L’ACCORDO RCEP: SI SCRIVE ECONOMIA, SI LEGGE STRATEGIA

Con l’entrata in vigore del più grande accordo commerciale di sempre, alcuni dei 15 Paesi firmatari potrebbero guadagnare non solo dal punto di vista economico.

Il 15 novembre i Paesi membri dell’Asean, la più grande organizzazione asiatica di cui fanno parte dieci Stati del sud-est asiatico, insieme a Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda hanno firmato quello che ufficialmente diventa l’accordo di libero scambio più grande al mondo. 

Il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) costituirà un’area di cooperazione e scambio commerciale che coinvolgerà oltre 2 miliardi di persone che producono circa il 30% del Pil mondiale, coinvolgendo circa il 27% del commercio globale. 

L’accordo ha un peso notevole, specie se confrontato con altri trattati stipulati in passato: RCEP supera il Nafta (l’accordo tra USA, Messico e Canada) ed è maggiore anche del Pil prodotto dall’intera area economica europea (composta nella sua totalità da 30 Paesi). 

RCEP entrerà in vigore il prossimo anno e tra gli obiettivi dell’accordo vi è quello dell’abbattimento entro i vent’anni del 90% delle tariffe commerciali attualmente presenti tra i Paesi membri, imprimendo così un forte impulso nelle economie degli Stati firmatari. Secondo i calcoli, l’accordo – con disposizioni in tema di proprietà intellettuale, telecomunicazioni, servizi finanziari e commercio elettronico – potrebbe arrivare a produrre ricavi per oltre 200 miliardi l’anno, fino all’obiettivo del 2030 che prevede un ricavo totale di oltre 500 miliardi di dollari l’anno. 

Gli anni di negoziato e i grandi esclusi

La prima volta in cui si discusse della creazione di un’ampia area di libero commercio tra Paesi asiatici avvenne nel 2011 quando il Giappone propose la creazione della CEPEA, un accordo di libero scambio tra 16 Paesi dell’Asia Orientale, tra i quali rientrava l’India. 

Dopo nove anni di trattative, oggi RCEP sostituisce di fatto il CEPEA, divenendo il primo accordo di libero scambio in cui sono presenti sia Cina che Giappone (rispettivamente al secondo e al terzo posto tra le economie più importanti del pianeta). 

L’accordo ha visto però l’esclusione di due nomi importanti nel panorama dell’Asia orientale: gli Stati Uniti e l’India. Inizialmente l’India rientrava tra i Paesi del negoziato, ritirandosi però nel novembre 2019 a causa delle preoccupazioni del Paese per quanto riguardava l’effetto che i prodotti cinesi a basso costo avrebbero avuto sulla propria economia. Al di là però dei fattori economici, gli ultimi due anni di scontri proprio con Pechino hanno portato l’India a farsi da parte per il momento: al Paese però sono stati concessi 18 mesi di tempo qualora decidesse di voler riprendere i negoziati e di voler entrare all’interno dell’area di libero scambio. 

Oltre all’India, l’altro Paese che geograficamente è distante dall’Asia ma la cui influenza è sempre stata predominante con specifici Paesi, sono gli Stati Uniti ad essere i grandi esclusi dall’accordo.

Con il cambio di rotta della politica estera americana dell’amministrazione Trump, che ha portato alla crisi del multilateralismo asiatico (con il ritiro di Washington nel 2017 dal TTP, il Partenariato Trans -Pacifico), per la nuova amministrazione a guida Biden, l’eredità risulta essere pesante, proprio a causa anche del RCEP,  che comporterà ancora più coesione tra i partner asiatici, allontanando sempre di più la sfera d’influenza statunitense. Alle cause di questo allontanamento si aggiunge anche l’immobilismo del QUAD (l’accordo quadrilaterale di cui fanno parte India, Giappone e Australia) che ha portato negli ultimi anni ha situazioni tese tra gli Stati membri: per queste ragioni Biden, volendo correre ai ripari,  ha sottolineato l’importanza già ad inizio del nuovo anno di rinstaurare proficui rapporti con i suoi alleati asiatici.

