LA NORVEGIA RINNOVA LA SUA ARCTIC POLICY PER L’HIGH NORTH

La rimodulazione di Oslo tra proseguimento dei rapporti commerciali e gestione del security dilemma . 

Lo scorso 27 Novembre la premier norvegese Erna Solberg ha presentato un nuovo white paper che illustra la linea strategica per i prossimi anni per il Nord della Norvegia. Un documento che va ad aggiornare la strategia rilasciata nel 2011, quando alla guida della Norvegia c’era Jens Stoltenberg. La precedente strategia era fortemente influenzata dal pensiero dell’allora Ministro degli Esteri Jonas Gahr che vedeva nel rapporto con la Russia l’opportunità di condurre un dialogo basato sulla cooperazione e la fiducia reciproca. Sicuramente incentivato dalla risoluzione dell’annosa questione della delimitazione del confine marittimo nel Mare di Barents avvenuta nel 2010, le prospettive per gli anni a venire erano pervase da un ottimismo relazionale raramente condiviso nelle aree di confine.

La risoluzione della contesa nel Mare di Barents fu una pietra miliare nei rapporti russo-norvegesi perchè risolse una questione che, dalla delimitazione delle rispettive ZEE avvenuta tra il 1976-1977, aveva condizionato i rapporti tra i due Paesi. Ma gli interessi economici e di sicurezza alla fine condussero le trattative verso un accordo che divideva l’area del Mare di Barents contesa in modo equo. Nel corso di questi anni la consapevolezza della strategicità delle regioni polari è cresciuta esponenzialmente a causa del cambiamento climatico e dello scioglimento dei ghiacci. Aspetto da tenere in profonda considerazione soprattutto per la Norvegia, la cui superficie che si estende oltre il Circolo Polare Artico è relativamente grande e profondamente diversa dalla parte meridionale.

Già dal titolo del documento appena rilasciato sono chiari i soggetti coinvolti e gli obiettivi prefissati: “People, opportunities and Norwegian interests in the High North. L’attenzione è rivolta, quindi, alla dimensione umana del Nord della Norvegia, fondamentale per gli interessi dell’intero Paese. Queste le parole della Ministra agli Affari Esteri Ine Eriksen Søreide: “In the whitepaper, we state that Norwegian interests in the Arctic should be asserted through a strong, vital, and competent Northern Norway. It is about a people and a region growing and developing. Presence and welfare does not only carry economic and strategic importance, it also holds enormous significance for the security of the entire country”.

 Il legame che persiste tra politica estera, la questione della sicurezza e le persone che abitano il Nord della Norvegia viene ribadito dalla Prima Ministra Solberg che punta forte sulla cooperazione tra investitori locali per incentivare la crescita di start-up e lo sviluppo di tutto un tessuto socioeconomico nella regione. Il Nord della Norvegia, infatti, è un’area dove politica domestica e politica estera sono profondamente interconnesse, investimenti volti al miglioramento sociale, educativo ed economico locale hanno profonde ripercussioni anche nella strategia che la Norvegia assume nei confronti dei suoi vicini. “Investing in the people of North Norway is a crucial investment in Norway’s security” afferma la Prima Ministra nel suo discorso pronunciato ad Alta. Ma la realtà che circonda la Norvegia nell’High North è profondamente cambiata da quel 2010 in cui si immaginava una stretta collaborazione con il vicino russo. Nel documento infatti la Russia gioca un pò da protagonista dei nuovi obiettivi strategici norvegesi. Il documento si articola in:

  •  Foreign and security policy
  • Climate change and the environment
  • Social development in the north
  • Value creation and competence development
  • Infrastructure, transport and communications
  • Civil protection and emergency preparedness

Al principio viene posto proprio il tema più rilevante. Come detto, i dieci anni intercorsi tra la pubblicazione dei due documenti hanno visto profondi mutamenti nell’assetto geopolitico artico motivati da una crescente rilevanza strategica della regione su scala mondiale. In termini di difesa degli interessi nazionali dei singoli Stati artici, questo si è spesso tradotto in una militarizzazione dell’area in cui la Russia, vicino più prossimo, sembra aver fatto i progressi maggiori. Una militarizzazione che, come afferma Tormod Heier, Tenente Colonnello dell’esercito norvegese e professore al  Norwegian Defense Command and Staff College ha una chiara e ben definita motivazione: “The Russians initiate military countermeasures to face increased American presence, which Norway helps facilitate in the High North. Russia would probably not be as edgy if it were Norwegian forces operating in the Norwegian-Russian border areas. However, Norway no longer keep the American’s at an arm’s distance. On the contrary. The Norwegian “invitation policy” is continued in the High North whitepaper, which contributes to further militarization of Norway’s most important strategic neighborhood”.

 Lo stesso Tenente Heier definisce l’“invitation policy”, condotta sotto l’ombrello Nato e adottata con gli Stati Uniti, un deterrente per il mantenimento della pace e di un rapporto collaborativo con il vicino russo. Condotta da cui, infatti, si genera il classico security dilemma che consiste nel provocare reazioni degli Stati vicini in conseguenza al rafforzamento dell’apparato militare di difesa. La continuità prevista per questa strategia anche nel nuovo white paper dedicato all’High North di certo non facilita il raggiungimento degli obiettivi di mantenimento della stabilità e della cooperazione quanto, invece, indebolisce l’apparato legale vigente come vero ed unico arbitro dell’equilibrio geopolitico artico.

Non mancano di certo ampi ambiti di collaborazione previsti tra i due Paesi, individuati nelle opportunità generate da una nuova era industriale ed energetica guidata dall’estrazione di petrolio e gas artico. Ciò che sembra ridimensionato in termini di collaborazione sembra l’area del Mare di Barents e il porto russo di Murmansk che, nel white paper del 2012, trovava ampio spazio con il Norwegian Barents Secretariatindicato come leader di diversi progetti che proponevano uno sviluppo transnazionale, ma che nell’ultima versione trova uno spazio molto più limitato.

Il superamento della diatriba sulla giurisdizione nel Mare di Barents del 2010 sembrava aver aperto una nuova era nei rapporti russo-norvegesi ispirati da collaborazione e stabilità. Nonostante non ci sia stata una ufficiale o radicale frizione dei rapporti, si registra un irrigidimento da entrambe le parti. Il security dilemma sembra farla da padrone. La necessità di difendere i confini nazionali incentiva una militarizzazione che procede a passo spedito, ma che comunque non chiude le porte ad una collaborazione basata soprattutto su rapporti commerciali ed economici.

Il mantenimento di rapporti pacifici è scandito dalla vicendevole imprescindibilità d’accesso alle acque di rispettiva giurisdizione che assicura la percorribilità delle rotte polari. Gli interessi commerciali, come per la diatriba risolta nel 2010, probabilmente sarà ancora il driver principale dell’evoluzione del rapporto tra i due Paesi, ma il tutto condotto con alle spalle un apparato militare sempre più tecnologico e ben fornito.               

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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