CRIMEA: TRA RUSSIA E DIRITTO INTERNAZIONALE

Lunedi 7 dicembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione proposta dall’Ucraina circa il problema della militarizzazione della Crimea, nonché di parti del Mar Nero e del Mar d’Azov. 

La risoluzione esorta la Federazione Russa, “come potenza occupante”, a ritirare le unità militari presenti sulla penisola nonché ad interrompere il trasferimento di sistemi d’arma avanzati, inclusi aerei e missili, in grado di trasportare armi nucleari, munizioni e personale militare in quello che da parte del governo di Kiev, viene ancora considerato come territorio appartenente all’Ucraina.

La Crimea è il territorio sovrano della Russia e il paese ha il diritto di fare tutto il necessario per garantire la sua sicurezza secondo le norme stabilite dal diritto internazionale. In questo caso, la questione in oggetto è il territorio sovrano della Federazione Russa, dove la Federazione è libera di fare tutto ciò che è necessario per garantire la propria sicurezza nel quadro del diritto internazionale e nel quadro dei suoi obblighi internazionali”. Questo è quanto ha dichiarato ai giornalisti lo scorso mercoledì 9 dicembre il ​​portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il quale è intervenuto in conferenza stampa per chiarire la posizione del governo russo al riguardo. 

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Peskov, trattando della Crimea,  sul rapporto che intercorre tra Mosca ed Ankara ha precisato che “La situazione della Crimea crea alcune incomprensioni con la Turchia, anche se rimaniamo su opinioni completamente opposte, continueremo a spiegare la nostra posizione al governo di Ankara”.

Secondo Peskov, le relazioni tra Russia e Turchia sono importanti per entrambi gli Stati dal punto di vista della sicurezza e della stabilità regionale. “Queste relazioni sono di natura reciprocamente vantaggiosa e si basano sui principi di non interferenza negli affari interni dell’altro e sul rispetto degli interessi reciproci”, ha sottolineato il portavoce.

Il chiarimento del Cremlino è stato più che dovuto, dato che il 2 dicembre, una settimana prima della risoluzione proposta dall’Ucraina, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che, dopo il colloquio avvenuto ad Ankara con il suo collega ucraino Dmitry Kuleba, la Turchia avrebbe accolto con favore l’iniziativa di Kiev affinchè venisse creata una  piattaforma Crimea per negoziare questioni relative alla penisola. Questo incontro è avvenuto dopo che ad ottobre, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva ribadito di non riconoscere la Crimea come parte della Russia.

A complicare la vicenda sull’ex penisola Ucraina, si aggiungono anche le dichiarazioni di Maria Zakharova, Direttore del Dipartimento di Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, la quale, rilasciando un’intervista al TASS (agenzia di stampa russa) ha dichiarato: “Come abbiamo avuto modo di vedere, la risoluzione è politicamente di parte e non ha nulla a che fare con la situazione reale nella penisola. Ancora una volta l’Ucraina ha utilizzato la piattaforma delle Nazioni Unite per propagare le sue rivendicazioni politiche e territoriali, le quali ad oggi rimangono infondate, sulla Crimea”.

Zakharova inoltre ha voluto ricordare che “La questione dell’annessione territoriale della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli al territorio della Federazione Russa è stata risolta una volta per tutte dai residenti della penisola tramite il  referendum del marzo 2014Il referendum si è tenuto in stretta osservanza del diritto internazionale. È assolutamente inopportuno sollevare questioni circa l’annessione territoriale durante il corso della terza sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che discute esclusivamente di questioni sociali, culturali, umanitarie e dei diritti umani”.

Maria Zakharova ha affermato anche che l’estremo pregiudizio politico della risoluzione è stato dimostrato dal fatto che “le delegazioni che si sono astenute e hanno votato contro sono state più numerose di quelle che hanno sostenuto la risoluzione”

La Russia ha davvero violato il diritto internazionale annettendo la Crimea?

