RUSSIA E NORVEGIA: LA GEOPOLITICA DEL MERCATO ITTICO NELL’ARTICO

Nonostante una ridotta estensione territoriale, la Norvegia ha saputo fare della sua posizione artica, un punto di forza notevole, atto a sfruttare le risorse presenti in loco, dapprima per soddisfare il fabbisogno interno e poi per le esportazioni.

Accanto al risaputo mercato petrolifero, in cui Oslo gioca un ruolo sicuramente competitivo, vi è il mercato del pesce, settore che ricopre uno dei ruoli più importanti nel bilancio economico norvegese. Gran parte delle esportazioni di pesce è riservata al solo salmone: un business di circa 360 milioni di euro e, tra i primi acquirenti di salmone, troviamo l’Italia. La quantità di salmone, in viaggio dalla Norvegia verso il nostro paese, ha registrato una crescita elevata e costante negli ultimi anni, senza subire battute d’arresto. Tuttavia la prospettiva non è tutta rose e fiori. Come in tutti gli altri settori nevralgici per la strategia e gli aspetti economici, anche in questo caso, su Oslo, grava l’incombenza della Russia, la quale, lavorando ai propri obiettivi e muovendosi in chiave anti-europea potrebbe creare problemi al florido mercato ittico norvegese. 

Embargo e produzione interna: l’Europa chiama e la Russia risponde 

La Russia, a differenza del vicino norvegese, deve occuparsi anche delle sanzioni europee, le quali portano sicuramente ad una contrazione delle esportazioni di Mosca, la quale vede il proprio mercato, effettivamente imprigionato da questo blocco che impedisce il libero movimento delle merci. Alle sanzioni europee, la Russia, avrebbe risposto con le dovute contromisure, sforzandosi soprattutto su quello che è il mercato interno, investendo quindi su una maggiore produzione interna, non solo sul fronte ittico. Tuttavia le cose non sono andate sempre bene.

La Russia, intrattiene rapporti commerciali con Bielorussia, Cina e paesi del Sud America, ma la questione del blocco delle importazioni europee potrebbe anche provocare un fratture anche in questo caso. Questa sembra essere la risposta della Russia all’Europa: più produzione di più settori, per il cui fabbisogno verrà utilizzato quanto prodotto internamente al paese, onde dimostrare all’estero, la capacità di farcela benissimo, anche senza ingerenze esterne. Le sanzioni applicate alla Russia, sono dovute all’annessione della Crimea, la quale è avvenuta dopo anni di conflitti interni e tensioni, sulle quali l’opinione pubblica mondiale, si è però spesa poco. 

Russia e Norvegia: partnership e rivalità ittica 

La Russia, in un panorama che la vede isolata in maniera forzosa da quelli che sono i grandi mercati occidentali (da questo discorso va escluso l’argomento gas e petrolio, dei quali, le potenze europee hanno grandi necessità) si riversa totalmente su altri mercati. Ancora oggi, infatti è forte il legame che unisce, sotto l’aspetto economico, un paese come la Bielorussia a Mosca. Questo per quanto riguarda l’esportazione di alimenti.

Se si parla di mercato ittico invece, è nuovamente la Norvegia a tenere banco, questa volta in qualità di solido partner per la Russia. Si stima che lo scorso anno, la Russia abbia imprtato dal paese vicino, una quantità di pesce tale, da coprire il 40% delle importazioni totali. Prima dell’embargo,ovviamente. Alle spalle della Norvegia, filo da torcere è dato dal Cile e dalle Isole Faroe, che negli ultimi anni hanno triplicato le loro esportazioni.  

Quote di pesca per il 2021: c’è l’intesa tra Norvegia e Groenlandia

Un nulla di fatto che non cambia le carte in tavola: come di consueto si sarebbero dovuti tenere i I negoziati annuali tra Norvegia e Groenlandia sulle quote di pesce da pescare, ma per le misure di sicurezza tuttora vigenti a causa della pandemia, l’incontro è saltato. Si è preferito tuttavia di non rimandare questa decisione e pertanto di individuare una soluzione diversa. Norvegia e Groenlandia, hanno quindi stabilito che, data l’impossibilità di incontrarsi, le quote sarebbe rimaste allo stesso livello di quelle attuali. Una decisione sicuramente frutto di un sensato ragionamento, ma che in fin dei conti viene fuori anche da una spiccata attitudine a trovare un’intesa e da un più solido  sicuro meccanismo di cooperazione tra Nuuk ed Oslo.

I due paesi collaborano molto infatti, in settori economici e di ricerca. In un simile contesto, l’intesa risulta scontata. Le quote della Groenlandia nel Mare di Barents sono state fissate per l’ano 2021 a 4.000 tonnellate di merluzzo bianco, 900 tonnellate di eglefino e 450 tonnellate di pesce pollock (merluzzo giallo). Inoltre, la Groenlandia avrà una quota fino a 250 tonnellate di catture accessorie di altre specie. La quota di merluzzo norvegese in Groenlandia sarà di 1.350 tonnellate mentre la quota di halibut sarà di circa 30 tonnellate. Un accordo tutto sommato semplice, ma si sa, quando tra due paesi intercorrono sani rapporti, anche il mantenere le quote dell’anno precedente non costituisce un grosso problema

Norvegia leader del mercato della pesca? È tutto da vedere

Sicuramente Oslo può giocare la carta del buon vicinato, in termini di rapporti con l’UE, per far funzionare a meglio il proprio mercato e tirare acqua al proprio mulino, cosa che al momento risulta più difficile alla Russia. Dalle parti dell’Atlantico infatti, il clima si è fatto decisamente più pesante rispetto a qualche anno fa, quando il consapevole strapotere russo aumentava e altri paesi non ritenevano interessante l’investimento nell’Artico. La Norvegia è sicuramente più libera nei movimenti, ed è molto competitiva. Ma potrebbe reggere una leadership nel settore? Un interrogativo interessante, se si pensa che la strada non è così semplice. In un contesto singolare come quello artico, non si fatica a credere che la voce grossa sia fatta anche da realtà molto piccole, come ad esempio l’Islanda, la quale contribuisce anch’essa ad una cospicua quantità di produzione di pesce. Tristemente noto è il primato che fa capo ad entrambi i paesi, che è quello della caccia alle balene; una pratica vietata, ma praticata ancora, particolarmente in Norvegia. Su quella, la Norvegia può ottenere facilmente il primato, ma se si considera il mercato ittico a livello globale, ci sono ostacoli difficili da sormontare e rivali di tutto rispetto di cui, non si può non tenere conto.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ARTICO