PECHINO COLPISCE CANBERRA: QUESTA VOLTA TOCCA AL VINO

L’introduzione di dazi sulle importazioni di vino australiano e la pubblicazione di un documento accusatorio aumentano le tensioni tra i due giganti dell’Asia-Pacifico

Il giorno 27 novembre il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese ha annunciato l’introduzione, dal giorno successivo, di dazi compresi tra il 107 e il 212% sulle importazioni di vino in bottiglia provenienti dall’Australia. 

Queste sanzioni, applicabili fino a data da destinarsi, sono il frutto di un’indagine antidumping, secondo la quale, i produttori di vino australiani esporterebbero vino in Cina ad un prezzo minore rispetto al costo di produzione, grazie a sussidi al settore agroalimentare concessi dal governo di Canberra. A causa di prezzi eccessivamente bassi, i produttori australiani avrebbero ottenuto una quota pari al 35% del mercato del vino in Cina, diventando così il primo paese esportatore davanti a Francia e Cile. 

Il governo di Canberra ha risposto alla decisione di Pechino attraverso un comunicato stampa del ministro dell’agricoltura David Littleproud il quale afferma che, l’Australia è il secondo paese del gruppo OECD con la più bassa percentuale di sussidi per l’agricoltura. Il ministro del commercio di Canberra, Simon Birmingham, ha invece ipotizzato un ricorso presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio riguardo i dazi imposti sull’orzo australiano a maggio 2020 e ha etichettato i nuovi dazi cinesi come una misura di natura politica, invece di commerciale.

Questa ipotesi trova origine negli accesi scambi diplomatici intercorsi da Pechino e Canberra nei mesi scorsi e in particolare nella pubblicazione, da parte della stampa australiana, di un documento consegnato dall’ambasciata cinese a Canberra. Il documento, costituito di 14 punti, dettaglia i motivi delle tensioni tra i due paesi, dal punto di vista di Pechino. L’accusa verso il governo Morrison di “avvelenare” le relazioni bilaterali si basa su, tra gli altri, il respingimento di alcuni progetti di investimento avanzati dalla parte cinese in Australia sulla base di minacce alla sicurezza nazionale, l’esclusione di Huawei e ZTE dall’infrastruttura 5G del paese e la decisione australiana di perseguire un’indagine indipendente sull’origine della pandemia, con un focus particolare sulla Cina.

In altri punti, Pechino accusa Canberra di una rappresentazione ostile sui media domestici, di finanziare think tanks che pubblicano ricerche non favorevoli ad un’immagine positiva della Cina nel mondo e di interferire su questioni interne come le proteste di Hong Kong e la condizione degli Uiguri nello Xinjiang. Diversi esponenti del governo australiano hanno replicato al documento in maniera accesa, sottolineando l’assoluta priorità della sicurezza nazionale nel contesto degli investimenti diretti esteri, le tattiche di “bassa” diplomazia adottate da Pechino e accusando la controparte cinese di insinuazioni immotivate. 

In conclusione, la pubblicazione di questo report accusatorio e l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di vino intensificano le tensioni sull’asse Pechino-Canberra e impongono a quest’ultima un’accelerazione nella sua strategia di diversificazione dell’export, che potrebbe trovare nuovo respiro grazie alla firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP).

Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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