LA ROMPIGHIACCIO POLAR STAR SALPA PER L’ARTICO: CAMBIO DI ROTTA NELLA STRATEGIA ARTICA AMERICANA?

L’americana Polar Star dopo decenni di navigazione dedicati alla ricerca antartica salpa per le acque del Polo Nord. Perchè questo cambio di rotta?

Le flotte delle rompighiaccio in Artico hanno da sempre rappresentato un rilevante indicatore della “capacità artica” di un Paese e la rilevanza della regione stessa nei piani strategici nazionali. Dal prospetto di seguito è evidente come emerga il predominio russo sia a livello numerico che a livello di potenza della flotta. Leader nel suo genere, la classe Arktika rappresenta al momento il top della tecnologia applicata alla potenza: rompighiaccio a propulsione nucleare che assistono navi cargo lungo le rotte polari, specialmente lungo la Northern Sea Route.

Fonte : Limes, 2019

La Russia rinforza il suo predominio con il lancio della nuovissima Arktika, che per il suo primo viaggio di esplorazione, è partita da Murmansk lo scorso 14 Novembre. Ora che il ghiaccio artico è in formazione, l’opportunità e il periodo è esemplare per testare le capacità della nuova rompighiaccio afferma il Direttore di Atomflot Leonid Irlitsa.

Il predominio russo certo non sembra essere in discussione, ma diversi Stati stanno organizzandosi per far fronte alle crescenti opportunità che lo scioglimento dei ghiacci può generare.  La Cina prevede la costruzione di una prima rompighiaccio a propulsione nucleare, mentre gli Stati Uniti, solo recentemente, hanno dato un nuovo impulso alla flotta rompighiaccio.

 In un memo dell’amministrazione Trump diretta al Defense, State, Commerce and Homeland Security departments e all’Office of Management and Budget, si richiede un “assessment of expanded operational capabilities, with estimated associated costs, for both heavy and medium [polar security cutters] not yet contracted for, specifically including the maximum use of any such PSC with respect to its ability to support national security objectives”. Il piano quindi prevede la costruzione di sei nuove rompighiaccio previste entro il 2029 e di rendere operative quelle che già fanno parte della flotta, che al momento sono sprovviste di contratto.

Le flotte delle rompighiaccio in Artico hanno da sempre rappresentato un rilevante indicatore della “capacità artica” di un Paese e la rilevanza della regione stessa nei piani strategici nazionali. Dal prospetto di seguito è evidente come emerga il predominio russo sia a livello numerico che a livello di potenza della flotta. Leader nel suo genere, la classe Arktika rappresenta al momento il top della tecnologia applicata alla potenza: rompighiaccio a propulsione nucleare che assistono navi cargo lungo le rotte polari, specialmente lungo la Northern Sea Route.

La Russia rinforza il suo predominio con il lancio della nuovissima Arktika, che per il suo primo viaggio di esplorazione, è partita da Murmansk lo scorso 14 Novembre. Ora che il ghiaccio artico è in formazione, l’opportunità e il periodo è esemplare per testare le capacità della nuova rompighiaccio afferma il Direttore di Atomflot Leonid Irlitsa. Il predominio russo certo non sembra essere in discussione, ma diversi Stati stanno organizzandosi per far fronte alle crescenti opportunità che lo scioglimento dei ghiacci può generare. 

La Cina prevede la costruzione di una prima rompighiaccio a propulsione nucleare, mentre gli Stati Uniti, solo recentemente, hanno dato un nuovo impulso alla flotta rompighiaccio. In un memo dell’amministrazione Trump diretta al Defense, State, Commerce and Homeland Security departments e all’Office of Management and Budget, si richiede un “assessment of expanded operational capabilities, with estimated associated costs, for both heavy and medium [polar security cutters] not yet contracted for, specifically including the maximum use of any such PSC with respect to its ability to support national security objectives”. 

Il piano quindi prevede la costruzione di sei nuove rompighiaccio previste entro il 2029 e di rendere operative quelle che già fanno parte della flotta, che al momento sono sprovviste di contratto. Nel frattempo la Polar Star, unica rompighiaccio pesante della flotta americana, navigherà nel Mar Glaciale Artico per proteggere la sovranità americana nella regione, a testimonianza che anche per gli Stati Uniti l’Artico non è più solo una regione emergente, ma una regione di interesse e sicurezza nazionale fondamentale. 

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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