HEZBOLLAH: LO SCACCHIERE GEOPOLITICO 

Cosa ha portato Hezbollah ad avere così tanto successo tra la popolazione araba? Perché oggi la posizione privilegiata del partito è in bilico e che ruolo hanno USA, Israele, Iran ed Arabia Saudita? Negli ultimi 365 giorni lo scacchiere geopolitico rema  contro il partito libanese.

Hezbollah e il motivo del suo successo

Hezbollah, il “Partito di Dio”, è nei guai. Nato negli anni ’80 in seguito alle rivolte suscitate dopo l’invasione israeliana del Libano è riuscito – nel tempo – ad imporsi come leader dell’Antisionismo Arabo complice anche il frammentamento dello Stato. Negli ultimi decenni si è confermato come uno, se non il più importante degli attori non statali in Medio Oriente, sostituendosi al governo libanese in quanto principale fornitore di servizi appartenenti alla sfera del welfare. Una volta raggiunta questa posizione e, di conseguenza, il potere che ne deriva, si è fatto forte dell’identità religiosa che lo contraddistingue ed è divenuto portavoce di milioni di sciiti e non, stufi delle umiliazioni subite da parte della comunità internazionale e dell’eccessivo livello di corruzione insidiatosi nelle fila del potere, ma anche del forte regime clientelare diffusosi a macchia sul territorio nonché esausti a causa della povertà in cui sono stati ridotti dalle guerre, dall’inflazione ed ultimamente anche dalla pandemia di Covid-19.

La capacità di agire ed intervenire sui bisogni primari della popolazione, l’ideologia alla base per cui è necessario muoversi secondo un criterio di giustizia sociale, il finanziamento dei servizi sociali essenziali che il governo non è stato in grado di garantire sono quindi alcune delle motivazioni che hanno reso Hezbollah ciò che è oggi.  Partito politico di matrice sciita, Hezbollah è forse più conosciuto a livello internazionale per la sua ala armata che gli è valsa l’etichettatura di organizzazione terroristica da parte di alcuni Paesi quali USA, Canada, Israele nonché l’opposizione di altri appartenenti al mondo arabo quali Egitto, Giordania ed Arabia Saudita. Al contrario, storicamente sostenuti da Iran e Siria, è proprio questo – probabilmente – il prezzo che gli Hezbollah stanno pagando al giorno d’oggi.

Le radici del loro successo sono sicuramente radicate nella grande capacità che hanno avuto di erogare servizi di assistenza sociale alle fasce più povere della popolazione libanese in un tempo in cui il governo non era in grado (o interessato?) di far fronte alle richieste di aiuto.  Seguendo il famoso concetto della “Zakat” –elemosina intesa come modo di purificarsi – Hezbollah riesce ad arrivare alle diverse fasce della popolazione in maniera globale, seppur resti maggiormente presente nei territori a maggioranza sciita. Questo cambiamento da partito di rivolta a partito del popolo porta all’enorme consenso popolare che contraddistingue Hezbollah.

Essere percepito come antitesi dell’establishment ha dato via libera al leader Nasrallah di investire affinchè il partito riuscisse ad entrare a far parte del sistema municipale, tassello fondamentale al raggiungimento di una posizione di influenza e di potere a contatto con il popolo. È quindi questa forte vicinanza con il proprio popolo la vera chiave del successo: essere i beniamini dell’opinione pubblica è la condizione necessaria all’affermazione di qualsiasi movimento popolare. L’unicità del partito però ha attirato negli anni l’attenzione di tutta la comunità internazionale, soprattutto di quella fetta impegnata a combattere un qualsiasi nemico purchè stanziato nel Vicino e Medio Oriente. 

Tutti vorrebbero avere l’indice di gradimento di Hezbollah, ma nessuno raggiunge la simil-perfezione strutturale con la quale esso ha conquistato la propria audience. Infatti, per quanto il partito sia nel mirino delle istituzioni di diversi Paesi arabi, come quelli del Golfo, in realtà il popolo non cova nei suoi confronti lo stesso tipo di risentimento.  Per ragioni di diversa natura che sia religiosa, tribale o politica, Hezbollah è riuscito ad avere un rapporto vero non veicolato da nessun tipo di intermediario istituzionale con il suo elettorato. 

Un rapporto basato principalmente sulla fiducia che quest’ultimo ripone nelle politiche attuate, le quali hanno portato ad un concreto miglioramento della qualità della vita di un popolo a lungo dimenticato dalle proprie istituzioni. Seguendo questa vincente strategia, il Partito di Dio si è proposto come alternativa allo stato centrale, come altri hanno fatto e fanno ancora oggi in altri Paesi del Medio Oriente. Basti pensare ai Fratelli Musulmani, ai curdi o ad Hamas. 

