YUKOS: L’ARBITRATO PIÙ COSTOSO DI SEMPRE

L’arbitrato Yukos verrà certamente ricordato come uno dei più costosi arbitrati della storia. Il caso si è concluso con un lodo che ha accordato una compensazione pari a circa 50 miliardi di dollari a favore degli investitori ricorrenti e a carico del Governo di Mosca.

Il caso Hulley Enterprises (Cyprus) Limited, Yukos Universal Limited (Isle of Man) and Veteran Petroleum Limited (Cyprus) v. Russian Federation (di seguito, Yukos) è noto per essersi risolto nel più costoso lodo arbitrale di sempre. Gli arbitri del tribunale della Permanent Court of Arbitration (PCA), Yves Fortier QC, Charles Poncet e Stephen Schwebel, hanno infatti accordato, all’esito, una compensazione pari a circa 50 miliardi di dollari a favore degli ex azionisti di maggioranza di Yukos e a carico della Russia. 

La controversia ha avuto origine nella lamentata ‘persecuzione’ della compagnia petrolifera e del suo amministratore delegato, Mikhail Khodorkovsky, da parte delle autorità di Mosca per presunta evasione fiscale. In seguito alla nazionalizzazione di Yukos da parte delle autorità russe nel 2003 e all’arresto di Mikhail Khodorkovsky, gli ex azionisti di maggioranza di Yukos – Hulley Enterprises, Yukos Universal e Veteran Petroleum – avviavano un arbitrato contro la Russia.

I ricorrenti sostenevano che lo Stato convenuto avesse violato gli obblighi ai sensi dell’Energy Charter Treaty (ECT) attraverso una serie di azioni che avevano condotto, in esito, al trasferimento delle attività di Yukos a colossi del settore energetico di proprietà statale (Rosneft e Gazprom). Dal canto proprio, Mosca affermava che Yukos fosse passata in mano pubblica solo dopo che i suoi proprietari non avevano pagato gli arretrati fiscali.

Nel 2007, la Corte permanente di arbitrato, costituita secondo le regole UNCITRAL e con sede a L’Aja, veniva quindi investita di una serie di ricorsi congiunti presentati dagli ex azionisti Yukos i quali accusavano il Cremlino di aver violato i loro diritti. In particolare, gli azionisti di Yukos denunciavano un’espropriazione illecita dei loro investimenti da parte del Governo di Mosca, sostenendo inoltre di essere stati oggetto di trattamenti arbitrari, ingiusti e discriminatori. L’accusa principale era quella per cui il Governo di Mosca avrebbe utilizzato strumentalmente variazioni al regime fiscale con il preciso intento di espropriare i beni di Yukos.

Il lodo PCA

Il lodo che ha concluso il procedimento arbitrale si sviluppa in quasi 600 pagine, a testimoniare l’elevato numero di questioni che gli arbitri si sono trovati a dover affrontare e giustificare. Le principali questioni trattate erano volte a comprendere se la Russia stesse agendo in buona fede nell’avvio di una serie di rivalutazioni fiscali, ispezioni e procedimenti in relazione a Yukos o se queste fossero semplicemente un pretesto per espropriare i beni della compagnia petrolifera.

Un’altra questione, non meno importante, aveva ad oggetto alcune azioni di Rosneft, una società russa di proprietà statale, che bisognava capire se potessero essere attribuite al Governo di Mosca. Benché la Russia abbia a più riprese negato tale circostanza, il tribunale arbitrale ha ravvisato diverse prove che confermano come le azioni di Rosneft fossero, in realtà, attribuibili al Cremlino, tra cui anche diverse citazioni del Presidente Vladimir Putin in merito. 

Secondo il tribunale arbitrale l’espropriazione di Yukos non era stata condotta nell’interesse pubblico, bensì e piuttosto nell’interesse della più grande compagnia petrolifera statale, Rosneft, che ha rilevato le principali attività di Yukos praticamente a costo zero. 

Il tribunale PCA ha ordinato alla Federazione Russa di pagare un risarcimento di oltre 50 miliardi di dollari agli ex azionisti di maggioranza di Yukos. Il tribunale ha inoltre ordinato allo Stato soccombente di rimborsare ai ricorrenti 60 milioni di dollari di spese legali e 4,2 milioni di dollari di spese di arbitrato.

Il tribunale dichiarava, a supporto del lodo multimiliardario, che la Russia aveva posto in essere un vero e proprio attacco a Yukos e ai suoi stakeholder con il preciso scopo di mandare Yukos in bancarotta per appropriarsi dei suoi beni e, allo stesso tempo, con l’intento di rimuovere Khodorkovsky dall’arena politica. Il lodo ha anche chiarito una serie di punti, tra cui l’arbitrabilità delle controversie fiscali, il cosiddetto esproprio strisciante e l’attribuzione – e a quali condizioni – allo Stato delle azioni delle società in mano pubblica.  Queste e altre constatazioni del tribunale avranno sicuramente un effetto sulla successiva giurisprudenza dei tribunali arbitrali.

Il lodo è diventato di gran lunga il più costoso mai emesso da un tribunale arbitrale a dimostrazione del ruolo crescente che gli arbitri privati possono svolgere in relazione ai paesi in cui lo stato di diritto è debole. La decisione è nota come la più costosa di sempre, 20 volte maggiore di qualsiasi precedente, ed equivale a circa il 20% del budget annuale della Russia.

Gli sviluppi “ongoing”

Gli ex azionisti coinvolti stanno ora cercando di far eseguire il lodo Yukos in Belgio, Francia e altri paesi europei. La Corte Suprema olandese ha respinto la richiesta della Russia di sospendere l’esecuzione del lodo multimiliardario a favore degli ex azionisti di Yukos. La Russia afferma che i tribunali stranieri avrebbero ignorato la legislazione anticorruzione domestica e hanno contestato la giurisdizione internazionale sul caso.

Secondo gli avvocati del Cremlino, il caso deve essere giudicato dai giudici nazionali, poiché il parlamento nazionale non ha ratificato l’Energy Charter Treaty, base di Yukos per la richiesta. Il ministero della Giustizia insiste che gli ex azionisti abbiano preso possesso dei beni “con l’aiuto di comprovata collusione, offerte fittizie e corruzione”. Resta il fatto che l’azienda è stata acquisita per ben al di sotto del suo valore commerciale.

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