COSA NE PENSANO ALCUNI LEADER MONDIALI DEL NUOVO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

La difficoltà ad accettare la vittoria cerulea 

La coppia Biden-Harris, eletta durante le scorse presidenziali di novembre, ha fin da subito dato vita alle prime discussioni a proposito di quali saranno le implicazioni della loro elezione nella politica mondiale e quali possano essere i pareri dei leader mondiali riguardo la coppia uscita vincitrice dalla corsa alla Casa Bianca. Ha l’elezione di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti già portato i capi di stato dei paesi del mondo ad un cambio di rotta e di toni nei confronti della scolorita potenza occidentale?

Un paese che negli ultimi quattro anni ha costituito uno dei principali interessi esteri della politica economica e non degli Stati Uniti è proprio la Cina di Xi Jinping. Tuttavia, la potenza economica dell’est del mondo non è annoverata tra quei paesi che ancora faticano ad accettare la schiacciante vittoria del leader democratico. Infatti, molte nazioni aspettano ancora a congratularsi con Biden per la sua vittoria come la Russia, il Messico e il Brasile, i quali attendono la riconta dei voti e la conferma del Collegio Elettorale che dovrebbe avvenire proprio domani. Tra questi paesi non figura, quindi, la Cina che si è premurata di congratularsi con Biden seppur con una settimana di differita dalla sua vittoria alle elezioni. 

Cosa ne pensa la Cina 

Il rifiuto di Donald Trump ad accettare la vittoria di Joe Biden ha influenzato molti paesi simpatizzanti del presidente uscente e delle sue politiche a fare altrettanto. Per dimostrarlo questi paesi hanno mantenuto il silenzio a seguito delle avvenute elezioni americane. E mentre i leader europei chiamavano alternativamente Biden per complimentarsi, sembrava che la Cina gli avrebbe riservato lo stesso trattamento adottato dagli stati precedentemente citati. Tuttavia così non è stato perché, proprio ad una settimana dall’esito, la Cina ha deciso di congratularsi attraverso le dichiarazioni tramite le parole del rappresentante degli affari esteri cinese Wang Wenbin.

Ciononostante cosa aspettarsi dalle nuove relazioni Usa-Cina è ancora incerto, seppure il programma di Biden parli chiaro: la Cina resta il più grande competitor da affrontare, però ciò che appare altrettanto chiaro è la voglia di Biden di dimostrare quanto crede in modo totalmente diverso rispetto a Trump. Sicuramente il problema maggiore resta l’economia, ma Biden, piuttosto che nascondersi nel protezionismo, sembra essere orientato verso un rinnovamento che renderebbe il Made in Usa più competitivo in modo da far fronte alle minacce economiche poste dal gigante economico cinese.  

Il mutismo della Corea del Nord 

Anche il Nord Corea è annoverato tra i paesi che non si sono ancora congratulati con il neoeletto presidente. Possiamo dire quasi con assoluta certezza che Joe Biden non è sicuramente la persona con cui il Nord Corea sperava di affrontare per i prossimi quattro anni. Infatti, il rapporto creatosi durante la presidenza Trump tra quest’ultimo e Kim Jong Un non è lo stesso che si prospetta con l’arrivo del democratico Biden alla Casa Bianca. Biden ha sin dal primo momento affermato chiaramente le sue opinioni in merito ai rapporti Usa-Corea del Nord e quest’ultimi non lasciano prospettare una duratura stabilità.

Difatti Biden si è dichiarato completamente in disaccordo con le politiche adottate dal tycoon negli ultimi quattro anni: ha affermato con fermezza durante tutte le sue interviste in campagna elettorale che un comportamento come quello adottato dal leader nordcoreano non avrebbe certamente più trovato le accomodanti politiche repubblicane ad attenderlo se lui fosse stato eletto. Questo significherà sicuramente una ritrovata instabilità dei rapporti tra i due stati le cui relazioni si erano stabilizzate negli ultimi quattro anni trascorsi tra scambi di note e visite di stato. D’altronde, però, il Nord Corea tende sempre ad essere poco accomodante all’inizio di ogni nuovo mandato presidenziale, come il mondo ha avuto l’occasione di constatare nel breve periodo dopo l’insediamento di Trump nel 2017. 

La reazione di Erdogan

Un altro forte personaggio autoritario di cui Donald Trump è stato energico simpatizzante negli ultimi quattro anni è sicuramente il leader turco, il presidente Recep Tayyip Erdogan. Infatti, i rapporti Usa-Turchia si possono ritenere fino a questo momento quasi sempre cordiali. Si può addirittura affermare che ci siano stati dei favoritismi da parte degli Stati Uniti per la Turchia: di fatto il presidente uscente Trump si è sempre battuto negli ultimi anni per evitare che questa fosse sanzionata per l’acquisto di armi dalla Russia, cosa che la legge americana condannerebbe. La legislazione statunitense, il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (per altro approvata proprio durante la presidenza Trump) sanzionerebbe di regola tutti i paesi che decidano di acquistare dai maggiori avversari degli Stati Uniti: Iran, Nord Corea e Russia.

Questo avrebbe dovuto comportare una conseguente sanzione per la Turchia a causa dell’acquisto del sistema missilistico russo. Tuttavia Trump ha sempre evitato che le sanzioni fossero messe in atto nei confronti della Turchia, nonostante i forti richiami da parte del Congresso e del Dipartimento di Stato. Che la rotta stia per cambiare è indubbio: Biden ha, infatti, annunciato di voler adottare un tono e dei modi sicuramente più duri con Erdogan e la risposta di quest’ultimo si è avuta quasi in contemporanea con i risultati delle elezioni americane, quando il leader turco ha esclamato con fare provocatorio- secondo le fonti di Al-Jazeera- di essere pronto e in attesa delle sanzioni che verranno fatte al suo paese. 

Quale futuro per i rapporti con l’India 

L’attuale primo ministro indiano, Narendra Modi non ha indugiato nel congratularsi con il neoeletto Joe Biden e soprattutto con la sua vicepresidentessa Kamala Harris, essendo quest’ultima in parte di origine indiana. Modi le ha porto le sue congratulazioni per i risultati raggiunti, soprattutto in quanto figlia di immigrati e parte di minoranze etniche all’interno degli Stati Uniti. Ma ciò non rappresenta sicuramente un occhio di riguardo quando si parla di politica. Di fatto, i rapporti tra India e gli Usa di Trump sono stati negli ultimi tempi pacifici e ricchi di accordi bilaterali. Tuttavia questo non è da considerarsi per forza un punto a favore delle politiche indiane.

L’India, infatti, è stata da sempre di grande interesse per gli Stati Uniti che, all’indomani dello scioglimento dell’Urss, hanno cercato di intrattenere rapporti con essa, permettendole di ammodernarsi e di entrare a far parte di tutto il sistema internazionale e multilaterale di accordi. Sistema che si è incrinato con l’avvento di Trump, ma in cui Biden sembra riporre la più completa fiducia. Le prospettive di Biden restano positive, seppure con qualche eccezione quando si parla di diritti umani, nodo importante, ma su cui l’India è molto spesso carente. 

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