Il guadagno del Giappone e la mossa cinese

Per il Giappone, l’adesione al RCEP risulta essere il vero primo accordo di libero scambio siglato con la Cina. La scelta di stringere un rapporto più stretto con Pechino è sicuramente dipesa delle problematiche degli ultimi anni scaturite con l’amministrazione Trump, ma risulta essere anche un importante rilancio della propria economia. Il Paese infatti passerà dal 49% al 61% nella rimozione delle tariffe su alcuni prodotti agricoli (escludendo però alcune categorie di maggior interesse per Tokyo quali il riso e il grano) e provvederà alla rimozione del 99% sui beni industriali. 

Allo stesso tempo, grazie all’accordo, la Cina rimuoverà le tariffe sull’86% dei prodotti esportati dal Giappone, un notevole aumento se si pensa che attualmente solo sull’8% dei prodotti sono escluse le tariffe doganali. 

Con l’esclusione dell’India dall’accordo, Pechino ottiene  inoltre la leadership incontrastata all’interno del RCEP. Mentre post-pandemia la Cina proseguirà gli accordi e lo sviluppo del suo progetto infrastrutturale più importante, quello della Nuova Via della Seta in Occidente, al contempo però RCEP le permetterà di incrementare la sua influenza ancora di più sul sud-est asiatico, attraverso l’inclusione di ulteriori progetti infrastrutturali e con nuovi flussi di investimenti esteri, favorevoli a Pechino specie in seguito agli ultimi anni in cui le tensioni con gli Stati Uniti e alcune frizioni con l’Unione Europea rischiavano di rallentare gli ideali di espansione economica cinese. 

Al fattore economico si aggiunge il peso politico che avrà la Cina all’interno dell’area: essa infatti si troverà ad avere non solo maggiore influenza in tutta l’area asiatica ma le permetterà anche il riavvicinamento con alcuni Paesi con i quali negli ultimi anni i rapporti si erano indeboliti, specialmente con il Giappone e l’Australia, con la quale i toni continuano al momento essere piuttosto tesi, a causa di diverse questioni diplomatiche che hanno interessato la reazione dell’Australia nei confronti della situazione di Hong Kong.  

Il ruolo della Corea del Sud 

Infine, anche la Corea del Sud avrà un ruolo importante all’interno del trattato, specialmente per quanto riguarda la ricerca di una maggiore cooperazione economica con i due colossi asiatici Cina e Giappone.

Mentre con il primo da alcuni anni si erano già sviluppati i primi accordi commerciali, a partire dal 2014, con l’intenzione di creare tra i due Paesi un accordo di libero commercio su alcuni prodotti eliminando alcune  tariffe su specifici prodotti, dall’altra parte il rapporto con il Giappone tenderà a divenire più stretto grazie all’eliminazione delle tariffe doganali sull’83% dei prodotti, così come indicato nell’RCEP (al momento ad esempio solo il 19% dei prodotti giapponesi esportati in Corea del Sud sono privi di tariffe). 

Se i tre colossi economici riusciranno a rendere più proficui i propri rapporti commerciali  tramite questo accordo, è possibile aspettarsi che nei prossimi anni l’area del sud-est asiatico diventerà la principale area economica del mondo, sia per quanto riguarda la produzione di beni sia per quanto riguarda il consumo. 

Se è indubbio l’incremento che avranno queste economie (secondo uno studio entro il 2030 grazie al RCEP Corea del Sud e Giappone aumenteranno dell’1% il proprio Pil reale entro il 2030), l’RCEP potrebbe favorire la Cina, la quale nei prossimi anni potrebbe riuscire ad accorciare sempre di più il gap economico con gli Stati Uniti, aggiudicandosi così il gradino più alto del podio tra le potenze mondiali. 

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