LE RELAZIONI RUSSO-TURCHE FRA COOPERAZIONE E CONFLITTO

Le relazioni tra Mosca ed Ankara ad un primo sguardo sembrano essere basate sull’amicizia e sulla collaborazione, ma in realtà nascondono una serie di conflitti e contrapposizioni, che non sembrano, però essere in grado di recidere totalmente il legame economico che nonostante tutto continua ad esserci fra i due paesi.

Questo non deve sorprendere perché, sebbene per l’opinione pubblica occidentale Putin ed Erdogan siano due facce della stessa medaglia, per via dei messaggi improntati al rispetto della tradizione, alla diffusione dei valori religiosi e l’allergia ai valori delle democrazie occidentali, le loro ambizioni geopolitiche li pongono su un piano di concorrenza ma, al contempo stesso di collaborazione.

Ma non è sempre stato così, infatti, a partire dal 2004 i due paesi hanno intrapreso una serie di progetti sul campo energetico, con il Turkstream e con la costruzione della centrale nucleare ad Akkuyu. E nonostante l’abbattimento di un jet russo sul confine turco-siriano nel novembre 2015, i rapporti sembrano essersi ristabiliti. Ma contestualmente all’aumento della collaborazione fra i due paesi, sono cresciute le cause di scontro che poggiano la loro origine nei tentativi di entrambi i leader di ricavarsi un posto nella politica internazionale. Essenzialmente sono tre i teatri di scontro delle due potenze: in Medio Oriente, in Africa e nei territori che una volta facevano parte dell’Unione Sovietica.

Per quando riguarda il primo, ormai è ben noto il supporto di Mosca al presidente siriano Bashar Al Assad, che l’ha vista direttamente impegnata nel campo con propri uomini, che poggia la sua origine nel solido rapporto fra i due paesi già durante la guerra fredda. Ciò ha permesso al paese mediorientale di diventare uno dei più importanti partner di Mosca nella regione, come testimoniato dalla base militare di Tartus, che ha permesso alla Russia di ottenere un accesso al mar Mediterraneo già obbiettivo di lungo corso degli zar.

Aldilà dello specifico caso siriano, Mosca ha intrapreso amichevoli relazioni con tutti i paesi dell’area non solo con attori anti-Americani o anti-Israeliani, ma anche con i curdi, nemici di lunga data di Ankara; in questo contesto, si inserisce l’intervento Turco nella regione, che trova la sua origine nel lungo conflitto interno che il paese combatte contro i Curdi dell’PKK nel sud del paese, che hanno costituito il motivo dell’invasione del nord del paese nell’ottobre dello scorso anno. Inoltre, la Turchia sostiene i ribelli che si oppongono contro Al Assad e i suoi sforzi negli ultimi anni hanno cercato di stabilizzare la frontiera meridionale, contenendo i profughi, ma soprattutto, nel tentativo di evitare delle ripercussioni interne. 

In Africa, il conflitto libico e l’assenza di un intervento da parte dell’occidente hanno permesso alla Russia di cercare di inserirsi nel conflitto, in un’ottica di un maggiore coinvolgimento del paese nel continente, testimoniato dai numerosi accordi che legano i singoli paesi africani alla potenza euroasiatica. In questo contesto Mosca appoggia Haftar su tre livelli: economico, politico e militare. Dal canto suo, la Turchia sostiene Al Serraj e l’operazione militare, quest’ultima lanciata da Ankara a suo sostegno, costituisce un banco di prova non tanto delle sue capacità militari ma piuttosto di quelle logistiche.

Ma è soprattutto in Ucraina che l’attivismo politico turco rischia di attaccare da vicino la Russia. Infatti, ad ottobre di quest’anno, il presidente ucraino Zelenskyy e quello turco Erdogan hanno firmato un accordo difensivo e di cooperazione, che pone il secondo a sostegno di un ulteriore fazione che si scontra con un’altra a sua volta appoggiata da Mosca.

Nel Caucaso, la recente riaccensione del conflitto in Nagorno-Karabakh ha visto le truppe azere avanzare e riconquistare diverse posizioni perse durante la guerra del ‘94 grazie anche al sostegno turco, che hanno costretto la Russia a sacrificare parte del suo prestigio presso gli armeni per ottenere un “cessate il fuoco” che evitasse una totale perdita di controllo nella regione.

Inoltre, merita attenzione anche il sostegno della Turchia all’ingresso della Georgia nella Nato, che porta i confini dell’alleanza vicino a quelli russi. Del resto, se da un lato, Ankara vede di buon occhio una minor presenza statunitense in Medioriente, dall’altro considera l’alleanza come un’ assicurazione contro l’aumento del controllo russo sul mar Nero.

Come anticipato, le relazioni fra i due paesi si basano anche su solide relazioni commerciali, che fanno della Russia il secondo partner commerciale e il principale energetico della Turchia, che nella pratica si tramutano in una serie di progetti condivisi, come il già citato Turkstream, e una serie di contratti che vedono la Russia rifornire la Turchia di armamenti.

Le relazioni fin qui descritte consegnano un quadro di concorrenza ed opposizione fra le parti, nella consapevolezza che un’interruzione degli accordi non può portare vantaggi. La stessa logica si può ritrovare nelle relazioni che la Russia ha con la Germania, la quale, da un lato impone sanzioni e dall’altro non rinuncia alla creazione del Northstream 2.

La contrapposizione non è dovuta ad uno specifico odio, piuttosto, è dovuta alla sovrapposizione degli interessi delle parti, e che in entrambi i casi poggiano nella loro storia, nel passato sovietico per la Russia, e nel passato ottomano per la Turchia.

Infatti, nel primo caso non si può fare a meno di notare come le aree di interesse della Russia corrispondano grossomodo alle aree di interesse già dell’Unione Sovietica, se non della Russia zarista in alcuni casi, ovvero: Europa orientale, Medioriente e Africa. Dall’altro lato si ha da parte di Erdogan la volontà di portare avanti la dottrina neo-ottomana sviluppata dall’ex ministro degli esteri di Ankara Davutoglu, anche se con diverse modifiche rispetto alla versione originaria.

I rapporti fin qui descritti ci consegnano un quadro che vede i due paesi impegnati in una serie complessa di relazioni, che se da un lato vedono l’incompatibilità degli interessi, da un altro invece questi coincidono e spingono alla collaborazione, con la conseguenza di un comportamento ambiguo sulla scena internazionale, con la contrapposizione in diversi fronti, senza però rinunciare a fruttuosi affari.

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