IL DESTINO INCERTO DELLE RELAZIONI TURCO-IRACHENE

La scorsa settimana il premier iracheno Al-Kadhimi ha incontrato il presidente turco Erdogan. I leader hanno discusso del futuro delle relazioni tra i due paesi, dopo le recenti tensioni in merito alla questione curda e alla gestione delle acque del Tigri.

L’incontro tra il premier iracheno Al-Kadhimi e il presidente turco Erdogan, avvenuto la scorsa settimana ad Ankara, potrebbe inaugurare una nuova fase delle relazioni turco-irachene. Entrambi i paesi si sono mostrati disposti a collaborare proprio nei settori in cui, nei mesi scorsi, hanno manifestato posizioni contrastanti: quello energetico e securitario.

La visita in questione era stata programmata questo ottobre ma, a seguito della morte di un soldato iracheno nel corso dell’operazione Tiger Claw – lanciata da Ankara quest’estate per contrastare gli elementi del PKK presenti nella regione del Kurdistan Iracheno -,  è stata cancellata. Inoltre, c’è da considerare che, nei mesi scorsi, un’altra questione aveva acuito le tensioni tra Turchia e Iraq: la gestione delle acque del fiume Tigri. Questo maggio, infatti, il funzionario iracheno Mansour Al-Baiji, membro del Comitato per l’agricoltura e l’acqua, aveva esortato Al-Kadhimi a esercitare pressione su Ankara in merito alla messa in funzione della diga Ilusu, in quanto ciò avrebbe diminuito le quote d’acqua a disposizione della popolazione irachena.

Dall’incontro della scorsa settimana, invece, l’atmosfera che si respira è completamente diversa. Questo perché, in primo luogo, Al-Kadhimi ha dichiarato che Ankara è tra i principali partner commerciali dell’Iraq. In secondo luogo, ha annunciato che i due paesi sono prossimi a sviluppare un piano d’azione congiunto finalizzato alla equa distribuzione delle acque del Tigri. E infine, ha sottolineato la necessità di rafforzare le azioni di contrasto ai gruppi armati presenti nelle aree di confine, come fatto nelle scorse settimane nel governatorato di Ninive. 

Questa rinnovata collaborazione deve fare i conti sia con l’instabile quadro interno iracheno sia con l’eterogeneità degli attori presenti sul territorio. Al-Kadhimi considera la Turchia un alleato fondamentale per la ricostruzione economica dell’Iraq – insieme a Arabia Saudita e Iran, ma anche Egitto e Giordania -, tuttavia, i membri del Parlamento potrebbero ostacolare la stipula di accordi d’intesa con Ankara sulla base dei loro interessi personali o sotto la pressione di stati esterni. Infine, Al-Kadhimi è a capo di un governo di transizione e il suo successore potrebbe non essere d’accordo con l’apertura verso la Turchia. D’alte parte, Ankara non sarebbe favorevole a ridurre la sua presenza nella terra dei due fiumi, sulla base del fatto che considera il PKK un’organizzazione terroristica che minaccia la sua sicurezza nazionale.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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