci giorni dalla fine del periodo di transizione, il governo conservatore di Johnson vuole assicurarsi l’appoggio di tutti quegli elettori che erano stanchi di spartire il contenuto delle proprie reti con gli  europei.

La lotta per il Nord-Est Atlantico

Il problema chiave è la modifica della Politica Comune della Pesca (PCP) che riguarda la gestione delle risorse ittiche nei mari europei e di cui il Regno Unito farà parte fino al 31 dicembre. Uno dei pilastri della PCP sono le quote di pescato, che indicano quanto possa pescare in generale una flotta di uno Stato membro. Con la Brexit si pone il problema di come gestire i rapporti tra i pescherecci britannici, francesi, olandesi e danesi nel Nord-Est Atlantico, dove si concentra più del 75% dell’intero pescato comunitario. Fino al 31 dicembre, gli inglesi potranno navigare nelle acque comunitarie e viceversa, e potranno rivendicare la restituzione di eventuali eccessi di pescato accumulati dalle altre flotte. Per Londra, la quota dei pescatori inglesi è svantaggiosa perché risale agli anni Settanta, quando l’industria della pesca britannica era in crisi e dunque incapace di competere con quelle degli Stati confinanti.

Orgoglio Brexiter e sopravvivenza europea

La Brexit è, perciò, un’occasione ghiotta per sistemare quella che è sempre stata percepita come un’ingiustizia dai pescatori britannici, che ora intravedono anche la possibilità di riacquistare il controllo sul pescato delle loro acque territoriali. Uno dei punti più caldi della trattativa è,infatti, la questione dei diritti di tutti quei pescherecci europei che erano abituati a navigare nelle acque territoriali britanniche, e che ora rischiano di trovarsi senza mezzi di sostentamento. Se l’UE è determinata a garantire la loro sopravvivenza economica, il Regno Unito è altrettanto deciso a far valere la sua futura condizione di Stato extra-UE: il permesso di pescare nelle sue acque sarà garantito a condizione che una certa quota di pescato venga restituito a Londra. Ed è proprio su questo punto che le trattative si sono incagliate, complice anche la pressione della “European Fisheries Alliances”, che rappresenta l’industria della pesca in Stati costieri come l’Olanda, la Francia e il Belgio. “Barnier ci manda a picco”, ha commentato Gerard van Balsfoort, presidente dell’associazione, quando ha letto della proposta UE di rimpatriare il 25% del pescato proveniente da acque britanniche. Dato che Londra ambisce a ottenere il 60%, lo stallo è stato inevitabile.

Il diritto marittimo secondo Gheddafi

A circa tremila chilometri da Londra, la gente di Mazara del Vallo ha appena visto concludersi un capitolo della guerra dei gamberoni. Rossi e prelibati, questi crostacei vivono nei fondali fangosi di solo alcune zone del Mediterraneo, fatto che spinge i pescatori locali a setacciare aree pericolose ma redditizie come il Golfo della Sirte. Forse proprio per cercare questi ultimi i diciotto pescatori di Mazara si erano spinti nelle acque libiche, per poi finire nelle celle di Bengasi per 108 giorni. Avevano oltrepassato una linea di confine tanto fraudolenta per il diritto quanto cara ai libici, ovvero quella delineata dal defunto Colonnello Gheddafi nel 2005 che estendeva le acque territoriali libiche dalle canoniche 12 miglia a 74.

108 giorni di prigionia: perché?

Nel caso dei pescatori di Mazara del Vallo, loro erano stati catturati dalle milizie di Haftar, uomo forte della Cirenaica e rivale del più debole ma istituzionale Al Serraji. Se questa volta le milizie non si sono accontentate del riscatto, questo può essere dovuto a più fattori. Primo, l’UE è un grande presente-assente nel rebus libico: se nel caso dei pescatori britannici Bruxelles spende tempo e risorse per capire quali tonni sono di chi, nel caso delle fantasioso confine libico appalta la questione ai suoi membri meridionali, come la Francia e l’Italia. Dato che questi ultimi hanno interessi locali in conflitto tra di loro, i tempi della liberazione si sono allungati. Secondo, è possibile che Haftar abbia deciso di far pagare cara all’Italia la revoca di un accordo tra l’italiana Federpesca e un’associazione vicina al suo esercito. Nel settembre 2019, infatti,Federpesca era in procinto di approvare un accordo che in sostanza vendeva il diritto di pescare in acque libiche ai pescherecci di Mazara del Vallo, gamberoni compresi. Le proteste di Tripoli non si sono fatte attendere, e Federpesca ha fatto un rapido dietrofront e ha sospeso l’operatività dell’accordo.

Chi perde?

L’oro dalle pinne argentate e le chele color rubino rischia così di non venire tutelato né dagli eurocrati né dai pescatori italiani. Se da un parte la disattenzione di Bruxelles e l’ambiguità italiana rischiano di oscurare i pericoli dietro alla corsa all’oro arancione dei gamberoni, la propaganda politica della Brexit le parti rischia di affossare un accordo tanto necessario quanto urgente: i diritti di accesso al Nord-Est Atlantico devono essere chiari e certi, siano essi per pescatori pro-Brexit o francesi europeisti.

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