IN THAILANDIA LA SATIRA SCENDE IN PIAZZA PER PROMUOVERE LA DEMOCRAZIA

In un’Europa dove si dibatte sulla legalità o meno della limitazione delle libertà personali a fronte della gestione di una emergenza sanitaria, in Asia, e in particolar modo in Thailandia dilagano proteste a favore della democrazia e che, al contempo, mostrano una peculiarità esemplare.

Nell’ambito delle proteste di stampo politico, sono state sempre adottate similitudini a dir poco scontate nei confronti di personalità e modi di fare non reputati consoni rispetto a quelle che sono le reali necessità del popolo. Al contrario, in Thailandia i giovani manifestanti hanno trovato un modo letteralmente sui generis per dar sfogo alle proprie rimostranze nei confronti di una monarchia costituzionale che ha smesso di coincidere con le necessità dei più.

Quando la politica diventa “animata”

Le manifestazioni politiche che da Luglio dilagano in Thailandia, nascono da un pacifico movimento che si origina dal web nei primi mesi del 2020, ma che dopo qualche mese imperversa nelle piazze. Tali manifestazioni reclamano le dimissioni dell’attuale governo, guidato dal premier  Prayuth Chan-ocha, un ex membro dell’Esercito nazionale che sale al potere nel 2014 in seguito ad un colpo di Stato. I giovani manifestanti, aderenti al gruppo “Free Youth Movement”, ormai da tempo chiedono un governo più democratico. Per rendere il loro messaggio “simbolico”, hanno adottato dei simboli capaci di lanciare dei messaggi a dir poco satirici: le tre dita alzate (indice, medio, anulare) fanno riferimento alla saga di Hunger Games con i ribelli di Capitol City; i dinosauri, che altro non sono che gli attuali politici thailandesi che dovrebbero estinguersi, il cartone animato Hamtaro con cui si sono aperte le proteste e che viene utilizzato nella sua immagine classica (con i semi di girasole in mano), poiché i politici thailandesi, proprio come il piccolo criceto sono golosi a dismisura, ma il loro cibo preferito è il denaro dei contribuenti.

Recentemente si è diffusa una nuova immagine simbolo: giganti papere gialle da piscina, con cui difendersi dai violenti getti d’acqua, mista a sostanze orticanti, che vengono lanciate contro i manifestanti. In realtà la papera, non ha solo la funzione di proteggersi dagli attacchi da parte delle forze armate, ma porta con sé una similitudine non di poco conto. Il riferimento è verso la “rubber duck” di un artista olandese, che in poco tempo è divenuta simbolo del conflitto politico in diversi Paesi, come Cina e Russia. Sebbene da un lato questi paragoni potrebbero sembrare goliardici, dall’altro mettono in risalto delle questioni rilevanti, come la riesumazione della legge della lesa maestà, strumento con cui si reprime ogni diffamazione contro la monarchia e che può comportare reati punibili fino a 15 anni di carcere. Tale legge è stata da sempre utilizzata come strumento per sovvertire le rivolte, che in questo caso specifico reclamano una riforma della Costituzione in chiave democratica.   

Solo bastoni, niente carote

Il desiderio, già chiaramente espresso dalla monarchia, di reprimere ogni forma di manifestazione contro la monarchia, è stato sottolineato dall’annuncio del premier thailandese ostinato ad utilizzare qualsiasi legge dello Stato a tal scopo. L’annuncio giunge all’indomani dei violenti episodi di ottobre e novembre. In tali occasioni, il premier ha avuto modo di specificare che i manifestanti siano soggetti violenti e che questo comporta uno sforzo da parte delle autorità e delle agenzie di sicurezza nazionale, verso non specificate azioni contro coloro i quali infrangano le leggi. In quest’ottica deve esser letto lo stato di emergenza varato ad Ottobre e che prevede: il diniego di qualsiasi raduno politico laddove siano presenti più di cinque persone, il pieno controllo di aree e informazioni da parte della polizia e l’adozione di misure serrate qualora tutti gli avvertimenti non vengano rispettati. A tal proposito si è espressa anche l’alto commissario per i Diritti Umani dell’Onu, Michelle Bachelet, la quale sostiene che nel Paese si stiano incriminando atteggiamenti dei manifestanti che in realtà rispondono ad un diritto fondamentale.

Secondo il premier, i manifestanti sono giovani non solo aggressivi e pericolosi per i costumi della nazione, ma  soggiogati da influenze straniere. In un certo senso queste considerazioni sono condivise anche dal re Vajiralongkorn, che seppur guidi il suo Paese dall’estero, soggiornando in Germania, sottolinei come la nazione abbia bisogno esclusivamente di persone che amino il proprio territorio e la monarchia.

Gli episodi degli scorsi mesi potrebbero aggravarsi dal momento che l’ Assemblea legislativa, competente nel formulare e approvare le modifiche costituzionali, ha respinto le richieste democratiche, esacerbando ancor di più la situazione. Volendo indagare sulle reali motivazioni che hanno portato i giovani thailandesi a riaccendere i fuochi democratici, possiamo ritornare indietro nel 2017, quando si ipotizza che l’attuale premier, contro cui i giovani democratici lottano al pari di Harry Potter contro Voldemort,  abbia manovrato una modifica della Costituzione ad personam, insieme alle elezioni.

I sessantottini dell’Asia

Importanti personalità delle università locali hanno espresso rivelazioni non di poco conto. Le manifestazioni pro-democrazia squarciano il silenzio politico attorno alla figura del re e al contesto politico thailandese in generale. I giovani asiatici, al pari di quelli europei e non solo, reclamano a gran voce il bisogno, oltre al desiderio, di attuare un netto cambio di direzione dall’autoritarismo, verso la democrazia. In occasione del ’68 europeo venne utilizzato come slogan “immaginazione al potere”, motto che è stato contestualizzato nella lotta anti-sistema guidata dai giovani thailandesi. La rivolta portata avanti da questi giovani non riguarda solo l’approdo verso la democrazia, ma riguarda la capacità ed il coraggio di opporsi a qualcosa che per secoli è stato considerato sacro: la monarchia.

Questo cambiamento ha previsto gesti a dir poco coraggiosi come l’imbrattare uno dei piedistalli della regina madre Sirikit, tralasciando però il volto, in segno di rispetto verso un simbolo del Paese, il cui compleanno è ossequiato come giorno della mamma. Tale forma di riverenza non è stata mostrata però nei confronti della nuova coppia reale, costituita dal re 68enne Vajiralongkorn e la sua quarta moglie Suthida. Quest’ultima sempre ad Ottobre, è stata vittima in prima persona di una delle manifestazioni, quando la sua auto venne ostacolata nel raggiungere il palazzo reale.

In quella stessa occasione qualcuno usò non solo il saluto con le tre dita alzate, ma anche quello con la variante del solo dito medio alzato, azione per cui è prevista una repressione ancor più dura, in quanto considerata una forma di violenza ai danni della famiglia reale.  Inizia ormai ad essere dilagante la convenzione per cui l’attenuazione dei disordini sia possibile solo in seguito alle dimissioni del premier; mentre una vera e propria risoluzione della problematica sarebbe ipotizzabile esclusivamente in seguito all’ottenimento di un ridimensionamento della sfera dei privilegi del monarca e di una modifica della Costituzione in chiave democratica. 

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