IL DOPO TRUMP: CHE FUTURO PER LE RELAZIONI USA-CINA?

In un recente op-ed, il Presidente eletto Joe Biden ha deplorato il comportamento del governo Trump e le conseguenze della sua politica estera. 

Biden denuncia l’indebolimento delle alleanze con i partner storici degli Stati Uniti. Critica le guerre commerciali da lui definite sconsiderate e dannose per la classe media americana. Nel suo op-ed, Biden definisce la Cina figura come un concorrente strategico, nonché come un partner cruciale per affrontare la sfida del cambiamento climatico e gestire la pandemia globale. 

La copertura mediatica riservata alla squadra di Biden dai media cinesi è stata ampia e perlopiù positiva.  Gli analisti cinesi lo considerano un team pragmatico e competente, e si aspettano che le relazioni bilaterali tra le due superpotenze migliorino. Nel team Biden ritroviamo Antony Blinken e Jake Sullivan, i quali già sotto alla presidenza Obama hanno applicato la strategia del pivot to Asia che ha comportato il dispiegando di ampie risorse strategiche nel Pacifico, al fine di aumentare e rafforzare la presenza americana nella regione. 

La politica estera di Biden nei confronti della Cina sarà probabilmente più conciliante di quella di Trump, e vari analisti americani sostengono che l’era dell’engagement sia giunta al termine. In effetti, è probabile che le relazioni bilaterali includeranno tanto elementi di cooperazione quanto di concorrenza. Rispetto alla presidenza Obama, gli Stati Uniti assumeranno una posizione più risoluta riguardo alle pratiche commerciali sleali. 

L’area di cooperazione più evidente sarà quella del cambiamento climatico, dato che Biden ha affermato che rientrerà negli Accordi di Parigi subito dopo il giuramento. John Kerry sarà incaricato della politica climatica, il primo a ricoprire il nuovo ruolo di special climate envoy presso il National Security Council. Kerry ha una vasta esperienza diplomatica con la Cina; ha incontrato Xi Jinping nel 2014 per migliorare e far progredire la collaborazione sul clima tra i due più importanti inquinatori mondiali.

L’alto responsabile delle politiche di Greenpeace in Cina, Li Shuo ha ricordato che i due paesi si muoveranno su un terreno comune già costruito in passato. La questione della cooperazione sul clima ha il potenziale per diventare l’elemento centrale di stabilità del rapporto tra i due paesi, e presenta un’opportunità reale per diminuire le tensioni dell’era Trump. 

È probabile che il commercio rimanga una questione controversa. I policy makers statunitensi  sottolineano la necessità di affrontare le problematiche dello spionaggio industriale e delle pratiche commerciali sleali della Cina. Biden ha scelto come Segretario del Tesoro Janet Yellen, ex Presidente della Federal Reserve. Yellen ha spesso criticato il protezionismo di Trump ritenendo che così facendo, l’America abbia voltato le spalle ai valori che ha sempre difeso, e al suo storico sostegno ai sistemi multilaterali basati su regole condivise.

Yellen ha sottolineato la necessità di ritrovare un terreno comune tra Cina e USA, al fine di evitare che una continua tensione politica danneggi il progresso tecnologico, dividendo il mondo in due sfere di influenza concorrenti. Inoltre, Yellen ha spesso espresso il suo scetticismo nei confronti dei dazi sui prodotti cinesi, che nell’era della globalizzazione danneggerebbero le imprese americane

È interessante il fatto che Biden si sia rifiutato di dichiarare se e quando revocherà i dazi una volta prestato giuramento. In effetti, il presidente eletto ha affermato che potrebbe adeguare il rollback a seconda del comportamento della Cina in settori prioritari, come la violazioni dei diritti umani, la questione di Hong Kong e Taiwan, eccetera. 

Sotto la guida di Xi Jinping, la Cina ha chiaramente dimostrato la sua ambizione di ritagliarsi un ruolo nella governance globale. In un op-ed del 2017, Antony Blinken, futuro Segretario di Stato di Biden, ha criticato Trump per aver praticato una politica isolazionista, laddove la Cina stava “costruendo ponti.” Blinken ha sottolineato l’importanza di ritornare al multilateralismo in sede di organizzazioni internazionali, per evitare che la Cina abbia il sopravvento nel fissare le regole e l’ordine del giorno del commercio mondiale. Poiché “il mondo non si organizza da solo“, è primordiale che gli Stati Uniti ritrovino il loro status di leader globale. 

Blinken, che è noto per avere una posizione dura nei confronti della Cina. Secondo Blinken l’isolazionismo di Trump avrebbe favorito la Cina, in quanto avrebbe indebolito le alleanze tra gli USA e gli stati democratici occidentali. Col futuro Segretario di Stato, ci si aspetta che gli Stati Uniti rilancino le alleanze tradizionali e costruiscano coalizioniper fare pressione sulla Cina in ambiti chiave.

Ciononostante è probabile che il team di Biden lavori per mantenere un rapporto di collaborazione con Pechino. Il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, ritiene che l’alleanza sino-americana dovrebbe basarsi sulla coesistenza di condizioni favorevoli agli interessi e ai valori degli Stati Uniti. Secondo le sue stesse parole, la competizione dovrebbe essere una “condizione da gestire piuttosto che un problema da risolvere”.

Ciò non significa che la Cina avrà mano libera per agire a suo piacimento nel Pacifico, zona chiave per gli interessi USA. Infatti, Sullivan rifiuta lo scenario del grand bargain che, concedendo a Pechino una sfera d’influenza nella regione, danneggerebbe a lungo termine le imprese e i lavoratori statunitensi, richiedendo al contempo agli Stati Uniti concessioni strategiche permanenti sullo scacchiere del Mar della Cina Meridionale.

Gli USA devono accettare il fatto che sarà difficile ristabilire il loro primato nella regione, dato lo sviluppo militare della Cina, mentre questa deve accettare che gli Stati Uniti resteranno una potenza regionale dotata di una vasta rete di alleanze e con una significativa presenza militare.

La scelta di Biden di Lloyd Austin quale futuro Segretario della Difesa ha suscitato un particolare scetticismo, in quanto non ha esperienza della Cina ne del Pacifico. Taluni analisti sostengono che ciò dimostrerebbe una mancanza di impegno nei confronti degli attori regionali, come i membri dell’ASEAN, e sostengono che ciò potrebbe significare un ritorno ad un approccio conciliante nei confronti della militarizzazione cinese.

Si tratta di conclusioni probabilmente affrettate; il team di Biden dovrebbe rimanere particolarmente attento all’evoluzione militare nella regione e alle mosse della Cina. Blinken ha dichiarato chiaramente che gli Stati Uniti si sono impegnati a sostenere l’ASEAN e a lavorare insieme ad essa per affrontare le sfide del XXI secolo

La politica di Biden nei confronti di Pechino rappresenterà sicuramente una frattura rispetto all’era Trump, senza per questo necessariamente significare un ritorno alla tradizionale politica dell’engagement delle presidenze precedenti a Trump. È probabile, piuttosto, che le relazioni sino-americane entrino in una nuova fase, mantenendo un equilibrio tra concorrenza e cooperazione.

La Cina può attendersi da Washington un ritorno alla competizione ideologica nella governance internazionale, una posizione che resterà dura nei confronti delle sue pratiche commerciali, e ad un approccio più conciliante alle relazioni diplomatiche. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ASIA E OCEANIA

HOLLYWOOD, CINA E CENSURA

L’industria cinematografica cinese allunga la sua distanza da Hollywood; complice una censura talvolta spietata, dai risvolti