NORMALIZZAZIONE DEI RAPPORTI DIPLOMATICI TRA MAROCCO E ISRAELE: UN ULTERIORE PASSO AVANTI PER GLI ACCORDI DI ABRAMO

Il Marocco prende parte agli Accordi di Abramo. Tuttavia, questi ultimi, pur se celebrati come una “vittoria diplomatica”, potrebbero essere fonte di ulteriore instabilità nel Maghreb e nel Medioriente.

Il 10 dicembre è stato firmato l’accordo per la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra il Marocco e Israelecon la mediazione dell’amministrazione Trump. 

L’annuncio sancisce un rapporto ufficioso tra i due Paesi in corso da decenni e testimoniato dagli uffici diplomatici marocchini stabiliti in Israele dopo gli anni ‘90 – relazione formale sospesa a seguito della seconda intifada – e dai numerosi incontri tra il re Hassan II e i leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin. I legami tra i due sono inoltre facilitati dalla presenza di una grande comunità ebraica marocchina spostatasi in Israele dopo il 1948 mantenendo, però, le proprie tradizioni e legami culturali con la patria marocchina.

L’accordo di normalizzazione, che si aggiunge a quelli firmati tra Israele e Sudan, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, sembra costituirsi come una win-win solution per tutte le parti coinvolte nel processo di negoziazione

Per Israele rappresenta una svolta diplomatica di non poca importanza: il Marocco è, infatti, il primo stato arabo del Maghreb a riconoscere lo Stato d’Israele

Per il presidente americano, invece, si tratta di una ulteriore vittoria diplomatica. Trump sta svolgendo un ruolo di mediatore inducendo diversi stati arabi al riconoscimento dello Stato di Israele con la firma degli Accordi di Abramo – il prossimo in lista potrebbe essere l’Arabia Saudita come il recente incontro tra il Primo ministro israeliano Netanyahu e il principe saudita Mohammed bin Salman presso la città di Neom sembra preludere – mirando, in questo modo, a porre fine alle tensioni legate al conflitto israelo-palestinese e, quindi, garantire maggiore stabilità al Medioriente.

Infine, il Marocco ottiene il riconoscimento della propria sovranità sul Sahara Occidentale, territorio conteso, fin dal ritiro della Spagna dall’area geografica in questione, tra il Marocco, appunto, e il Fronte Polisario, sostenuto da Algeria e Mauritania. 

Tuttavia, gli equilibri geopolitici del Medioriente e Nord Afica potrebbero risultarne più dissestati che saldi. Innanzitutto, non può essere sottovalutato il coinvolgimento dell’Algeria e della Mauritania nella disputa riguardo il Sahara Occidentale. Pertanto, il riconoscimento della sovranità del Marocco su tale territorio, oltre a possibili sconti frontali tra l’esercito marocchino e il Fronte Polisario, potrebbe comportare un inasprimento delle tensioni con gli stati vicini e, di conseguenza, divisioni all’interno dell’Unione Africana e della Lega Araba. D’altro canto, gli Accordi di Abramo, pur presentati dall’amministrazione Trump come una “vittoria” facilitando, nella sua prospettiva, la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e facendo parte degli sforzi attuati dal leader statunitense per “portare pace e prosperità nel mondo”, rendono in realtà impossibile la soluzione a due Stati e, di conseguenza, la salvaguardia dei diritti fondamentali per il popolo palestinese

Più che stabilità e certezze, dunque, gli accordi di normalizzazione sembrano creare tensioni e instabilità sia nel Maghreb che nel Medioriente.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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