L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO COME CAUSA DI MORTE: LE SENTENZE CHIAVE TRA LONDRA E PARIGI

L’inquinamento atmosferico è una delle minacce più pericolose dal punto di vista sanitario e ambientale. Secondo le stime più recenti, esso causa la morte precoce di circa 8 milioni di persone all’anno, delle quali 800 mila solo in Europa[1]. Infatti, proprio nel vecchio continente, il danno causato dallo smog è più alto della media globale. Secondo un’indagine dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), in Europa, una persona su otto muore di malattie riconducibili all’inquinamento. 

I materiali tossici rilasciati nell’aria derivano da fonti di inquinamento “indoor” riconducibili all’utilizzo di tecnologie e combustibili inquinanti rilasciati durante la preazione dei cibi e “outdoor”, causate dalla combustione di carburati fossili. Ricerche recenti, pubblicate dall’European Hearth Journal[2] indicano che l’inquinamento atmosferico ha gravi effetti non solo sui polmoni ma in particolare sul cuore. Infatti, le tossine tra le quali solfati e carbone, vengono trasportate attraverso il flusso sanguigno e sono la causa di cardiopatie e infarti.[3] Le ricerche confermano che le morti causate da problemi cardiaci derivanti dall’inquinamento sono il doppio di quelle riconducibili a malattie respiratorie. Queste statistiche hanno inoltre sottolineato lo svantaggio delle comunità più povere e vulnerabili come vittime principali dell’inquinamento.[4]

L’inquinamento come causa di decesso: il caso di Londra

Purtroppo, i bambini rientrano nelle categorie più vulnerabili della popolazione. Solo nel 2016 600 mila minori di età inferiore ai 15 anni hanno perso la vita come conseguenza dell’inquinamento atmosferico. Secondo alcune statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 9 su 10 bambini respirano aria tossica che potrebbe essere tra le conseguenze della loro morte prematura. Infatti, nei più piccoli, queste tossine causano principalmente infezioni acute delle vie respiratorie.[5] Purtroppo questo è stato il caso della piccola Ella Adoo- Kissi- Debrah.

Nel 2013 Ella di soli 9 anni morì di una grave forma di asma, di cui era affetta da tempo. Purtroppo, i famigliari sospettavano da tempo che, la causa dei problemi respiratori di Ella e la sua morte prematura fosse in realtà un nemico invisibile: lo smog. La sua famiglia infatti viveva nella periferia di Londra, vicino a South Circular, una delle strade più trafficate della capitale del Regno Unito. La piccola già da due anni soffriva di gravi attacchi d’asma che peggioravano nei mesi invernali a causa di maggiori livelli di inquinamento. Tuttavia, dopo la sua morte, il primo referto del coroner effettuato nel 2014 riconduceva il decesso a “cause naturali”. La madre di Ella, Rosamund Kissi-Debrah, però non si diede pace. La donna infatti sottolineò come le autorità locali non l’avessero allertata in maniera adeguata sui livelli di inquinamento dell’area.[6] 

Dopo una lunga battaglia legale, Rosamund ottenne la possibilità di ricevere un secondo referto rilasciato dal medico legale Philip Barlow che decretò, dopo due settimane di udienze, le cause della morte di Ella come conseguenza di un “asma aggravato dall’esposizione a un eccessivo inquinamento dell’aria”.[7] A seguito di questa constatazione, in una storica sentenza, la corte londinese di Southwark riconosce “air pollution” ovvero inquinamento atmosferico tra le cause principali della morte della piccola Ella. Infatti, per la prima volta nella storia la Gran Bretagna riconosce l’inquinamento come causa della morte di un individuo.

Questa sentenza definisce inoltre, nel sistema anglosassone di common law, un precedente importante per le cause legate alle conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute degli individui. Infatti, in questo sistema, i precedenti desunti delle sentenze anteriori operano come fonte di diritto. Questo potrebbe portare ad altre inchieste e conseguenti sentenze dello stesso genere dove saranno punite le potenziali mancanze delle autorità governative locali nell’adozione di misure adeguate a garantire la riduzione dell’inquinamento atmosferico. 

