LUCI E OMBRE SULLA NOMINA DI LLOYD AUSTIN A SEGRETARIO DELLA DIFESA

Lieutenant General (LGEN) Dan K. McNeill, (right), Commander XVIII Corps and Fort Bragg, with the assistance of Mrs. Austin, (left), pins stars on Colonel (COL) Lloyd J. Austin III, Assistant Division Commander for Maneuver (ADC-M), 3rd Infantry Division (Mechanized) for his promotion to the rank of Brigadier General (BG).

La nomina dell’ex Generale Lloyd Austin come Segretario della Difesa ha suscitato molte polemiche. Lloyd sarebbe il terzo ufficiale a ricompire questo ruolo, nonché il primo afroamericano a capo del Dipartimento di Difesa. 

Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti conta 732 079 civili e 1.4 milioni di militari sotto il proprio comando e ha registrato, nel solo 2020, un bilancio di 721 miliardi di dollari. Il DOD controlla le forze armate statunitensi e ha la sua sede operativa al Pentagono. Lloyd Austin, che oggi ha 67 anni, è stato il primo, e tutt’ora unico afroamericano, a capo del Comando Centrale dell’esercito, che si occupa di coordinare le forze militari nei conflitti armati o nelle aree critiche del globo. Austin è stato il primo afroamericano al comando in Iraq, primato detenuto anche nel ruolo di Vicecapo di Stato Maggiore.

In questi mesi erano state ipotizzate varie personalità per la futura guida del Dipartimento, come Michele Flournoy, Sottosegretaria alla difesa del primo mandato Obama, considerata la favorita, ma circolavano anche i nomi di Tammy Duckworth, Jeh Johnson e Jack Reed. Alla fine il Presidente eletto ha optato per l’ex generale Lloyd Austin. Tale decisione deriva dalla grande fiducia che Biden nutre per Austin, Generale d’esperienza che dovrebbe guidare delicate questioni nei prossimi mesi, come la distribuzione del vaccino, e che risponderebbe al criterio usato da Biden per tutte le nomine compiute fino ad oggi: quello della grande esperienza sul campo. In molti non vedono di buon occhio la nomina di un uomo proveniente dai ranghi militari per guidare la Difesa, storicamente assegnata ai civili al fine di controbilanciare il potere degli Alti Ufficiali con profili politici, come previsto dal National Security Actdel 1947. Sarebbe la seconda volta di seguito che si renderebbe necessaria una deroga.

Gli unici militari che hanno guidato la Difesa sono stati George Marshall nel 1950 e Jim Mattis nel 2017. Esiste poi un problema formale: i militari dovrebbero aver lasciato i propri incarichi da 7 anni prima di essere nominati come membri del Governo. Lloyd Austin è in pensione da 4 anni e per la sua nomina, che necessita dell’approvazione della maggioranza del Senato, sarà indispensabile una deroga, che verrà votata da Camera e Senato. Austin dovrebbe presentare una rinuncia formale al Congresso al fine di poter ufficialmente ricevere la nomina, esattamente come fece Mattis nel 2017. Ultimo ma non ultimo, vi sarebbe anche un problema di conflitto d’interessi, in quanto Austin è membro del Consiglio d’Amministrazione di un colosso industriale militare, United Technologies Corp Inc.-Raytheon, che ogni anno riceve commissioni miliardarie dal Pentagono.

La questione ha sollevato alcuni problemi di ordine generale, come quello del rapporto tra Stato e istituzioni militari, perennemente alla ricerca di un equilibrio che forse non arriverà mai. Le forze armate statunitensi giocano ancora oggi un ruolo decisivo nel mondo ed è proprio quello del Segretario alla Difesa l’incarico che molti attori della politica estera attendono con maggiore trepidazione. La NATO, i partner e gli oppositori degli Stati Uniti, sono in attesa di conoscere l’espressione del Senato su questa nomina, che sappiamo vedrà l’opposizione di molti democratici. I competitor per questo incarico Tammy Duckworth e Jack Reed, unitamente ad altri senatori democratici come Richard Blumenthal, Kirsten Gillibrand, Brian Schatz, Elissa Slotkin, Tim Kaine, Jon Tester ed Elizabeth Warren, hanno espresso il loro disagio nell’approvare la deroga che servirebbe ad Austin per ricoprire l’incarico, avendo espresso la loro preferenza per il rispetto della norma che richiede un membro della società civile per questo ruolo. 

Date le resistenze di una parte dei senatori democratici, che dovranno decidere se alla fine allinearsi con le scelte del Presidente, cosa nient’affatto scontata, l’ex generale potrebbe necessitare del sostegno di alcuni senatori repubblicani ancor più di altri, soprattutto se le elezioni suppletive in Georgia per i due senatori dello Stato non dovessero andar bene per i democratici. Il partito del futuro Presidente potrà permettersi l’opposizione di alcuni senatori alla nomina del primo uomo di colore a capo di questo Dipartimento? Le associazioni per i diritti civili hanno già dimostrato pieno supporto ad Austin. Biden ha inviato una comunicazione a The Atlantic per “giustificare” questa nomina, paragonandola ad una missione pari alla guerra in Iraq, data la sua complessità. Il Presidente eletto ha lodato la fermezza e le capacità decisionale di Austin, sottolineando che egli si renderebbe promotore delle diversità di cui è composta l’America anche in questo ambito, essendone stato pioniere. Lloyd sarebbe l’uomo perfetto per “costruire una politica estera che guidi con la diplomazia e rivitalizzi le alleanze, rimettendo al tavolo la leadership americana”, in piena coerenza con i propositi di politica esterna espressi da Biden per la futura amministrazione. Nelle prossime settimane sapremo come il Congresso scioglierà il nodo più complicato delle nomine di governo.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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