IMMIGRAZIONE ILLEGALE NEGLI USA: PASSATO E PROSPETTIVE FUTURE

Le migrazioni 

L’immigrazione non è sicuramente un fenomeno nuovo per le società del mondo. D’altronde siamo ciò che siamo proprio grazie all’immigrazione. Da che se ne ha memoria, le migrazioni dei popoli hanno significato evoluzione, sviluppo e creazione di nuove società più equilibrate e più innovative. Gli Stati Uniti sono l’esempio migliore di tutto questo: quasi ogni cittadino americano, ad eccezione di poche minoranze di nativi, è il risultato dell’incessante fenomeno migratorio sviluppatosi a partire dalla scoperta dell’America e delle prime colonie. Tuttavia, l’immigrazione per gli è Stati Uniti da sempre un argomento spinoso, fatto di politiche in continuo cambiamento e soggette alla forza dei metodi posti in essere dai presidenti eletti. Di fatto gli Stati Uniti hanno visto cambiare la loro conformazione demografica più e più volte nel corso della storia e le politiche attuate nel merito sono state il risultato diretto della diminuzione o dell’intensificazione dei flussi migratori nel succedersi degli anni. 

Un breve excursus 

Mentre i primi coloni erano per lo più europei trasferitisi volontariamente e schiavi neri trasferiti con la forza, il passare delle epoche ha significato anche un forte ricambio etnico a partire dalla fine del ‘700 quando la forte ondata di immigrati di provenienza cinese portò il governo americano a prendere i primi provvedimenti tramite il Chinese Exclusion Act, il quale vietò il trasferimento in territorio statunitense di persone di origine cinese. Questo provvedimento fu subito seguito da altri che preclusero il trasferimento negli Stati Uniti di persone omosessuali, disabili e anarchiche. Le restrizioni di questo tipo saranno eliminate negli anni e i flussi di immigrati provenienti dal continente europeo e asiatico saranno quelli maggiori. Attualmente gran parte degli immigrati in territorio statunitense è di origine latinoamericana e nello specifico, per la gran parte, messicana. Secondo molti studiosi, i flussi migratori che interessano da anni gli Stati Uniti sono il diretto risultato di anni di ingerenza delle amministrazioni statunitensi nelle politiche interne dei paesi del Sud America, dove gran parte dei governi continuano ad essere di stampo totalitario e le politiche interne favoriscono le grandi multinazionali a scapito della popolazione che si trova spesso in condizioni di drastica povertà e costretta così a fuggire dal proprio paese alla ricerca di un futuro più roseo. 

Il programma elettorale populista del 2016 

Gli ultimi anni hanno segnato nel mondo un cambiamento di rotta nelle politiche migratorie. I flussi si sono fatti man mano più densi a causa di guerre, povertà, fame e dei cambiamenti climatici che hanno portato sempre più persone a compiere viaggi terribili, mettendo a repentaglio le loro vite nella speranza di un avvenire migliore per sé e per i propri figli. E come in Europa, anche sul panorama statunitense sono infuriate le politiche populiste che hanno visto come maggiore esponente proprio il presidente uscente Donald J. Trump. D’altronde alla sua elezione nel 2016 la sua affermazione sulla costruzione del muro che avrebbe diviso Usa e Messico e sul costruirlo tramite finanziamenti totalmente messicani era stato un importante nodo del suo programma elettorale capeggiato dal motto “Make America Great Again”. Tuttavia le deportations non sono una politica nuova o introdotta dal Tycoon americano. Infatti le “deportazioni” sono una pratica ben nota tra le politiche statunitensi. Il governo dedica addirittura intere pagine dei suoi siti governativi a spiegare in quali modalità e quando si potrebbe essere soggetti a questo arresto che consegue in un successivo respingimento verso il paese d’origine. 

I dati contro Trump 

Negli ultimi anni si è detto spesso che i numeri di cosiddetti deportati non siano aumentati con Trump, ma che il numero si sia mantenuto spesso costante se non in netta diminuzione rispetto a quelli che erano stati i tassi della precedente amministrazione Obama. Questo è stato un fattore spesso citato dai supporter di Trump, soprattutto durante la sua ultima campagna elettorale. Tuttavia è impossibile fare un paragone basato sui meri numeri: i report sulle politiche immigratorie portate avanti da Obama dimostrano come, seppur i numeri fossero più alti di quelli dell’amministrazione Trump, si trattasse quasi totalmente di persone con precedenti penali o persone appena arrivate e che quindi non avevano formato famiglia e posto le proprie radici nel territorio americano. Un altro importante fattore da tener presente sono le forti scelte politiche di Obama nei confronti dei minori non accompagnati che consentivano a questi di evitare il respingimento diretto. Questo provvedimento era spesso l’anticamera per la concessione di asilo. Ovviamente Trump, che per tutta la sua campagna elettorale del 2016 aveva fatto dell’immigrazione uno dei punti cardine del proprio programma, ha subito agito su questo punto mettendo fine alle politiche obamiane a favore dei giovani immigrati. 

Un futuro migliore per gli American dreemers

Gli anni di Trump sono stati anni impervi per l’immigrazione. Molte sono state le notizie giunteci dagli Stati Uniti negli ultimi quattro anni: dalle denunce relative alla detenzione di minori in gabbie ai confini con il Messico, alle ultime della scorsa estate riguardanti i campi presenti in Georgia e sotto la sovrintendenza dell’ICE – Immigration and Customs Enforcement- dove donne immigrate venivano detenute e sterilizzate con la forza. Ad ogni modo, bisognerà aspettare il prossimo anno per osservare quali saranno i provvedimenti della nuova amministrazione democratica. Tuttavia le previsioni lasciano sicuramente sperare in visioni più in linea con il rispetto dei diritti umani. Di fatti, Biden si è dichiarato totalmente in disaccordo con le politiche attuate dal suo predecessore, sottolineando come non avrebbe intenzione di proseguire sulla stessa linea di pensiero e d’azione. Biden ha subito rimarcato le sue posizioni: mettere fine al bando posto da Trump sugli immigrati provenienti dai paesi a maggioranza musulmana; garantire da subito la cittadinanza a tutti coloro che non hanno la cittadinanza, ma che tuttavia risiedono sul suolo americano da prima di diventare maggiorenni e assicurare trattamenti più umani nei confronti degli immigrati irregolari, sfavorendo il disgregamento di famiglie intere. 

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