IL LASCITO DI TRUMP NELL’ARTICO: ACCELLERA SULLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE

Trump consegna una pesante eredità a Biden: le trivellazioni nell’Artico. Come si muoverà il nuovo presidente?

Aprire l’Arctic National Wildlife Refuge dell’Alaska all’esplorazione petrolifera  è stato uno dei punti fermi della politica di Trump durante la sua presidenza. Un progetto articolato su varie incursioni ma che non è stato portato a termine. Tuttavia proprio ora, quando manca poco tempo al cambio di inquilino della Casa Bianca, l’amministrazione uscente avrebbe annunciato una spinta dell’ultimo minuto per favorire le trivellazioni nell’Artico.   

Una decisione controversa quella di Trump, che però indica la volontà di lasciare il segno del suo mandato. Stando alle recentissime dichiarazioni, quindi, sarebbe intenzionato a vendere i contratti di locazione nell’ANWR già dal 6 gennaio, due settimane prima dell’insediamento del neopresidente Biden. D’altronde, il nuovo presidente non si è speso con favore all’ipotesi di trivellare un’oasi come l’ANWR, nota per la sua biodiversità. Su questa specifica zona dell’Alaska poi, il dibattito infuria da qualche decennio, e si discute in particolare, sul realizzare o meno attività petrolifere. Gli ambientalisti si oppongono e le varie amministrazioni che si sono succedute, hanno espresso opinioni diverse in merito. 

Ma a cosa si deve l’accelerazione delle procedure di locazione? Sicuramente alla volontà di creare una situazione irreversibile, per la quale Biden si troverebbe davanti al fatto compiuto. Il ripristino delle condizioni precedenti sarebbe difficile da attuare. In sostanza quindi, questo gesto rappresenterebbe non solo la realizzazione di uno degli obiettivi di Trump, seppur tardiva, ma anche l’ennesimo colpo basso inflitto al competitor elettorale. Nel frattempo, si prevede che molte saranno le compagnie petrolifere che manifesteranno il loro interesse ad accaparrarsi una fetta di territorio ricco di petrolio. 

Tale interesse senza scrupoli, deve comunque fare i conti con l’opinione pubblica statunitense e la popolazione dell’Alaska, che non vedono di buon occhio la violazione di un’oasi naturale. La controversa operazione, comunque trova opposizioni non solo nei cittadini, ma anche tra le stesse compagnie petrolifere: alcune di esse, tra cui la Total hanno reso noto il loro risentimento per questa iniziativa. Sulla questione si spaccano anche le banche: molte grandi realtà infatti avrebbero dichiarato parere contrario, in quanto più esposte a problemi di reputazione, un aspetto che potrebbe tangere poco, le banche minori, tanto da indurle a finanziare il progetto.

Le uniche armi in mano a Biden, una volta insediato, sarebbero due:quelle che passano per le aule dei tribunali, dove di solito finiscono molte delle attività petrolifere nell’Artico americano e quelle che invece riguardano il processo di regolamentazione. Nella prima ipotesi l’esito , dipenderà dallo stato di avanzamento della vendita dei contratti di locazione: più si andrà avanti, minori saranno le possibilità di invertire la rotta. Nel secondo caso, il governo Biden potrebbe rendere complicata la vita alle compagnie locate nell’ANWR con la creazione di regolamenti di tutela ambientale. La vicenda quindi, metterà il nuovo presidente nelle condizioni di doversi rimboccare le maniche fin da subito. Per molti anni, il petrolio ha rappresentato una delle chiavi di lettura della politica internazionale statunitense, e da qualche tempo, il discorso aveva ripreso vigore. Resta da capire se il percorso di Biden si articolerà su questa tendenza o segnerà il percorso inverso, in funzione della tutela ambientale.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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