Per rispondere a questo interrogativo bisogna ritornare indietro almeno di vent’anni e citare il  trattato di partizione russo-ucraino sullo status e le condizioni della flotta del Mar Nero firmato nel 1997 e prorogato nel 2010, che ha determinato lo stato delle basi militari e delle navi in ​​Crimea prima della crisi del 2014. Alla Russia è stato permesso di mantenere fino a 25.000 truppe, 24 sistemi di artiglieria, 132 veicoli corazzati e 22 aerei militari nella base militare di Sebastopoli e nelle ulteriori infrastrutture militari nella penisola di Crimea. La flotta russa del Mar Nero aveva diritti di base in Crimea fino al 2042. L’utilizzo delle stazioni di navigazione propedeutiche allo schieramento di militari russi avvenuto nel febbraio 2014 nella penisola di Crimea, seppure in modo improprio, non hanno violato il trattato di partizione russo-ucraino. 

Inoltre, sia la Russia che l’Ucraina sono firmatarie della Carta delle Nazioni Unite; la ratifica di tale accordo ha diverse implicazioni in termini di diritto internazionale , in particolare quelle che riguardano i temi delle dichiarazioni di indipendenza , sovranità , autodeterminazione , atti di aggressione ed emergenze umanitarie . Vladimir Putin ha affermato che le truppe russe nella penisola di Crimea avevano lo scopo di “garantire condizioni adeguate affinché il popolo della Crimea potesse esprimere liberamente la propria volontà”, mentre l’Ucraina e altre nazioni sostengono che tale intervento è una violazione della sovranità territoriale di Kiev.

Inoltre, secondo la Costituzione russa, l’ammissione di nuovi soggetti federali è regolata dalla legge costituzionale federale (art. 65.2); che adottata   nel 2001 postula che “l’ammissione di uno Stato straniero o di una sua parte in Russia sarà basata su un accordo reciproco tra la Federazione Russa e lo Stato interessato e avrà luogo ai sensi di un trattato internazionale tra i due paesi; inoltre, deve essere avviato dallo Stato in questione e non da una sua parte in secessione o dalla Russia“.

Per ovviare a tale impedimento, il 28 febbraio 2014, il parlamentare russo Sergey Mironov , insieme ad altri membri della Duma, ha presentato un disegno di legge per modificare la procedura costituzionale russa per l’aggiunta di nuovi soggetti federali. Secondo il disegno di legge, l’adesione al territorio federale russo potrebbe essere avviata da una parte in secessione di un qualsiasi Paese, a condizione che ci sia “l’assenza di azione di un efficiente governo sovrano dello Stato straniero“; per tale motivo la richiesta di annessione potrebbe essere avanzata dagli organi secessionisti di uno Stato o sulla base di un referendum indetto dalla parte secessionista secondo la legislazione nazionale corrispondente.  

L’11 marzo 2014, sia il Consiglio supremo della Crimea che il Consiglio comunale di Sebastopoli hanno adottato una dichiarazione di indipendenza, in cui si dichiarava la loro intenzione di dichiarare l’indipendenza e richiedere la piena adesione alla Russia qualora l’opzione filo-russa avesse ricevuto il maggior numero di voti durante il referendum sullo status programmato . La dichiarazione si riferiva direttamente al precedente dell’indipendenza del Kosovo , con cui la provincia autonoma del Kosovo e Metohija, popolata da albanesi, dichiararono l’indipendenza dalla .   Così il 14 marzo si tenne il referendum sull’indipendenza della Crimea, dove risultò che i 95,5% degli elettori era favorevole alla secessione dall’Ucraina e all’annessione alla Russia.  

Seppure l’Ucraina, di concerto con l’Unione Europea e la Turchia, non riconoscano l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, alla luce di quanto appena analizzato e visto i precedenti di diritto internazionale, reputo che la Crimea non rientrerà nuovamente sotto l’egida di Kiev per mezzo delle Nazioni Unite. La situazione risulta essere tanto complicata per l’Ucraina, quanto assodata per la Russia, che risulta utopistico rivedere la penisola nuovamente territorio ucraino

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