BORIS JOHNSON FISSA IL NUOVO CARBON BUDGET: UN OBIETTIVO TROPPO AMBIZIOSO?

Il Regno Unito ha annunciato con largo anticipo i suoi Nationally Determined Contribution (NDCs) promettendo di ridurre le emissioni di gas serra ulteriormente e più velocemente di qualsiasi altra economia entro il 2030. 

Venerdì 4 dicembre il Primo Ministro Boris Johnson ha annunciato l’ambizioso obiettivo del Regno Unito di ridurre le emissioni del 68% entro il 2030, un incremento in percentuale significativo rispetto al precedente obiettivo del 57% stabilito nel 1990. Quanto dichiarato da Johnson ha lo scopo di stimolare anche altre grandi economie a seguirne l’esempio e renderebbe, inoltre, il Regno Unito uno dei primi Paesi a livello mondiale a portare le proprie emissioni interne in linea con quanto stabilito nell’Accordo di Parigi del 2015, di cui il Regno Unito fa parte. 

In qualità di Paese ospitante della prossima COP26, che si terrà a Glasgow in partnership con l’Italia dall’1 al 12 novembre 2021, il Regno Unito si impegna dunque ad inviare un messaggio chiaro in merito al suo contributo per il raggiungimento degli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi, intraprendendo un’azione decisa per il raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero entro il 2050. 

Secondo quanto indicato dal Carbon Change Committee, il Regno Unito sta attualmente attraversando la terza fase del suo carbon budget[1]Il Paese ha rispettato in passato gli standard indicati nella prima fase del carbon budget(2008-2012) e nella seconda fase (2013-2017), ritrovandosi attualmente sulla buona strada (2018-2022). Ciononostante, non si ritrova sulla strada giusta per il raggiungimento degli obiettivi indicati nelle fasi quattro (2023-2027) e cinque (2028-2032). 

Pertanto, gli attivisti e gli esperti sul clima hanno dichiarato che il governo necessita di adeguare i propri piani al fine di raggiungere tali obiettivi il prima possibile. “C’è bisogno di un’azione concreta da parte del governo per ridurre le emissioni in tutto il Paese”, sostiene John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace UK, e aggiunge: “Se vogliamo un futuro diverso e affrontare davvero l’emergenza climatica, bisogna riavviare l’economia creando nuovi posti di lavoro green”. 

L’unica soluzione sembra essere questa. Una sfida troppo grande per Johnson? Staremo a vedere.


[1] Con carbon budget, o bilancio del carbonio, si delinea in sostanza quanta COun Paese può ancora emettere nell’atmosfera. 

Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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