PAPA FRANCESCO E L’URGENTE MESSAGGIO DI PACE PER MUSULMANI E CRISTIANI

La visita di Papa Francesco in Iraq nel Marzo 2021 è un passo fondamentale per le comunità cristiane irachene e un chiaro segnale di sostengo per i musulmani colpiti da Daesh. Due comunità, due confessioni, che costituiscono l’eredità religiosa irachena. Attraverso il dialogo e l’incontro con l’altro, Papa Francesco sta esercitando una “pazienza geologica” costituita da “atti concreti per raggiungere le persone”. 

LA VISITA IN IRAQ 

La visita apostolica avverrà dal 5 all’8 Marzo 2021 sulla base dell’invito della Repubblica d’Iraq e della chiesa cattolica locale. Il papa visiterà Baghdad, la Piana di Ur legata alla figura di Abramo, Erbil, Mosul e Qaraqosh nella Piana di Ninive. La visita del Papa è un chiaro messaggio di pace, ha sottolineato il governo di Baghdad. La visita del Pontefice infatti conferma da un lato il ruolo dei cristiani in Iraq, ma dall’altro l’importanza del dialogo, lo strumento fondamentale per instaurare solidarietà tra musulmani, cristiani e tra tutti i popoli dell’Asia occidentale.

Proprio sul dialogo il Papa si soffermò più e più volte nel corso del suo pontificato. La più recente afferma che il dialogo non è una formula magica. Esso richiede molti sforzi ed impegni concreti con le persone nel mondo. Già nel 2019 Papa Francesco firmò un documento sulla fratellanza umana in nome della tolleranza, dell’apertura e della conoscenza reciproca, con l’obiettivo di fare del bene gli uni per gli altri. 

L’Iraq, una terra tanto provata da guerra, paura e distruzioni, ritrova ora con il viaggio del Pontefice una nuova speranza. Una concreta fattibilità di un inizio di un dialogo di pace tra cristiani e musulmani. Il messaggio di Papa Francesco è risuonato in tutto il mondo. Il Patriarca di Babilonia dei Caldei ha commentato così: “da tempo viviamo nella paura, ma il Santo Padre porterà il messaggio di fraternità. Sarà per noi un nuovo Natale”. E’ necessario costruire la fiducia, la pace e la stabilità per poter vivere in un mondo in cui tutte le comunità possano vivere in solidarietà le une con le altre. 

Per quanto riguarda la storia, l’Iraq ne ha tanta da raccontare. E’ sempre stata una terra che ha saputo accogliere una compresenza di confessioni. Per i cristiani, non fu sempre facile testimoniare la fede. Cattolici, ma sopratutto caldei, ortodossi e nestoriani furono coloro che ebbero maggiori difficoltà. In realtà però se avviciniamo la lente d’ingrandimento scorgiamo dei dettagli importanti. La strategia di Daesh nel paese non si costruì su persecuzioni di “avversari religiosi”. E’ importante tenere a mente questo. Le loro azioni erano rivolte agli occupanti, anche musulmani. Nel mirino degli attentati c’erano anche musulmani, considerati appunto occupanti. La strategia, che si andò perfezionando col tempo, mirò alla creazione di un Iraq instabile, sprofondato nel caos e nella disperazione. Gli obiettivi erano quelli di allargare il più possibile le fratture sociali già esistenti, giocare su fratture settarie e radicalizzare ogni differenza apparentemente inconciliabile. Il tutto per mantenere una “stabile incertezza”

IL GOVERNO IRACHENO E LA SITUAZIONE NEL PAESE PER I CRISTIANI

La volontà di instaurare un dialogo tra musulmani e cristiani c’è anche da parte del governo iracheno. Il presidente della Repubblica aveva già incontrato il Papa in precedenza con il desiderio di porre alle discriminazioni nei confronti dei gruppi religiosi e delle minoranze. Discriminazioni che trovarono il loro culmine con l’avvento di Daesh che devastò ampie zone della Siria e dell’Iraq. Il gruppo terroristico ha infatti distrutto molte chiese e monasteri e i cristiani — oggi minoranza religiosa — si sono ridotti notevolmente. Attualmente il governo è alle prese con una crisi politica ormai decennale, con una crisi economica gravissima e con incalzanti proteste da parte della popolazione che è ormai esasperata. Ma la volontà comunque non si ferma e l’invito de Papa da parte del Presidente ne è una chiara testimonianza.

I cristiani in Iraq sono considerati una delle più antiche comunità di credenti presenti in modo continuo in un paese del mondo. Nel 2003 i cristiani in Iraq erano circa 1.5000.000 e rappresentavano più del 6% della popolazione, già in calo rispetto al 1947 quando ne rappresentavano circa il 12%. Dopo la guerra iniziata nel 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte degli USA, il numero di cristiani è sceso a 450.000 nel 2013. Oggi sono attualmente 202.000. I cristiani oggi vivono principalmente a Baghdad, Bassora, Erbil e Kirkuk e nelle città assire e in regioni come la Piana di Ninive. 

Molte famiglie, durante la cattura delle città da parte dell’ISIS, furono costrette a fuggire dalle loro case. Molte di queste oggi sono illegalmente occupate. Ad inizio novembre 2019 però circa 200 famiglie sono riuscite a tornare a Mosul. Mosul è stata la roccaforte di Daesh. Questo si impadronì della piana di Ninive costringendo gli abitanti a violenze e uccisioni. Mosul però da sempre è una città multiculturale con una forte presenza cristiana che risale all’inizio della cristianità. Infatti, con la liberazione della piana di Ninive e con l’abbandono di Daesh di questi territori, è cominciato il process di ricostruzione. Non soltanto di edifici e case, ma anche e sopratutto della fiducia e del tessuto sociale. Una ricostruzione ancora più ardua quindi. C’è bisogno oggi del ritorno dei cristiani in Iraq, c’è bisogno di ricostruire l’antico tessuto e di ripopolare un territorio di cui i cristiani facevano parte fin dall’antichità. 

UN SEGNALE FORTE DA PARTE DEI MUSULMANI 

Un altro segnale forte arriva dai giovani musulmani di Mosul che hanno aiutato alla pulizia delle Chiese, chiedendo il ritorno dei cristiani nella città. I volontari musulmani operano per cancellare le tracce dello Stato Islamico e portare aiuti ai più bisognosi. Mohammed Essa, cofondatore di un gruppo di volontari impegnati al ripristino di edifici storici della città di Mosul, dichiara: “Questo è un messaggio che lanciamo ai cristiani, diciamo loro: tornate, Mosul non è completa senza di voi!”. La chiesa siro-cattolica di San Tommaso fu una delle prime chiese ad essere ripulite. 

Luogo storico di culto risalente alla metà dell 1800, è stato oggetto delle violenze e depredazioni da parte di Daesh. Dopo i saccheggi, la chiesa ha versato in condizioni di abbandono rischiando il crollo completo. Il gruppo di giovani volontari per ha voluto considerarla l’emblema della rinascita. Si voleva spazzare via gli orrori subiti da Daesh. Lo stesso Essam racconta le brutalità vissute in prima persona: ““Vogliamo cambiare – afferma – la percezione della gente nella regione, e in tutto il mondo, sulla città di Mosul. Vogliamo dire che i cristiani appartengono a questa terra. Essi hanno una ricca e preziosa storia alle spalle qui”. 

Fin dalla liberazione di Mosul, il gruppo (Sawaed al-Museliya, Braccia di Mosul) ha fornito assistenza e aiuti distribuendo cibo e beni di prima necessità. Essi vogliono sostenere gli sforzi della comunità locale e preparare il terreno per il ritorno di tutte le famiglie cristiane cacciate da Daesh.

CONCLUSIONE

Quella di Papa Francesco sarà la prima visita di un pontefice in Iraq, anche se nel 2000 Papa Giovanni Paolo II visita la città di Ur considerata la città natale di Abramo. Abramo, padre delle tre grandi religioni monoteiste: islam, cristianesimo ed ebraismo. La visita quindi si inscrive nei gesti di solidarietà degli stessi musulmani e nella volontà e speranza dei cristiani per un futuro migliore. Il messaggio di pace non è soltanto per i cristiani, ma per l’Iraq in generale. Una preghiera affinché tutti gli abitanti iracheni possano vivere in pace e nel rispetto reciproco. 

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