FÆR ØER: UN NUOVO CORRIDOIO ARTICO

La geopolitica artica si evolve, si struttura e si diversifica. Anche il piccolo arcipelago situato tra il Nord dell’Oceano Atlantico e il Mar Glaciale Artico desta particolare interesse tra i grandi attori artici.  

Nella costellazione degli attori artici non si può non considerare l’arcipelago delle Fær Øer, diciotto isole montuose situate esattamente nel mezzo del Nord dell’Oceano Atlantico, tra l’Islanda e la Scozia. La distanza di questi luoghi dall’epicentro economico europeo ha permesso la preservazione delle antiche tradizioni. Ma la posizione strategicamente rilevante nel mutevole quadro geopolitico artico, oggi assegna un’importanza a tutto l’arcipelago del tutto rinnovata. Alla stregua della Groenlandia, l’arcipelago fa parte del Regno di Danimarca e ospita per lo più nativi. Presenta un apparato infrastrutturale non estremamente sviluppato e sufficiente a soddisfare i bisogni di una popolazione che si aggira intorno alle cinquanta mila unità.

La principale risorsa economica è rappresentata dalla pesca e i suoi famosi salmoni e aragoste vengono esportati in diverse parti del mondo. La Cina, le cui importazioni di salmone sono cresciute di venti volte rispetto al 2000, e la Russia, sono due dei fondamentali partner commerciali dell’arcipelago. I rapporti con il dragone d’oriente sono cresciuti così tanto in un lasso di tempo estremamente breve da portare quasi alla chiusura di un accordo con la compagnia di telecomunicazioni cinese Huawei per l’implementazione del sistema 5G. Un accordo che, anche se non concluso, rivela l’eclettismo diplomatico faroese. Lo scorso Luglio anche il rapporto con gli Stati Uniti ha ricevuto un forte impulso. La visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Copenhagen è stata una preziosa occasione per ribadire la soddisfazione, dal lato americano, per la riapertura del consolato in Groenlandia e per dimostrare l’interesse di avviare un dialogo strategico volto a migliorare il rapporto economico anche con l’arcipelago faroese.

Per quanto il mancato accordo con Huawei non mette a rischio i rapporti con la Cina, rassicura gli Stati Uniti che considera l’arcipelago strategicamente importante, come menzionato dal Report to Congress Department of Defense Arctic Strategy rilasciato nel Giugno 2019: “The Arctic security environment has direct implications for U.S. national security interests. Approaches to the Arctic Ocean to both the east and west of the United States form strategic corridors for maritime traffic. Arctic sea routes transit through the Bering Strait between the United States and Russia, while the Greenland, Iceland, United Kingdom – Norwegian (GIUK-N) gap is a strategic corridor for naval operations between the Arctic and the North Atlantic”.

L’attenzione delle grandi potenze e le opportunità che ne derivano per un arcipelago tanto piccolo quanto ignorato dal panorama geopolitico mondiale, propone un futuro del tutto nuovo.  “We have had problems reaching out to other nations, and therefore the current situation is welcomed” afferma Jenis av Rana, Ministro degli Esteri delle isole Fær Øer. Ma la rinnovata attenzione probabilmente porterà con sé una maggiore visibilità ed esposizione che renderà non sempre semplice il mantenimento di una strategia diplomatica non particolarmente orientata. 

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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