LE TRIBÙ NELLO SCENARIO LIBICO

Nelle analisi e negli studi sull’attuale contesto libico si sente spesso parlare dell’importante ruolo che le tribù locali hanno all’interno dello scenario della guerra civile in corso.

Anzi, spesso è proprio a queste ultime che viene attribuito il ruolo di aver causato il blocco del processo di pacificazione all’interno del paese, un inasprimento dei rapporti e di conseguenza un peggioramento del conflitto civile. In quest’analisi si proverà a spiegare in che misura queste affermazioni sono vere, capendo prima cosa si intende per tribù, per poi vedere cos’è una tribù libica oggi e infine passare al ruolo politico che queste hanno ottenuto all’interno del paese nello scenario del conflitto civile. 

In Libia oggi si contano circa 140 tribù diverse, di cui circa 30 sono quelle che esercitano una reale influenza nel paese. Le due tribù più importanti e influenti del paese sono comunque quella dei Beni Salim che sono stanziati in Cirenaica, e quella dei Beni Hilal, in Tripolitania. Queste tribù sono perlopiù composte da arabi, alle quali però bisogna aggiungere quelle di origine berbera, che abitano principalmente le zone del Jabal Nefousa e la città di Zuwara, e quelle Tuareg del sud del paese. 

La tribù libica: tra teoria e realtà 

Il termine tribù (in arabo qabīla) è ancora oggi quasi esclusivamente associato ad un modo di intendere e organizzare la società tipica di civiltà antiche e pertanto collegata con una presunta arretratezza di quelle popolazioni che si organizzano in nuclei familiari, proprio come quelle mediorientali. Tuttavia, lavori influenti come quello di Dale F. Eickelman “The Middle East: An Anthropological Approach” del 1981 hanno iniziato a gettare le basi per comprendere la vera essenza di una tribù. In una sezione della sua opera dedicata al concetto di tribù, Eickelman afferma che fino a quel momento le tribù erano state inserite all’interno di una “ideologia esotica” che gli europei hanno avuto tradizionalmente nei confronti di questo conglomerato sociale di persone[1]. In generale, infatti, il termine tribù descrive un insieme di persone legate da una discendenza patrilineare comune. Già così le aveva descritte il sociologo e storico Ibn Khaldun (m. 1406) nella sua opera più importante, la Muqadimmah, nella quale definisce le tribù mediorientali come un insieme di persone unite da un senso di solidarietà comune (ar. ʿasabiyya) derivata da una parentela del sangue. In un breve estratto più recente sul ruolo delle tribù oggi in Libia, Amal Obeidi nota alcuni elementi che le caratterizzano: l’aspetto della solidarietà resta una delle caratteristiche che definiscono le relazioni all’interno della tribù. Da queste strutture, i propri membri ottengono principalmente supporto nei casi di difficoltà[2]

Tuttavia, è necessario sottolineare che queste strutture comunemente definite come tribù non sono delle costruzioni immutate né immutabili nel tempo. Esse infatti si adattano e modificano nel tempo, in base alle circostanze economiche e politiche che si avvicendano nel corso nel tempo. Questo è avvenuto anche con le tribù presenti in Libia che nel corso del tempo hanno dovuto adattarsi alle trasformazioni politiche che il paese ha sperimentato dalla sua indipendenza e la nascita della monarchia nel 1951, il colpo di Stato di Gheddafi, l’istituzione della Jamahiriya, le misure di apertura degli anni ’90 e 2000 e infine la caduta del regime del colonnello[3]

Proprio le politiche indirizzate nei confronti delle tribù durante gli anni del regime di Gheddafi sono indicative di queste trasformazioni: osteggiate per buona parte degli anni della Jamahiriya, il rais è stato costretto a mobilitarle in periodi di crisi di legittimità interna, perlopiù dagli anni ’90 in poi: ad alcune tribù – al-Warfalla, al-Magariha e al-Qadhdhafa principalmente – vennero affidati posti di comando in cambio di sostegno politico al regime. Questa politica ha però contribuito ad esacerbare i rapporti interni al paese, con alcune tribù che sono state rafforzate dalla collaborazione con il regime a discapito di quelle escluse da tale processo[4].Questo è avvenuto in un paese dove l’origine geografica è di per sé già un elemento di forte divisione interna. Le tre regioni che costituiscono la Libia – Cirenaica ad est, Tripolitania ad ovest e Fezzan al sud – conservano infatti delle differenze tra di loro che non si sono mai sintetizzate in un’identità statale libica comune.