USA e IRAN – nemici e amici

Ma c’è una variabile che distingue Hezbollah da tutti gli altri, rendendolo bersaglio di politiche ostili da parte soprattutto degli USA: il suo rapporto con l’Iran. Finanziatore, supporter, si potrebbe quasi dire creatore del Partito, l’Iran è stato e sarà alleato di Hezbollah, complice della sua diffusione e del suo sostentamento.

Per questo ed altri motivi geopolitici e non, il Partito di Dio ha un posto di riguardo nella lista nera di Washington, ma oggi ancora più di ieri il suo destino è incerto. Il governo americano sembra più agguerrito che mai nel contrastare questa “organizzazione terroristica”, non distinguendo tra il partito politico e la sua ala militare, ma considerando Hezbollah come un pericolo in toto.

Sarà forse che i nuovi Accordi di Abramo che Israele sta stipulando con alcuni paesi arabi abbiano portato Washington a forzare ancora di più la mano sull’Iran e, di conseguenza, sui proxy ad esso associati di cui  Hezbollah è il più grande esponente? Sarà che l’amicizia tra iraniani e libanesi si scontra in modo brusco con l’alleanza USA-IL, laddove Hezbollah nasce per combattere il miglior amico che gli americani hanno sul territorio e che foraggiano da anni per combattere una guerra non benvoluta dagli Stati circostanti? 

È possibile dire che questa sia una guerra di fazioni in cui ognuno fa gli interessi del suo alleato, e di conseguenza i propri, o davvero gli USA vedono nel partito di Hezbollah un pericolo ed una minaccia globale, alla pari dell’ISIS, da combattere per il bene di tutti?

Si aggiunga poi l’anima sciita di Hezbollah in netto contrasto con il colosso sunnita che è l’Arabia Saudita, per ovvie ragioni acerrima nemica degli Ayatollah e casualmente in buoni rapporti con l’amministrazione a stelle e strisce, e si avrà forse un altro valido motivo di scontro con il colosso statunitense, indubbiamente dalla parte delle ricche petromonarchie per valori tutt’altro che ideologici o di natura morale.

Per quanto fosse comodo sostenere che gli USA non avessero motivo alcuno di attaccare Hezbollah se non per la carica terroristica di cui lo hanno investito, colpire il partito è per gli americani un’arma fortissima per colpire indirettamente (e neanche così tanto) gli iraniani. 

Riassumendo, il popolo arabo “venera” gli Hezbollah in quanto incorruttibili, non percepisce il partito come un pericolo alla stregua dello Stato Islamico ed è proprio questo partito così forte ed ammirato a detenere il potere d’azione dell’Iran.  Ed è proprio questo lo scenario geopolitico dietro le quinte della caccia all’uomo iniziata in primavera dagli statunitensi nei confronti del capo gruppo iracheno Kawtharani, subentrato a Soleimani in alcuni ambiti dopo che quest’ultimo è stato ucciso in un raìd in Iraq dagli americani stessi.

Considerato “pericolo globale” anche a causa delle relazioni internazionali che ha autonomamente stretto con diversi collaboratori nel presunto traffico di stupefacenti di cui sarebbe a capo, Hezbollah detiene un potere d’azione che va oltre il Libano,  sfociando in Siria – dalla quale riceve ed ha ricevuto aiuti in passato  – ed in Turchia, dove risiede l’Hezbollah turco.  

La crisi odierna

Accusato dall’ambasciatrice USA di essere responsabile della sottrazione di fondi che lo Stato libanese aveva ricevuto per fornire servizi di base alla gente, oggi il partito è sotto torchio e la situazione è critica anche sul fronte popolare. 

Infatti alle pressioni causate dalla vicinanza con l’Iran oggi si aggiungono, dopo le rivoluzioni antigovernative dello scorso autunno e la crisi economica aggravata dalla situazione Covid-19, diversi fattori che aggravano la prospettiva futura e lo scenario di “gioco”.

Il popolo grazie al quale Hezbollah esiste e resiste sta perdendo (o ha già perso?) la fiducia nel partito in quanto non in linea con le richieste avanzate nelle manifestazioni in piazza. Le riforme che il popolo chiede a gran voce intaccherebbero il rapporto di Hezbollah con gli alleati statali, in quanto sono proprio la Corrente Patriottica Libera ed il partito Amal il primo impedimento alle richieste popolari.

D’altro canto, le riforme richieste promuoverebbero l’arrivo di aiuti da parte della comunità internazionale che Hezbollah non dovrebbe voler sottrarre al suo popolo, se vuole mantenerne la fiducia e, contemporaneamente, la propria immagine di “buon samaritano”. Ma Nasrallah dovrebbe decidere di cedere la propria ala militare in cambio del consenso della piazza. Sarà possibile? 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY