UNIONE EUROPEA E TURCHIA: SBIADISCE LA PROMESSA DI UN AVVICINAMENTO

Il Consiglio Europeo ha approvato sanzioni economiche ai danni della Turchia in occasione del vertice di dicembre. I rapporti con l’UE, e in particolare con la Francia, risultano sempre più tesi. 

Il Consiglio Europeo ha approvato nuove sanzioni economiche ai danni della Turchia in risposta alle trivellazioni avvenute nelle acque del Mediterraneo orientale rivendicate da Cipro e Grecia, e più in generale per via dell’atteggiamento unilaterale e dell’ostilità turca nei rapporti con l’UE. 

Le sanzioni, inizialmente richieste da Cipro e dalla Francia sono state approvate all’unanimità dai 27 leader europei. Nel mese di ottobre il Consiglio UE si era già trovato nella posizione di dover decidere sulla questione turca, rimandando l’applicazione delle sanzioni a questo dicembre e invitando il governo turco ad interrompere le attività illegali condotte nel Mediterraneo orientale per scongiurare l’attuazione di provvedimenti. In cambio della cooperazione turca erano stati assicurati aiuti per la gestione dei rifugiati siriani. Nel vertice di dicembre il Consiglio UE, nel rispetto della propria coerenza, non ha potuto fare altro che constatare le ripetute provocazioni perpetrate dalla Turchia, decidendo quindi di applicare le sanzioni preannunciate in ottobre. 

Entro marzo 2021 verrà deciso se applicare ulteriori sanzioni al paese alla luce del rapporto sullo stato delle relazioni economiche, politiche e commerciali tra UE e Turchia che l’Alto Rappresentante Josep Borrell e la Commissione sono chiamati a produrre per allora. Anche la sola possibilità che ciò avvenga deve essere interpretata come una pressione diplomatica al governo di Ankara e alla linea politica adottata dal presidente Erdoğan, in aperto contrasto con l’UE, i suoi stati membri e i suoi leader.

Nel valutare quest’ultima evoluzione dei rapporti tra l’UE e la Turchia è fondamentale ricordare l’interesse di quest’ultima di entrare a far parte dei paesi membri dell’UE. La richiesta, già avanzata nel 1987, ha ottenuto timidi progressi fino all’interruzione nel 2016 in occasione del fallimentare colpo di stato contro il presidente Erdoğan. 

Dalle conclusioni del vertice del Consiglio UE risulta che gli stati membri rimangono aperti al dialogo con il paese turco e pronti a migliorare la situazione dei rapporti. Un segnale che non è stata attuata una linea dura contro la Turchia si desume dal fatto che dal vertice non è risultato un embargo alla vendita di armi ad Ankara. In particolare Germania, Italia e Spagna si sarebbero opposte a questa ulteriore presa di posizione contro Erdoğan. 

Nonostante le attuali tensioni, e l’ingresso turco in UE apparentemente sempre più lontano, gli interessi tra UE e Turchia sono infatti molteplici e rilevanti per entrambe le parti, e gli stati europei sono intenzionati a trovare una via che porti alla distensione dei rapporti.

Tensioni con la Francia 

È soprattutto con la Francia che il governo di Ankara ha registrato tensioni negli ultimi mesi, ed è stata proprio la Francia uno dei paesi a chiedere con più forza provvedimenti volti a reprimere l’atteggiamento turco nei confronti dell’UE. I punti di contrasto sono numerosi, tra gli ultimi la Libia, con la Francia a sostenere il maresciallo Haftar in opposizione al governo di Serraj sostenuto dalla Turchia e legittimato da UE e ONU, o il conflitto del Nagorno-Karabakh, dove la Francia ha manifestato sostegno all’Armenia e la Turchia si è dichiarata pronta ad assicurare aiuto militare a Baku. Ancora più vivo risulta il contrasto tra i due leader, Macron e Erdoğan, che non si sottraggono a vicendevoli attacchi personali.

Il conflitto avviene, oltre che sul piano geopolitico, anche su quello ideologico. Macron si è espresso duramente contro l’Islam politico e il “separatismo islamista”. La Francia è stata teatro di diversi attacchi terroristici che hanno spinto il governo francese a rivendicare la libertà di espressione e il principio di laicità dello stato francese. La presa di posizione francese non è stata accettata di buon grado da Erdoğan, che l’ha interpretata come una provocazione alla fede musulmana.  

I punti dello scontro tra Macron e il suo omologo turco sono numerosi e di non facile risoluzione. Le due potenze sembrano trovarsi a un punto in cui un riavvicinamento sembra complicato, se non impossibile. Sono però numerosi anche i motivi per cui sarebbe necessaria una tregua tra i due governi. In primo luogo il Consiglio UE, pur approvando le sanzioni ai danni della Turchia, ha contestualmente aperto a un confronto positivo che spera avvenga presto con Ankara. La cooperazione tra UE e Turchia è di fatti fondamentale per la gestione dei flussi migratori e per le relazioni economiche intrattenute tra il paese turco e gli stati membri dell’Unione.

Se l’UE ha veramente interesse a ricucire i rapporti con la Turchia, e possiamo essere piuttosto sicuri di questo, la Francia risulta essere un tassello fondamentale in questa transizione di rappacificamento. In ultimo, Francia e Turchia sono entrambi membri della NATO. Se da un lato anche il presidente francese riconosce delle mancanze nella capacità di azione da parte dell’Alleanza Atlantica, dall’altra l’organizzazione rappresenta ancora un attore multilaterale di grande rilevanza all’interno del contesto di sicurezza internazionale, ed è paradossale che due dei suoi stessi membri siano tra i principali artefici dell’instabilità nel mediterraneo.

La reazione turca alle sanzioni  

Erdoğan giudica tiepida la decisione del Consiglio UE che a suo vedere non ha accontentato i paesi, tra cui sicuramente la Francia, che avrebbero voluto una linea dura contro Ankara. Il presidente turco non sembra quindi impressionato dalla decisione dell’UE, che effettivamente risulta più come una “non decisione”. Fino a marzo non verranno infatti applicate le sanzioni, e dal comunicato si legge chiaramente l’intenzione di riconciliarsi il prima possibile con la Turchia. Resta da capire se l’opinione turca criticherà il proprio presidente per l’ennesimo danno ad un paese già provato dalla crisi economica, o se giudicherà negativamente l’UE per l’ostilità verso la Turchia. In tal caso garantirebbe a Erdoğan l’opportunità di apparire come un leader forte e capace nella difesa della propria nazione.

Conclusioni

I più recenti avvenimenti, oltre alle ripercussioni sui rapporti con l’UE e alla stabilità nel Mediterraneo, impongono una riflessione anche sul futuro della NATO. I toni tra i due leader appaiono fin troppo accesi per poter sperare in una prossima riconciliazione, l’UE in questo scenario si trova quindi a dover definire la linea politica nei rapporti con la Turchia. D’altronde lo stesso Macron ha recentemente ribadito la necessità di realizzare un rafforzamento politico dell’Unione Europea, pur sottolineando l’importanza di fare della lotta al terrorismo islamico un obiettivo centrale dell’Europa. 

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