FUTURO RAPPORTO TRA USA E CINA CON BIDEN

Gli Stati Uniti di Biden cercheranno di contenere la minaccia cinese con modalità diverse rispetto alla politica trumpiana.

Il 20 gennaio 2021 Joe Biden si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca come 46esimo presidente degli Stati Uniti, e dovrà portare avanti una politica estera sulla base dell’eredità trumpiana. Le relazioni tra Washington e Pechino sono considerate il più importante rapporto bilaterale interstatuale del XXI secolo, per cui è bene cercare di comprendere come queste si svilupperanno con la futura presidenza di Biden.               

L’amministrazione Trump in questi ultimi 4 anni ha adottato un approccio di competizione nei confronti della Cina, basato sul rafforzare le alleanze bilaterali nell’Asia Pacifica, sulla guerra commerciale, unilateralismo, e misure protezionistiche. A tal proposito, a novembre 2020 l’Ufficio del Segretariato di Stato ha rilasciato un documento di 70 pagine dal titolo “The Elements of the China Challenge”, in cui l’amministrazione Trump esamina la condotta nociva di Pechino, le sue vulnerabilità e come gli Stati Uniti dovrebbero rispondere.

In tal senso, tra i compiti di Washington, nel documento vengono annoverati ottenere una maggiore conoscenza e comprensione della sfida cinese, cooperare con o vincolare la Cina a seconda del bisogno, e più in generale ringiovanire la democrazia costituzionale e rafforzare le alleanze. Non deve scandalizzare il fatto che l’amministrazione uscente, a soli 2 mesi dal nuovo insediamento, abbia pubblicato un report così dettagliato sulla loro risposta alla sfida cinese, in quanto una superpotenza come gli Stati Uniti non può stare un bimestre con un governo dimezzato. Trump deve continuare ad esercitare le sue funzioni di presidente fino al 20 gennaio. 

Biden eredita quindi un contesto in cui le relazioni con la Cina sono ai minimi storici, e per quanto concerne i fini e le motivazioni, ritengo che la futura amministrazione porterà ancora avanti una posizione dura nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Questo sarà prova dall’esistenza di un consenso bipartisan in tema, comune quindi sia ai Democratici che ai Repubblicani. I due partiti condividono una preoccupazione e frustrazione dovuta allo sviluppo economico e tecnologico senza precedenti della Cina, e alle sue politiche riguardanti commercio e diritti umani, per cui la priorità di Biden rimarrà contenere Pechino.

A proposito delle modalità di approccio, Biden ha dichiarato, nell’ultimo confronto televisivo con Trump durante la campagna elettorale, che a differenza del presidente uscente lui è intenzionato a far rispettare le regole internazionali al Dragone, in quanto la guerra dei dazi ha solo che aumentato il deficit americano verso la Cina. Inoltre, la diplomazia cinese dopo questi ultimi anni di accuse si è indurita, assuefatta alla “diplomazia di Twitter” di Trump. Biden tenterà invece di ripristinare una politica estera intesa in senso classico, superando l’uso che il tycoon faceva dei social network, e cercando di riaprire un dialogo con il corpo diplomatico cinese. 

Nella fattispecie, il nuovo presidente ha una visione più inclusiva volta a rafforzare sia il Quadrilateral Security Dialogue con Australia, India e Giappone, e sia le collaborazioni tradizionali con Indonesia e Corea del Sud. Rinvigorire queste alleanze, insieme a quelle con l’Unione Europea ed altri partner, significa aumentare il potere negoziale di Washington, al punto da indurre Pechino a rispettare gli standard del commercio internazionale e i diritti umani. In un articolo pubblicato a marzo 2020 sulla rivista Foreign Affairs, Biden ha spiegato che facendo fronte comune il paese di Xi Jinping non potrà ignorare più della metà dell’economia globale. Questo permette agli Stati Uniti di poter decidere le regole concernenti tutti campi, dall’ambiente al lavoro, che rispettino gli interessi e i valori democratici.                  

In particolare, nell’articolo egli esprime la sua volontà di organizzare un Summit per la Democrazia, per riunire le democrazie di tutto il mondo. Gli scopi di questo Summit saranno in primis combattere l’autoritarismo, rafforzare le istituzioni democratiche e difendere i diritti umani a livello domestico e internazionale.          

Un altro proposito è di assicurarsi che le compagnie tecnologiche e i giganti dei social media non alimentino lo stato di sorveglianza, non facilitino la repressione in Cina e nel mondo, proteggendo quindi la libertà di parola e la privacy, anche per evitare tentativi di penetrazione cinese. Inoltre, per vincere la competizione con Pechino Biden andrà a rafforzare la classe media americana ed investire in ricerca e sviluppo, focalizzandosi tra le altre cose su energia pulita, intelligenza artificiale e 5G. Come supporto alla classe media, Biden si assicurerà che le regole dell’economia e del commercio internazionale siano all’insegna dell’equità. 

Il futuro presidente ristabilirà la leadership americana, dopo che l’amministrazione Trump si è deresponsabilizzata a livello globale. Washington deve proteggere gli americani e i loro interessi, evitando che un altro paese prenda il posto degli Stati Uniti, o che al contrario nessuno lo faccia e scoppi il caos. Biden è poi consapevole che Pechino costituisca anche una minaccia militare, e da qui la scelta del generale Stanley McChrystal come Consigliere per le politiche sulla difesa e sicurezza nazionale, il quale ha idee chiare in merito. Mantenere l’esercito americano come quello più forte al mondo è uno dei mezzi per garantire protezione, anche se l’uso della forza rimane relegato come ultima scelta, solo per difendere gli interessi fondamentali degli Stati Uniti e con il consenso popolare.                              

Biden darà priorità alla lotta al cambiamento climatico, ed userà la leadership del paese per forzare Pechino a smettere di finanziare progetti energetici della Belt and Road Initiative che coinvolgano i carboni fossili. L’incarico di rilanciare la retorica ecologista sarà affidato a John Kerry, il quale si occupò in prima persona dell’Accordo sul clima di Parigi quando era Segretario di Stato, e sarà adesso l’inviato speciale per il clima, carica che nelle amministrazioni precedenti non esisteva, segnale dell’importanza data al tema. 

In merito alla disputa tra Cina e Taiwan, in cui Pechino sostiene che Taiwan è parte del suo territorio e Taipei rivendica invece l’indipendenza, Biden sosterrà la sicurezza della seconda, fornendo supporto quando richiesto. Già nel 1979 è stato un fervido sostenitore dell’Atto per le relazioni con Taiwan (Taiwan Relations Act, TRA), con il quale Washington si impegnava a difendere la sovranità dell’isola. Durante la presidenza Obama, in cui Biden era vicepresidente, Taiwan ha provveduto alla sua difesa grazie all’acquisto da Washington di armi per 6,2 miliardi di dollari. Tra l’altro, il sostegno a Taiwan gode di un consenso bipartisan da entrambi i partiti, tanto che nel 2017 senatori repubblicani e democratici, tra cui Bernie Sanders, firmarono una lettera in cui si chiedeva a Trump di rispettare il TRA. 

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