Non avendo mai attraversato un vero percorso di Nation-building prima e di State-building poi, il paese post-Gheddafi è rimasto preda di rivalità di carattere geografico mai sopite che sono tornate a galla nello scenario di anarchia causata dalla mancanza di un’autorità centrale riconosciuta come legittima a livello nazionale che potesse bloccare tali pretese. Nel caos creatosi dopo la caduta di Gheddafi diversi attori hanno rivendicato su di sé una legittimità dovuta a diverse motivazioni. Le tribù e, più in generale tutti i micro-attori legati a contesti locali, hanno iniziato a reclamare una legittimità basata sul fatto di aver combattuto il regime[5]

Questo li ha trasformati in attori politici a tutti gli effetti.

Le tribù come attori politici

Aldilà delle spiegazioni antropologiche e storiche, utili per capire che le tribù rappresentano un modo complesso e articolato di intendere i rapporti interpersonali, nel pratico, le tribù libiche hanno dimostrato di avere anche un importante ruolo sociale durante i mesi della rivoluzione e della nuova Libia post-Gheddafi. Le reti tribali sono infatti state fondamentali per organizzare la mobilitazione pro e contro il regime. Man mano che la caduta del regime lasciava vuoti politici nel paese, questi sono stati in generale riempiti da quanti avevano contribuito a crearli. Per quel che qui ci riguarda, in molte città, i diversi autorganizzati consigli cittadini, sono presto finiti nelle mani dei leader tribali. Le strutture tribali sono infatti riuscite a creare velocemente delle reti di sicurezza – principalmente di carattere militare – che hanno generato un sentimento di protezione nella popolazione e di conseguenza un supporto a questi attori[6].

Buona parte di queste entità locali hanno mantenuto la propria indipendenza durante gli anni della transizione, arrivando ad assumere de facto il controllo di alcune delle zone strategiche del paese – giacimenti petroliferi, arterie commerciali e del traffico di migranti. In questo modo alcuni gruppi armati non statali, identificati proprio tramite un’origine comune, hanno iniziato ad esercitare potere coercitivo e giudiziario su alcuni domini classici dello Stato. La spinta per la conquista delle principali risorse economiche ha portato alcune tribù e gruppi organizzati su basi cittadine a combattersi a vicenda prendendo a pretesto antiche rivalità esistenti. 

Ridurre l’intera guerra civile libica ad una mera guerra tra tribù rappresenterebbe dunque un grave errore. Le differenze esistenti tra le tribù, infatti, sono state solo un mezzo per combattere la guerra, per accaparrarsi risorse ed esercitare potere sulle strutture economiche del paese, tramite il ricorso alle identità primarie non più soggette ad un’autorità centrale che le aveva schiacciate e sfruttate fino a quel momento per i propri fini[7]

Lo scenario dell’attuale guerra civile fornisce un chiaro esempio di questo assunto: le tribù della Cirenaica hanno fatto fronte comune, stringendosi attorno alla figura del generale Haftar, nel tentativo di ristabilire un primato della regione orientale su quella occidentale. Più realisticamente, il desiderio sembra essere quello di riaccaparrarsi il controllo di territori – in particolare della città di Bengasi – perduti durante e immediatamente dopo la rivoluzione. Dal canto suo, Haftar si pone proprio come un uomo della Cirenaica, sfruttando le divisioni a livello geografico per mantenere compatte le tribù dell’est sotto il suo controllo.

Il ruolo delle tribù nel contesto libico è dunque fondamentale, non già per il ruolo di motore sociale che esse rappresentano, ma anche per il supporto militare che esse forniscono alle parti nel conflitto sociale. Oltre al supporto estero che giunge ad entrambe le parti, il ruolo degli attori locali è fondamentale per avere una presa sul paese reale, sulle linee di comunicazione e sul bene più prezioso del paese, il petrolio. 


Copyright immagine: Middle East Observer

[1] Eickelman, D. (1981). The Middle East: An Anthropological Approach. Prentice-Hall.

[2] Obeidi, A. (2013). Additional Report: The Role of the Tribe in Libya: Making the Informal Formal. In J. M. Otto, J. Carlislie, & S. Ibrahim (A cura di), Searching for Justice in Post-Gaddafi Libya (p. 189-194). Leiden: Leiden University.

[3] Lacher, W. (2013). The Rise of Tribal Politics. In The 2011 Uprisings and the struggle for post-Qadhafi Future (p. 151-173). USA: Palgrave Macmillan.

[4] Al-Shadeedi, H., & Ezzeddine, N. (2019). Libyan tribes in the shadows of war and peace. Clingendael – the Netherlands Institute of International Relations.

[5] Varvelli, A. (2014, ottobre). Un piano per la Libia. Policy Brief, p. 2-8.

[6] Ben Lamma, M. (2017, settembre). The Tribal Structure in Libya: Factor for fragmentation or cohesion? Observatoire du monde arabo-musulman et du Sahel.

[7] Ibid.

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