COSA PREVEDE L’ACCORDO RCEP? QUALI SONO LE SUE CONSEGUENZE?

Un accordo commerciale di portata storica unisce i paesi dell’Asean+5, ponendosi in parallelo con il CPTPP. 

Il 15 novembre scorso, i leader dei dieci paesi membri dell’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), insieme a quelli di Australia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Nuova Zelanda, hanno firmato un accordo commerciale chiamato Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP).

L’accordo è da considerarsi di portata storica per due motivi principali: la sua estensione in termini di PIL mondiale e il suo valore simbolico di integrazione economica della regione dell’Asia-Pacifico. Procedendo con ordine, si calcola che i paesi firmatari del RCEP producano circa il 30% del PIL mondiale, il 27% del valore dello scambio di merci globale, il 18% nel settore dei servizi e che questi paesi siano la destinazione del 19% del totale degli investimenti diretti esteri (FDI) mondiali. Per quanto concerne il suo valore simbolico, il RCEP rappresenta un’occasione per dare organicità e coerenza alle regole commerciali in vigore nella regione, e soprattutto una prima sede di intesa commerciale tra Cina, Corea e Giappone.

Come dichiarato dall’organizzazione Asean stessa, dal suo sito Internet, “l’obiettivo del RCEP è quello di stabilire una partnership economica moderna, inclusiva, di qualità e di mutuo beneficio, che faciliti l’espansione del commercio regionale, degli investimenti e che contribuisca alla crescita economica globale [….]. L’accordo RCEP lavorerà in parallelo per supportare un sistema di commercio multilaterale aperto, inclusivo e basato su regole definite”.

Ma in cosa consiste l’accordo, più nel dettaglio?

Le negoziazioni per il RCEP, a cui ha partecipato anche l’India fino allo scorso anno, sono iniziate nel 2012; il tempo trascorso sino alla firma lascia pensare che definire misure accettate da tutte le parti non sia stato semplice. Questo non deve destare grande stupore se si pensa alla diversità, in termini di sviluppo economico, dei paesi coinvolti. Il trattato definisce regole comuni, applicabili sia a paesi sviluppati, sia a paesi in via di sviluppo, sia ad economie meno mature come la Birmania. Considerando che i dazi tra i paesi firmatari erano già largamente assenti, a causa di accordi di libero scambio bilaterali e multilaterali preesistenti, lo snodo cruciale del RCEP si riconosce nella sua definizione di una rule of origine comune.

Questo termine indica un criterio utilizzato per definire il paese di provenienza di un prodotto, così da poter essere esente da eventuali dazi, in tutte le sue destinazioni regionali, e fornire una documentazione riconosciuta dalle dogane di tutti i paesi firmatari. Ad oggi, in mancanza di un criterio comune, ogni paese classifica un bene come prodotto in un determinato paese in base a regole differenti; ciò significa che uno stesso prodotto incorre in tariffe doganali diverse a seconda della classificazione adottata da ciascun paese di destinazione. 

La rule of origine determinata dal RCEP prevede che almeno il 40% del valore del bene finale debba essere stato prodotto da uno dei paesi firmatari, affinché questo benefici di agevolazioni doganali. Inoltre, l’accordo definisce un documento unico, valido per tutti i firmatari, tramite il quale un prodotto verrà riconosciuto come aderente al criterio della rule of origine descritta. Questo significa che l’accordo promuove una semplificazione burocratica, un’omogeneità e una convenienza economica tale per cui le catene di approvvigionamento della regione diventeranno maggiormente integrate.

Dal punto di vista di Pechino, un’integrazione con i vicini rappresenta un vantaggio strategico grazie al quale potrebbe importare con facilità, qualora vi fossero nuovi screzi con Washington e, allo stesso tempo, esportare largamente nella regione, andando così a rinforzare il progetto di rafforzamento economico regionale già proposto tramite la Belt and Road Initiative. 

I possibili vantaggi che la firma del RCEP avrà per Pechino sono stati il motivo che hanno spinto il governo di Dehli a ritirarsi dall’accordo, temendo di venire poi “invasi” da importazioni di merci cinesi a basso costo. Tuttavia, secondo il The Economist, saranno Corea e Giappone a godere di maggiori vantaggi da questo accordo, con una crescita del reddito reale del +1% tra il 2020 e il 2030. 

Se la firma dell’accordo può far pensare ad una riduzione delle tensioni tra Pechino e l’Australia, in termini di dazi sui prodotti agricoli, questa deduzione non trova conferma nel documento firmato. Infatti, il RCEP si concentra sullo scambio di beni manufatturieri, restando incompleto per quanto concerne il commercio di prodotti agricoli e servizi. Questo significa che la Cina non sarà vincolata a ridurre i dazi sull’orzo australiano, né il Giappone a limitare i tributi su prodotti agricoli primari quali riso, grano, carne di manzo e maiale. Pertanto, le principali tensioni geopolitiche tra i paesi firmatari non trovano nel RCEP un potenziale canale di risoluzione. 

Per quanto concerne le implicazioni geopolitiche globali, la descrizione dell’accordo fornita dal sito ASEAN stesso fornisce al RCEP gli attributi di un accordo pensato per ampliare ed aprire nuove strade per il sistema globale di scambi, senza definirlo come l’istituzionalizzazione di un’enclave commerciale nell’Asia-Pacifico. Questo aspetto è fondamentale considerando che il RCEP è stato a lungo presentato come un sistema antiamericano, in opposizione con il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), promosso dagli Stati Uniti e poi entrato in atto senza Washington. 

Il CPTPP, entrato in vigore nel 2018, conta sette membri tra i firmatari del RCEP (Australia, Brunei, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam) più quattro membri delle Americhe (Canada, Cile, Messico e Perù). Questo accordo, che include solamente economie considerate avanzate o mature, abbatte il 100% i dazi sul commercio di beni tra paesi firmatari. Il CPTPP è considerato un accordo più dettagliato e di più ampio respiro, che copre anche i temi del commercio di servizi, traffico dei dati, imprese statali, diritti dei lavoratori e protezione ambientali, tutti argomenti non dettagliati nel RCEP.

La Cina, esclusa dal CPTPP e considerata estranea a questo accordo a trazione atlantica, ha recentemente espresso, attraverso le parole di Xi Jinping, il desiderio di diventare il dodicesimo paese firmatario. Le ragioni di questa scelta potrebbero essere di due ordini: cercare un punto di contatto con l’amministrazione Biden, qualora il neo-presidente decidesse di riportare gli Stati Uniti nel CPTPP, o, al contrario, stringere nuovi accordi commerciali in previsione di rinnovate tensioni con Washington. 

Il RCEP può essere letto come una dichiarazione di indipendenza della regione, che, senza la presenza dell’alleato americano, è riuscita a creare una zona di intesa commerciale e di conseguenza geopolitica. La nuova amministrazione dovrà fronteggiare il rischio di una diminuzione di influenza economica nella regione dell’Asia-Pacifico, a potenziale vantaggio di una Cina ancor più integrata con le economie regionali. 

In conclusione, mentre gli Stati Uniti si interrogano su come riavvicinarsi a Pechino e agli alleati regionali, l’Asia-Pacifico accelera verso la formazione di una zona di integrazione e coesione commerciale che aumenterà la dipendenza economica tra gli attori regionali coinvolti. 

Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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