L’IRAN: LO “STATO DELLA RESISTENZA”

Tra equilibri geopolitici instabili, pandemia e un mercato petrolifero vacillante, la cooperazione con il Venezuela e l’India acquisiscono un ruolo chiave per l’Iran.

La Repubblica Islamica affronta un periodo di crisi senza precedenti. Agli equilibri geopolitici regionali particolarmente tesi si aggiunge l’emergenza sanitaria che, con circa 14 mila nuovi casi al giorno, genera sfide sempre più complesse per il regime comportando l’acuirsi delle problematiche socioeconomiche e delle disparità sociali, alimentando il malcontento popolare e determinando una crescente sfiducia nelle istituzioni.

Critica anche la situazione concernente il mercato petrolifero. Date le incertezze relative alla pandemia da Covid-19, lo scorso martedì 1/12 il prezzo del petrolio ha subito una nuova caduta con il Brent che ha raggiunto il prezzo di $47.62/barile e il WTI un prezzo di $45.11/barile. Data la politica di massima pressione statunitense e la volatilità del prezzo del petrolio, la situazione economica della Repubblica Islamica potrebbe rivelarsi particolarmente critica.

Tuttavia, Teheran mostra capacità di resilienza e cerca di aggirare l’“isolazionismo economico”, frutto delle sanzioni statunitensi, contando sui rapporti commerciali con il Venezuela e l’India.

Si consideri, in primo luogo, la cooperazione con il Venezuela, in virtù della quale l’Iran ha inviato recentemente una serie di carichi petroliferi al paese latino americano (la più grande flotta ha raggiunto le coste del Venezuela lo scorso 6 dicembre). Si tratta di una cooperazione avviata nel 1960, con un sostegno limitato all’ambito petrolifero, che è andata via via ampliandosi coinvolgendo anche i commerci e il settore energetico. Essa risponde ad un duplice obiettivo. Da un lato, vi è la necessità iraniana di controbilanciare il peso delle sanzioni statunitensi replicando un “asse della resistenza” in America Latina con Cuba, Nicaragua e il Venezuela; dall’altro, i rapporti commerciali con l’Iran rispondono al desiderio del regime di Maduro di diversificare le proprie fonti dato il mancato supporto della Cina e della Russiache hanno preferito non sfidare il regime sanzionatorio imposto dagli Stati Uniti.

Il governo venezuelano, infatti, incoraggia imprese private, esenti dalle sanzioni imposte, a firmare accordi di importazione ed esportazione con compagnie in Asia e in Medio Oriente come parte di uno sforzo per mitigare la crisi energetica e limitare l’effetto delle sanzioni statunitensi; il piano prevede, innanzitutto, una espansione delle relazioni commerciali con la Turchia e l’Iran.Altro asso nella manica per la Repubblica Islamica è l’India, il più grande importatore di petrolio iraniano dopo la Cina e il terzo maggior importatore e consumatore di petrolio al mondo.  Le sanzioni statunitensi avevano portato il paese ad interrompere i propri commerci con l’Iran e il Venezuela ma la presidenza del neoeletto Joe Biden potrebbe determinare un cambio di rotta. In effetti, di fronte alla necessità di diversificare le proprie fonti e di garantirsi una fornitura di petrolio a prezzi più economici per diminuire le spese e preservare le proprie riserve estere, il Ministro del petrolio indiano Dharmendra Pradhan ha preannunciato la possibilità di procedere con il ripristino dei rapporti con i due paesi dell’OPEC

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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