IL CREMLINO TEME L’IDEA DI UNA DIFESA EUROPEA COMUNE?

Davanti a questo potenziamento senza precedenti delle capacità di sicurezza, le autorità russe non hanno formulato dichiarazioni ufficiali né adottato una posizione specifica.  Da cosa dipenderà la posizione del Cremlino in merito al pacchetto di difesa europeo? 

Nel 2012, il candidato repubblicano alla campagna presidenziale statunitense, Mitt Romney, definì la Russia il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti, ricevendo pesanti critiche. [1]

Solamente due anni dopo, l’annessione russa della Crimea ha segnato un radicale cambiamento di paradigma nella percezione di Mosca, in primis in Europa, come dimostrano le linee di apertura della Dichiarazione del Vertice del Galles: “Le azioni aggressive della Russia contro l’Ucraina hanno fondamentalmente messo in discussione la nostra visione di un’Europa intera, libera e in pace”.[2]  L’occupazione russa della Crimea ha effettivamente confermato quanto il Cremlino fosse davvero disposto a dispiegare le forze armate per difendere i propri interessi strategici, rivelando de facto un grado di assertività russa che non era stato contemplato in precedenza dall’UE.

Oggi è lecito osservare come gli Stati europei concordino nel sostenere che il revisionismo russo possa alterare il fragile equilibrio dei paesi euro-atlantici. Questo cambio di percezione è il risultato di diversi fattori.   In primo luogo, a partire dall’inizio degli anni 2000, la Federazione Russa ha iniziato a perdere i suoi tratti democratici a causa del costante soffocamento della libertà di parola e dell’aumento delle violazioni dei diritti umani. [3]

In secondo luogo, nel 2008 il Cremlino ha migliorato le capacità delle sue forze armate attraverso un programma di modernizzazione ed una riforma militare, estendendo così il suo potere militare oltre i confini nazionali, soprattutto nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), dove la Russia continua a rivendicare diritti esclusivi.[4]

In aggiunta a quanto sopra, il Paese ha abbracciato una politica estera apertamente antioccidentale. Alexei Arbatov, uno dei maggiori analisti del pensiero strategico russo, ha cercato di spiegare questo recente cambiamento nella politica estera del Cremlino, sostenendo che: “(…) Sfidare l’Occidente si è rivelato uno strumento efficace per la politica interna.”[5]

Il dispiegamento di mezzi di difesa aerea e missilistica e, più recentemente, di missili Iskander con capacità nucleare su Kaliningrad, lo sviluppo di nuove strutture di lancio spaziale, come il Cosmodromo di Vostochny, così come la capacità Anti-Access/Area-Denial (A2/AD), e le operazioni cibernetiche contro l’Ucraina (in primis l’Operazione Armageddon), l’Estonia e gli Stati Uniti, rappresentano solo alcuni degli esempi della condotta adottata dalla Russia, culminata poi con la minaccia di condurre attacchi nucleari contro i Paesi NATO che presentavano installazioni missilistiche all’interno del loro territorio. [6]       

Altri fattori hanno inoltre sollevato le preoccupazioni europee, tra cui le violazioni russe del Trattato sulle Forze Nucleari di Intermediazione (INF), il mancato rispetto dell’Accordo di Minsk e il ritiro dal Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa.  

In aggiunta a quanto sopra, l’Occidente è allarmato dal fatto che il Paese stia ampliando la sua presenza militare sia ad Est, dove dal 2011 collabora con il governo siriano di Bashar al-Assad ed il regime del Mullah iraniano, sia a Sud, in particolare in Africa Centrale e Libia.  

Negli scorsi decenni, la Russia ha infine sviluppato una nuova strategia che combina capacità militari nucleari e convenzionali con operazioni non cinetiche, dagli attacchi cibernetici alle guerre di informazione, compreso il posizionamento strategico delle forniture di energia, dalla propaganda provocatoria, inclusa la produzione di fake news, all’interferenza nelle elezioni democratiche. 

Alla luce di quanto sopra, sebbene vi siano ancora profonde divergenze tra i Paesi dell’Unione Europea nel modo in cui essi percepiscono l’influenza del Cremlino, la maggior parte di essi considera il revisionismo russo come la principale minaccia alla sicurezza europea.  

A sostegno di questa tesi, basti guardare i documenti sulla difesa di alcuni Stati europei.

L’annessione russa della Crimea ha avuto un impatto tangibile sulla pianificazione della difesa lituanacon il bilancio della difesa per il 2015 che ha registrato una crescita del 37,9% rispetto all’anno precedente.[7] Il documento “Valutazione della Minaccia Nazionale” lituano del 2018 ne ha preso esplicitamente atto: “Le intenzioni, le capacità e le azioni ostili della Russia rimarranno la principale fonte di minacce alla sicurezza nazionale lituana”.[8]  Mentre il documento della difesa lettone del 2016 sosteneva che la Russia stava mettendo a repentaglio l’ordine internazionale esistente, il White paper estone del 2018 ha accusato aspramente la condotta russa per l’instabilità creata ai confini degli Stati membri della NATO.  

Non è una coincidenza che tutti e tre gli Stati baltici abbiano aumentato la loro spesa militare considerando che qualsiasi potenziale conflitto tra l’UE e la Russia sarebbe circoscritto sul fronte orientale, l’unica area in cui il Cremlino potrebbe infatti mostrare la sua superiorità sulla NATO, dispiegando capacità sia convenzionali che non convenzionali, tra cui le capacità A2/AD e lo Status-6 Poseidon.[9]

Facendo eco a preoccupazioni simili, il “Documento di sicurezza” della Polonia del 2017 percepisce le recenti manovre russe come un tentativo del Cremlino di rimodellare le politiche negli Stati baltici.   “[…] Essa [la Russia] rappresenta una minaccia soprattutto per la Polonia e per gli altri Paesi della regione, ma anche per tutte le altre nazioni desiderose di un ordine internazionale stabile”.[10] Nell’affrontare le pressioni russe, Andrzej Duda promulgò una legge nell’ottobre 2017 che impegnava la Polonia a destinare il 2,2% del PIL alla difesa nel 2020. [11]

Allo stesso modo, mentre il White paper slovacco ha sottolineato i miglioramenti ottenuti nella riduzione della dipendenza tecnologica dalla Russia, la Svezia e la Norvegia hanno iniziato ad aumentare la spesa per la difesa e ad intensificare la cooperazione con la NATO e i paesi vicini.     

In quest’ottica, è innegabile che la violazione della sovranità territoriale ucraina, riconosciuta dagli Stati dell’Europa centrale e soprattutto orientale come una minaccia senza precedenti, ha dato un nuovo impulso nella creazione di una solida industria europea della difesa.

Da allora infatti la spesa europea per la difesa è aumentata sia in termini nominali che reali nell’Europa orientale, settentrionale e occidentale, dimostrando che la nozione dell’Europa come mera ‘potenza civile’ fosse da superare. [12]

Dopo il lancio della Strategia Globale per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea (EUGS), il settore europeo della difesa si è infatti sviluppato a ritmo sostenuto. Nel novembre 2016, l’UE ha adottato il Fondo europeo per la difesa (EDF) destinato a incentivare gli Stati membri a sviluppare progetti di ricerca collaborativa paneuropea nel campo della difesa.  Nel giugno 2017, l’Unione ha istituito la Capacità di pianificazione e condotta militare (MPCC) per incoraggiare un ulteriore coordinamento tra gli attori civili e militari. Pochi mesi dopo, i leader europei hanno lanciato la prima fase di prova della Revisione annuale coordinata sulla difesa (CARD) per ridurre la duplicazione delle capacità.  Nel dicembre 2017, il Consiglio ha compiuto infine il passo storico di attivare il meccanismo del trattato di Lisbona noto come PESCO, un ambizioso quadro giuridico che sostiene la cooperazione tra gli Stati membri sia nello sviluppo delle capacità militare sia nelle operazioni, portando la difesa europea ad un livello successivo.   

Infine, l’annessione russa della Crimea ha messo in evidenza le carenze operative e di capacità europee. I leader europei hanno dunque iniziato ad affrontare i problemi dovuti alla dipendenza dalle risorse americane, attraverso i quarantasette progetti elaborati nell’ambito della PESCO. Adottati dal Consiglio nel marzo e nel novembre 2018 e nel novembre 2019, i tre gruppi di progetti coprono infatti aree quali la prontezza operativa, la formazione e lo sviluppo delle capacità, e si avvicinano con successo alle priorità di sviluppo delle capacità dell’UE.   

Davanti a questo potenziamento senza precedenti delle capacità di sicurezza, le autorità russe non hanno formulato dichiarazioni ufficiali né adottato una posizione specifica in merito.

Vladimir Chizhov, l’inviato russo presso l’UE, è stato l’unico funzionario che ha discusso della PESCO in un’intervista all’agenzia Sputnik. Dopo aver riconosciuto che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per attuarla, Chizhov ha sottolineato le difficoltà che il meccanismo dovrebbe superare per attenuare il fenomeno della duplicazione delle capacità. A tal fine egli ha dichiarato: “Penso che loro (l’UE) continueranno a fare quello che di fatto stava accadendo all’interno dell’Agenzia europea per la difesa”.[13] L’Ambasciatore ha inoltre sottolineato che il successo della PESCO dipenderà principalmente dalla volontà degli Stati membri, considerando sia la partecipazione volontaria al quadro PESCO e la natura intergovernativa della difesa europea. [14]

Sebbene il Cremlino non abbia assunto una posizione ufficiale sulla PESCO, diversi scienziati politici russi hanno espresso le loro personali visioni alla stampa. Mentre alcuni analisti hanno fornito una panoramica dei precedenti e fallimentari tentativi europei di costruire una difesa collettiva a partire dall’Unione europea occidentale (UEO) nel 1954, altri hanno sottolineato come il Blocco abbia già la sua architettura di difesa: la Politica di sicurezza e di difesa comune (CSDP). 

Alcuni giornalisti russi hanno sostenuto che la PESCO è stata concepita dagli europei sotto la pressione degli Stati Uniti per indebolire il potere della Federazione mentre altri hanno accolto con entusiasmo la PESCO come un’iniziativa che potrebbe definitivamente frammentare l’alleanza transatlantica.  

Tutti i sopraccitati fattori sembrano suggerire che il Cremlino non percepisca la PESCO come un progetto che possa influire in alcun modo al futuro del Paese. 

Questo non sorprende, considerando che la nozione di Europa in Russia è stata spesso ridotta dai media alla nozione di un’unione essenzialmente burocratica, troppo severamente divisa per parlare con una sola voce e agire in fretta. 

In generale, è lecito affermare che la percezione russa della difesa europea dipenderà dai suoi sviluppi futuri. 

In un primo scenario, contemplato nel documento “Difesa europea: Cinque futuri” pubblicato nel 2016 dall’Istituto dell’Unione Europea per gli studi sulla sicurezza (EUISS), la difesa europea potrebbe ridursi a “eserciti bonsai”.[15]

Se i leader europei continuassero ad applicare la stessa logica di riduzione delle spese militari e delle capacità di difesa registratesi negli scorsi decenni, la Russia non si troverebbe costretta ad alterare la sua politica estera vis à vis con l’Unione. Esemplificativa di questo è stata la reazione del Presidente russo alla missione Defender 2020. Di fronte a quello che è stato il più grande dispiegamento militare in Europa dalla Guerra Fredda, Putin sostenne infatti che avrebbe risposto a queste azioni “спокойно”, con calma.[16]  

Un secondo probabile scenario, il quarto prospettato nell’analisi dell’EUISS e denominato “NATO europea”, prevedrebbe invece ulteriori miglioramenti nel funzionamento di PESCO, CARD e EDF ed una solida cooperazione tra le suddette iniziative e la NATO. Questo scenario rispecchierebbe dunque le parole di Jens Stoltenberg “(…) [gli sforzi europei] Sono un’opportunità per rafforzare ulteriormente il pilastro europeo all’interno della NATO e contribuire a una migliore condivisione degli oneri”.[17]  Qualora si verificasse quanto sopra, la Russia si troverebbe a dover adottare una politica volta a frammentare l’UE e principalmente la sua cooperazione militare con gli Stati Uniti, sfruttando le numerose leve economiche e influenze che possiede sui Paesi europei, in primis le forniture di petrolio e gas ed il divario tra i simpatizzanti della politica russa (soprattutto Ungheria ed Italia) e i maggiori oppositori al comportamento revisionista di Putin.  

Un terzo scenario, il più inverosimile, ipotizzerebbe un’architettura di difesa europea completamente distaccata dalla NATO. Sebbene una cooperazione europea in materia di difesa di natura sovranazionale non rappresenterebbe per Mosca una minaccia della stessa portata del precedente scenario, la Russia proverebbe a destabilizzare la PESCO, almeno attraverso l’uso sistematico della propaganda. 

In conclusione, è lecito sostenere che la posizione del Cremlino sul pacchetto di difesa europeo dipenderà principalmente dagli sviluppi futuri delle relazioni NATO-PESCO.

Se da un lato il rapporto tra NATO e l’Unione mostra chiari segni di tensione con un’Unione europea stanca della dipendenza militare americana, la nuova amministrazione Biden e la recente apertura europea alla partecipazione degli Stati terzi nei progetti PESCO sembrerebbe far presagire uno scenario del secondo tipo. Se così fosse, il Cremlino avrebbe di che preoccuparsi. 

Bibliografia: 

  1. “Ambassador Vladimir Chizhov’s Interview with Deutsche Wirtschafts Nachrichten.” Russian Mission, dicembre 26, 2017. https://russiaeu.ru/en/news/ambassador-vladimir-chizhovs-interview-deutsche-wirtschafts-nachrichten.
  2. Alexey Arbatov, “Russian Foreign and Security Policy,” Carnegie Moscow Center, giugno 21, 2016, https://carnegie.ru/2016/06/21/russian-foreign-and-security-policy-pub-63860  
  3. European Union Institute for Security Studies. (2016, April 13). Dicembre 15, 2020, https://www.iss.europa.eu/content/envisioning-european-defence-%E2%80%93-five-futures
  4. “EU to Optimize Defense Industry for Its Own Manufacturers – Russian Envoy.” Sputnik International, novembre 21, 2017. https://sputniknews.com/europe/201711211059296791-eu-defense-industry/.
  5. Lucie Béraud-Sudreau and Bastian Giegerich, “NATO Defence Spending and European Threat Perceptions,” IISS, luglio 16, 2018, https://www.iiss.org/publications/survival/2018/survival-global-politics-and-strategy-augustseptember-2018/604-08- sudreau-and-giegerich 
  6. Lucie Béraud-Sudreau, “On the Up: Western Defence Spending in 2018,” IISS, February 15, 2019, https://www.iiss.org/blogs/military-balance/2019/02/european-nato-defence-spending-up.
  7. Lucrezia Sapienza, “Russia and the Baltics: A Testing Ground for NATO–EU Defence Cooperation.” IAI Istituto Affari Internazionali, settembre 11, 2018. https://www.iai.it/en/pubblicazioni/russia-and-baltics-testing-ground-nato-eu-defence-cooperation
  8. Marcin Terlikowski, “DEFENCE AND INDUSTRIAL POLICY IN POLAND: Drivers and Influence,” Iris-france.org, luglio  2017, http://www.iris-france.org/wp-content/uploads/2017/07/Ares_Defence_Industrial_Policy_in_Poland_July_2017.pdf
  9. Margarita Šešelgytė, “PeSCo: THE LITHUANIAN PERSPECTIVE”, Iris-france.org, settembre 2018, https://www.iris-france.org/notes/pesco-a-lithuanian-view/
  10. Maxim Kuzmin, “Ethics and Armed Forces: Just Another Useless Security Initiative? Russia’s Percepetion of PESCO,” Febbraio 2018. http://www.ethikundmilitaer.de/en/full-issues/20182-european-army/kuzmin-just-another-useless-security-initiative-russias-percepetion-of-pesco/
  11. NATIONAL THREAT ASSESSMENT 2019,” Vsd.lt, febbraio 05, 2019, https://www.vsd.lt/wp-content/uploads/2019/02/2019-Gresmes-internetui-EN.pdf 
  12. Richard Sokolsky, “The New NATO-Russia Military Balance: Implications for European Security,” Carnegie Endowment for International Peace, marzo 13, 2017, https://carnegieendowment.org/2017/03/13/new-nato-russia-military-balance-implications- for-european-security-pub-68222
  13. Wales Summit Declaration Issued by the Heads of State and Government Participating in the Meeting of the North Atlantic Council in Wales,” NATO, settembre 05, 2014,
  14. РИА Новостиhttps://cdn22.img.ria.ru/i/export/ria/logo.png. “Путин Прокомментировал Предстоящие Масштабные Учения НАТО в Европе.” РИА Новости, October 11, 2019. https://ria.ru/20191011/1559672365.html.

[1] Richard Sokolsky, “The New NATO-Russia Military Balance: Implications for European Security,” Carnegie Endowment for International Peace, m arzo 13, 2017, https://carnegieendowment.org/2017/03/13/new-nato-russia-military-balance-implications- for-european-security-pub-68222.