La Francia nel mirino: inquinamento e malattie respiratorie nella periferia parigina

Due casi simili seppur meno letali ma comunque significativi sono avvenuti in Francia. Le protagoniste delle vicende sono tre donne residenti nella periferia di Parigi. Tutte e tre hanno manifestato gravi problemi di salute tra i quali infezioni delle vie respiratorie, bronchiti, gravi polmoniti e asma dovuti all’alto livello di inquinamento presente nella capitale. Farida di 52 anni e sua figlia di 16 dopo diverse visite mediche e accertamenti hanno dovuto considerare il trasferimento. La causa legale portata dalle due contro lo Stato francese alla corte di Montreuil sancì la prima accusa portata da individui contro la Francia per problemi sanitari legati all’inquinamento ambientale. La sentenza del 2019 attribuì allo Stato francese la responsabilità e il dolo di non aver adottato misure sufficienti per garantire un’adeguata qualità dell’aria. Infatti, dai rilevamenti è emerso che tra il 2012 e il 2016 lo Stato non ha adottato le misure necessarie per ridurre la concentrazione di alcuni gas inquinanti.  

Simile è il caso di Clotilde Nonnez insegnante di yoga di 56 anni, di cui 30 vissuti nella periferia della capitale francese. Negli anni le sue condizioni di salute sono peggiorate drasticamente e nel 2016, anno in cui si è registrato un picco di inquinamento nella capitale, la donna ha rischiato la vita a causa di un grave attacco di asma. Anche nel suo caso, la causa legale, supportata da diverse Organizzazioni no profit per l’ambiente e diritti umani, ha sottolineato la colpevolezza dello stato francese e la mancata adozione di misure più stringenti in materia di inquinamento dell’aria. Queste sentenze hanno spinto almeno altre 30 persone oltre le tre donne a chiedere giustizia allo stato francese contro gli alti livelli di inquinamento presenti nelle loro città. 

Conclusione e analisi 

Ad oggi è ancora alto il numero di individui che perdono la vita prematuramente ogni anno a causa del crescente inquinamento atmosferico. Molte di queste vittime non troveranno mai giustizia a causa della mancanza di informazione e mezzi legali sufficienti per presentare il problema davanti a una corte di giustizia. Gli individui più colpiti tendono ad essere quelli meno rappresentati, come minoranze etniche e minori. Le sentenze storiche di Londra e Parigi hanno segnato un punto di svolta nella ricerca e lotta contro le crescenti cause dell’inquinamento atmosferico sulla salute degli individui.

Questo problema sanitario potrebbe essere fronteggiato attraverso l’adozione di misure più stringenti nei confronti di chi inquina con riduzione del traffico nei punti nevralgici e incentivi volti a sostenere una transizione ecologica verso l’utilizzo di energie innovabili. Nel frattempo, è responsabilità dello Stato e delle autorità governative locali di garantire il controllo e la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico. 


[1] World Health Organization report on Air Pollution

[2] Lelieveld, J., Klingmüller, K., Pozzer, A., Pöschl, U., Fnais, M., Daiber, A., Münzel, T., Cardiovascular disease burden from ambient air pollution in Europe reassessed using novel hazard ratio functions, European Heart Journal, Volume 40, Issue 20, 21 May 2019, Pages 1590–1596

[3] Carrington, D., Air pollution deaths are double previous estimates, finds research, 12 Marzo 2019

[4] BBC news online, EU says one in eight deaths is linked to pollution, 8 Settembre 2020

[5] Phys Org, Air pollution kills 600,000 children each year: WHO, 29 Ottobre 2018

[6] Guerrera, A., Londra, morta a 9 anni “per inquinamento”, La Repubblica, 16 dicembre 2020

[7] Ibid.

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