L’URNWA PER LA PRIMA VOLTA SENZA FONDI

Per la prima volta dal 2012 l’UNRWA  (United Nations Relief and Work Agency for Palestinian Refugees in the Near East) riceve il più basso livello di finanziamenti proprio nel momento in cui la pandemia aumenta drasticamente i bisogni di assistenza economica ed umanitaria.

Cosa succede

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi ha dichiarato che per la prima volta nella storia si ritrova senza fondi. L’Agenzia lavora al soccorso dei rifugiati palestinesi e i suoi unici finanziatori sono gli Stati membri delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Il commissario generale dell’Agenzia, Philip Lazzarini, ha dichiarato il mese scorso in una conferenza stampa a Gaza che l’agenzia si trova sull’orlo di una grave crisi. Nonostante le difficoltà il commissario generale spera di riuscire a trovare delle alternative. Una di queste  è la solidarietà da parte della comunità internazionale con la conseguente volontà di mettere da parte dispute politiche. 

All’inizio di Novembre l’agenzia aveva già dichiarato di aver bisogno di 70 milioni di dollari entro la fine del mese, altrimenti non sarebbe riuscita a pagare gli stipendi di migliaia di dipendenti. Sono  in tutto 28 mila le persone che rischiano di vedere ora dimezzate le loro retribuzioni.

La nascita dell’agenzia

Nel Dicembre 1949 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituto l’UNRWA (risoluzione 302, § IV) allo scopo di fornire aiuti umanitari a più di 700.000 rifugiati palestinesi a seguito della guerra arabo-israeliana del 1948. Sempre nel dicembre del 1949 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di creare l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) con lo scopo principale di affrontare la questione dei rifugiati della seconda guerra mondiale. 

Col tempo le operazioni dell’Agenzia si sono evolute per andare incontro alle mutevoli esigenze e circostanze dei tempi. L’ UNRWA infatti fornisce sia aiuti umanitari di base che programmi e servizi di sviluppo all’interno della propria area operativa ovverosia Giordania, Libano, Siria e territori palestinesi occupati.

Gli obiettivi e gli scopi

L’Agenzia ha iniziato le proprie operazioni nel maggio 1950 e inizialmente si prevedeva che avrebbe avuto vita breve a causa sia dell’assenza di una soluzione globale per la Palestina sia del problema dei rifugiati. Tuttavia l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rinnovato annualmente il mandato dell’UNRWA e ne ha sottolineato l’importanza a livello regionale. Oggi l’Agenzia fornisce istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali, prestiti di microcredito e aiuti d’urgenza ai rifugiati palestinesi in cinque aree geografiche, cioè Giordania, Striscia di Gaza e Cisgiordania, Libano, Siria e Gerusalemme Est. L’UNRWA oggi impiega più di 28.000 dipendenti di cui 20.000 educatori e 4.000 operatori sanitari. La grande maggioranza di questi sono essi stessi rifugiati palestinesi. 

L’UNRWA fornisce servizi tramite personale e impianti propri e in totale gestisce 663 scuole, 8 centri di formazione professionale, 125 strutture di assistenza sanitaria di base e 65 centri con programmi orientati alle donne. L’agenzia fornisce aiuti alimentari a quasi 250.000 rifugiati. Dal 1991 ha emesso più di 100.000 prestiti di microcredito per un valore superiore a 100 milioni di dollari.

La pandemia e gli sforzi dell’agenzia

L’UNRWA è finanziata quasi totalmente dai contributi volontari da parte dei governi. Questi infatti rappresentano circa il novantacinque per cento dell’intero capitale percepito. Di questo capitale solo il cinque per cento è finanziato dalle Nazioni Unite di New York. Anche l’UNRWA, come molte altre organizzazioni umanitarie, ha visto negli anni un incremento, in termini di assistenza, da parte di fonti non governative. Fonti che però forniscono principalmente prodotti alimentari e di base nonché medicine. In totale il budget annuale a disposizione dell’UNRWA è di circa 639 milioni di dollari. 

Per gestire la pandemia di Covid-19 l’Agenzia ha attivato il proprio programma di emergenza. Questo attualmente è attivo soltanto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e si concentra principalmente sui servizi essenziali, cioè sulla fornitura di aiuti alimentari e la creazione di posti di lavoro temporanei. Nonostante gli immensi sforzi per raccogliere le risorse necessarie in un momento di tale urgenza, a partire dal 9 Novembre l’Agenzia ha esaurito i propri fondi. 

Il numero di rifugiati che hanno contratto il virus è passato da meno di 200 a Luglio a quasi 20.000 a partire dalla prima settimana di Dicembre.

L’UNRWA da subito ha messo in atto misure adeguate per rallentare la diffusione del virus tra cui la fornitura di consulenze e assistenza medica, per telefono, in modo da evitare il sovraffollamento delle strutture sanitarie. Ha imposto la chiusura delle scuole e si è attivata per promuovere la didattica online. La messa in atto delle misure di prevenzione, date le già gravi condizioni economiche, ha spinto molte persone ad infrangere le regole di confinamento in cerca di una paga giornaliera, con conseguente aumento dei contagi.

I fondi e la politica 

Al centro della crisi dell’Agenzia c’è una discrasia tra il sostegno politico degli Stati membri delle Nazioni Unite e i loro contributi finanziari. Emblematico è il danno subito nel 31 agosto del 2018 ovvero il taglio completo dei finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti. Frutto di una decisione essenzialmente politica del Dipartimento di Stato questa decisione ha indebolito il ruolo dell’UNRWA negli equilibri regionali ed ha rappresentato forse il momento più difficile di tutta la sua storia. Il taglio è stato effettuato sulla scia del controverso riconoscimento di Gerusalemme come la capitale di Israele da parte del presidente americano nel dicembre 2017 . 

Durante un dibattito del Consiglio di sicurezza sulla questione palestinese aperto già il 24 luglio 2018 i membri avevano più volte sottolineato la necessità di mantenere gli impegni finanziari nei confronti dell’Agenzia, anche sotto forma di donazioni volontarie, donazioni che, peraltro, appaiono insufficienti. 

In questo stesso dibattito è emersa la necessità di sottolineare l’importanza dell’UNRWA nel mantenere i mezzi di sussistenza per i palestinesi colpiti prima dal conflitto con Israele e ora dalla pandemia, di aumentarne i finanziamenti e di portare queste urgenze in occasione delle conferenze delle Nazioni Unite.

Conclusione

È ancora più cruciale ora che gli Stati membri convergano nel riaffermare il loro impegno finanziario nei confronti di questo organismo così importante in un’area dagli equilibri così delicati e complessi. Il presidente neo eletto Joe Biden sembra mostrarsi propenso a ripristinare i rapporti con la Palestina e anche i finanziamenti all’UNRWA. Nonostante questo i funzionari di quest’agenzia esprimono preoccupazione e affermano che la ripresa richiederà probabilmente mesi e ciò comporterà gravi ritardi nel colmare un ammanco nel budget annuale che ammonta a 1,4 miliardi di dollari. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY