IL DIRITTO ALL’ABORTO IN ARGENTINA – L’ESPERIENZA DEL 2018 E IL VOTO DEL 2020

Il 10 dicembre la Camera argentina si è espressa sulla legalizzazione dell’aborto, come aveva già fatto nel 2018, quando los pañuelos verdes y celestes si erano incontrati faccia a faccia per la prima volta. 

Lo scorso 10 dicembre la Camera argentina si è riunita per dibattere sul progetto di legge riguardante la legalizzazione dell’aborto. Le immagini del popolo argentino sceso in piazza ad attendere il risultato hanno fatto il giro del mondo. Le stesse foto delle piazze gremite mi riportano alla mente qualcosa di familiare.

Una città in fermento 

Nel 2018, in un giugno freddo e piovoso, mi trovavo a Buenos Aires ormai da qualche mese e da giorni la città era in fermento. Avevo già assistito – volontariamente e non – a varie manifestazioni popolari, una contro il Fondo Monetario Internazionale (al quale l’allora presidente aveva richiesto un ennesimo prestito) ed un’altra direttamente contro l’amministrazione Macri (in carica dal 2015) Tuttavia, soltanto in seguito capii che quanto successo in quei giorni di metà giugno, non avrebbe avuto niente a che vedere con quelle proteste.  

Un assaggio di quello che sarebbe accaduto lo ebbi una decina di giorni prima: mi ritrovai attorniata da pañueloscolorati (le bandane simbolo della manifestazione), cartelli e striscioni lunghissimi, gruppi organizzati che cantavano motivetti scritti per l’occasione, donne giovani e meno giovani (ma anche tanti uomini) con le facce dipinte di verde. Il clima che si respirava mi sembrò, in un primo momento, di festa ma bastò guardare gli occhi dei partecipanti al corteo per intravederne la serietà, la convinzione con la quale prendevano parte all’evento. La manifestazione riguardava un tema spinoso per il Paese: la legalizzazione dell’aborto. In Argentina, infatti, vige una legge di interruzione di gravidanza datata 1921. Secondo questa legge l’aborto è considerato un reato punibile fino a 4 anni di carcere – le uniche eccezioni ammesse riguardano le situazioni di violenza ed il rischio di morte per la madre. Stante questa situazione, decine di migliaia di donne argentine ogni anno abortiscono in clandestinità, rischiando molto spesso la vita.

Diedi – inconsciamente – appuntamento alla ‘marea verde’ per il 14 di giugno, giornata nella quale la Camera avrebbe votato per l’approvazione della nuova legge. Volevo vedere e saperne di più. Per intere settimane l’aborto e la relativa discussione alla Camera avevano caratterizzato i discorsi di tutti gli argentini, indipendentemente dalla posizione sociale ricoperta. Venivano intavolate discussioni nei bar, nei ristoranti, nei circoli, nei centri sociali, in università, con il tassista di Uber ed il portinaio del condominio; le cassiere dei supermercati, così come alcune commesse, indossavano i pañuelos e bastava soffermarsi un attimo ad osservarle per dare inizio ad un monologo che presto si trasformava in un dibattito con la gente in fila in cassa. Dibattiti costruttivi, educati, che affondavano le radici in esperienze più o meno personali. Anche Buenos Aires, si era trasformata per l’occasione: ogni giorno nuovi murales e cartelloni comparivano dal nulla – a favore o contro il progetto di legge. In altre parole, niente e nessuno poteva restare indifferente. 

La votazione 

Quel freddo giovedì, nella Plaza del Congreso (la piazza antistante l’edificio del Congresso) mi ritrovai a girovagare tra le due ‘maree’: quella verde – più numerosa– e quella contraddistinta dai pañuelos celestes, formata da coloro i quali si dicono contrari alla nuova legge. Quest’ultima, se fosse passata, avrebbe concesso la possibilità per tutte le donne di interrompere la gravidanza entro la 14/ma settimana in qualsiasi ospedale o clinica (pubblica o privata), senza costi per l’intervento, le medicine e le eventuali terapie di appoggio.

Foto dell’autrice

Il dibattito alla Camera – trasmesso in piazza da alcuni maxischermi – durò 23 ore, lo stesso tempo che le due ‘fazioni’ (divise sui due lati della piazza) passarono per strada, riscaldate da falò improvvisati (va ricordato che in Argentina giugno è un mese invernale), cantando, pregando, ballando, seguendo con attenzione gli interventi dei deputati ed in alcuni casi piangendo. 

Ciò che mi colpii fu l’assoluto rispetto per la parte ‘avversaria’, il rispondersi a tono tramite cori e canzoni che non deviarono mai l’attenzione dal tema principale. Mi ritrovai, europea e quasi estranea all’oggetto della contesa, al centro di questa ondata di colori, di credo, di sorrisi per essere arrivati lì a combattere per un futuro migliore per sé e per gli altri – al di là del sentirsi “verdi o celesti”. Andai via da Plaza del Congreso qualche ora prima della votazione finale, che registrò 129 voti a favore e 125 contrariLa Camera aveva approvato il disegno di legge

Sono trascorsi due anni da quel momento, ma a tutt’oggi l’Argentina non vanta una legge aggiornata sul diritto all’aborto. Infatti, sebbene la Camera avesse votato a favore, ad agosto dello stesso anno il Senato – più conservatore – ribaltò il risultato (38 voti per il no e 31 per il ) e la legge argentina consente di ripresentare un nuovo disegno di legge sul tema solo dopo un anno dalla votazione. 

Un’altra votazione

Non sorprendono, dunque, le foto ritraenti donne in lacrime (di gioia o di dispiacere) arrivateci da Buenos Aires. Dopo due anni, il tema dell’aborto è ancora all’ordine del giorno e non smette di far discutere, lottare e credere. 

Sembrerebbe essere questo l’anno giusto per la marea verde: per la prima volta può contare sul pieno sostegno del presidente Alberto Fernández. Quest’ultimo, che proprio il 10 dicembre 2020 (giorno della votazione alla Camera) ha festeggiato un anno di mandato, è l’unico presidente argentino in esercizio che ha sostenuto e continua a sostenere la legalizzazione dell’aborto. È stato lo stesso Fernández, infatti, a presentare il disegno di legge alla Camera dichiarando che, seppur cattolico, “deve risolvere un problema di salute pubblica argentina” (e spera che Papa Francesco capisca l’importanza della questione).

Anche quest’anno, la fede nel proprio pensiero – che sia rappresentato da un pañuelo verde o celeste poco importa – ha spinto migliaia di persone a riversarsi nelle piazze e seguire al freddo ore ed ore di discussioni, in attesa del risultato: 131 voti a favore, 117 contrari e 6 astensioni. Sicuramente un margine più ampio rispetto al 2018. 

La Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito spera che l’appoggio governativo al ddl possa far pendere la bilancia a favore della legalizzazione e che possa giovare all’estensione del dibattito sul tema in altri Paesi latinoamericani

Per ora, nonostante il buon riscontro ottenuto alla Camera nulla è ancora detto: ancora una volta, l’ultima parola spetta al Senato.  

Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AMERICA LATINA