COSA È STATO ANNUNCIATO AL CLIMATE AMBITION SUMMIT 2020

Durante il Climate Ambition Summit svoltosi sabato 12 dicembre, molti Paesi e figure chiave presso diverse organizzazioni internazionali hanno comunicato i piani e gli interventi futuri per affrontare la sfida del decennio: la gestione del cambiamento climatico.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres qualche giorno fa, durante un discorso tenuto alla Columbia University di New York in merito all’attuale stato del nostro pianeta, ha sottolineato non solo l’importanza, ma l’urgenza di “far pace con la natura”. Un messaggio chiaro e diretto, ripreso più volte dai diversi capi di Stato e di governo, nonché da scienziati e membri di organizzazioni internazionali, nei loro videomessaggi di sabato 12 dicembre in occasione del Climate Ambition Summit 2020, tenutosi virtualmente a causa dell’attuale pandemia da Covid-19. L’evento è stato co-ospitato dalle Nazioni Unite, dal Regno Unito e dalla Francia, in collaborazione con il Cile e l’Italia. Tale vertice si posiziona come uno “sprint verso Glasgow”, città scozzese nella quale si terrà la COP26 dal 1 al 12 novembre 2021. 

Durante il vertice, i Paesi hanno annunciato quali saranno i loro prossimi Nationally Determined Contributions (NDCs), dunque come si comporteranno per quanto riguarda le future emissioni. Subito dopo il discorso di apertura tenuto da Guterres, ha preso la parola il Primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, il quale ha riconfermato l’impegno del Paese di ridurre del 68% le emissioni di gas inquinanti entro il 2030, prima di raggiungere la carbon-neutrality entro il 2050. Alok Sharma, Business ed Energy Secretary e Presidente della futura COP26, ha affermato: “As a country, we have demonstrated we can both rapidly cut carbon emissions, while creating new jobs, new technologies and future-proof industries that will generate economic growth for decades to come”.

Di spessore l’intervento del Presidente del Cile Sebastián Piñera Echenique. Il Paese sudamericano si sta ponendo, infatti, come vero e proprio modello da seguire per il successo degli investimenti nelle energie pulite e nella mobilità elettrica. L’impiego delle rinnovabili in Cile è passato dal 32,8% del 2013 al 45,5% del 2018, così come è aumentata la produzione di energia solare ed energia eolica. Inoltre, il Paese ha avviato già da qualche anno il processo di decarbonizzazione anche nell’ambito della mobilità elettrica, grazie all’impiego di numerosi bus elettrici. Tale impegno lo ha reso il secondo Paese al mondo, subito dopo la Cina, per trasporto pubblico ad emissioni zero.

La strada è in salita, ma la Comunità internazionale sembra essere nella direzione giusta, soprattutto adesso che c’è stata l’elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti. Il ritorno degli USA nell’Accordo di Parigi, così come evidenziato nel programma del Presidente, potrebbe portare a ridurre in buona percentuale le emissioni e a ridurre il riscaldamento globale di 0,1°C.

Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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