[2] “Wales Summit Declaration Issued by the Heads of State and Government Participating in the Meeting of the North Atlantic Council in Wales,” NATO, settembre 05, 2014,

[3] Maxim Kuzmin, “Ethics and Armed Forces: Just Another Useless Security Initiative? Russia’s Percepetion of PESCO,” Febbraio 2018. http://www.ethikundmilitaer.de/en/full-issues/20182-european-army/kuzmin-just-another-useless-security-initiative-russias-percepetion-of-pesco/

[4] Richard Sokolsky, “The New NATO-Russia Military Balance: Implications for European Security,” Carnegie Endowment for International Peace, marzo 13, 2017, https://carnegieendowment.org/2017/03/13/new-nato-russia-military-balance-implications- for-european-security-pub-68222

[5] Alexey Arbatov, “Russian Foreign and Security Policy,” Carnegie Moscow Center, giugno 21, 2016, 

https://carnegie.ru/2016/06/21/russian-foreign-and-security-policy-pub-63860

[6] Lucie Béraud-Sudreau and Bastian Giegerich, “NATO Defence Spending and European Threat Perceptions,” IISS, luglio 16, 2018, https://www.iiss.org/publications/survival/2018/survival-global-politics-and-strategy-augustseptember-2018/604-08- sudreau-and-giegerich 

[7] Margarita Šešelgytė, “PeSCo: THE LITHUANIAN PERSPECTIVE”, Iris-france.org, settembre 2018, https://www.iris-france.org/notes/pesco-a-lithuanian-view/

[8] NATIONAL THREAT ASSESSMENT 2019,” Vsd.lt, febbraio 05, 2019, https://www.vsd.lt/wp-content/uploads/2019/02/2019-Gresmes-internetui-EN.pdf 

[9] Lucrezia Sapienza, “Russia and the Baltics: A Testing Ground for NATO–EU Defence Cooperation.” IAI Istituto Affari Internazionali, settembre 11, 2018. https://www.iai.it/en/pubblicazioni/russia-and-baltics-testing-ground-nato-eu-defence-cooperation

[10] Lucie Béraud-Sudreau and Bastian Giegerich, “NATO Defence Spending and European Threat Perceptions,” IISS, luglio 16, 2018, https://www.iiss.org/publications/survival/2018/survival-global-politics-and-strategy-augustseptember-2018/604-08- sudreau-and-giegerich

[11] Marcin Terlikowski, “DEFENCE AND INDUSTRIAL POLICY IN POLAND: Drivers and Influence,” Iris-france.org, luglio  2017, http://www.iris-france.org/wp-content/uploads/2017/07/Ares_Defence_Industrial_Policy_in_Poland_July_2017.pdf

[12] Lucie Béraud-Sudreau, “On the Up: Western Defence Spending in 2018,” IISS, February 15, 2019, https://www.iiss.org/blogs/military-balance/2019/02/european-nato-defence-spending-up.

[13] “EU to Optimize Defense Industry for Its Own Manufacturers – Russian Envoy.” Sputnik International, novembre  21, 2017. https://sputniknews.com/europe/201711211059296791-eu-defense-industry/.

[14] “Ambassador Vladimir Chizhov’s Interview with Deutsche Wirtschafts Nachrichten.” Russian Mission, dicembre 26, 2017. https://russiaeu.ru/en/news/ambassador-vladimir-chizhovs-interview-deutsche-wirtschafts-nachrichten.

[15] European Union Institute for Security Studies. (2016, April 13). Dicembre 15, 2020,

https://www.iss.europa.eu/content/envisioning-european-defence-%E2%80%93-five-futures

[16] РИА Новостиhttps://cdn22.img.ria.ru/i/export/ria/logo.png. “Путин Прокомментировал Предстоящие Масштабные Учения НАТО в Европе.” РИА Новости, October 11, 2019. https://ria.ru/20191011/1559672365.html.

[17] European Union Institute for Security Studies. (2016, April 13). Dicembre 15, 2020,

https://www.iss.europa.eu/content/envisioning-european-defence-%E2%80%93-five-futures

Costanza Pestarino

Costanza Pestarino. Studentessa del Master di Sicurezza Internazionale presso l'Università SciencesPo(Parigi) con concentrazioni in Europa e Rischi Globali.Nata a Genova nel 1997, ha conseguito la laurea triennale in Politica, filosofia e Economiapresso la Luiss Guido Carli (Roma). Nel 2018, ha trascorso il programma di scambiobilateralea Mosca presso Università Nazionale di Ricerca Scuola superiore di economia (Высшая Школа Экономики). Questo periodo le ha permesso di migliorare la conoscenza della lingua russa e di frequentare corsi mirati nel campo della sicurezza internazionale e delle relazioni UE-Russia.

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