LA GUERRA DELLE FALKLAND/MALVINAS

La tragica scomparsa di Diego Armando Maradona, considerato dagli addetti ai lavori il calciatore più forte di tutti i tempi, consegna alla storia un uomo che tra mille fragilità, contraddizioni  e battaglie ha costituito più che un semplice atleta.

Un personaggio – quello del Pibe de Oro – che è stato per gli argentini e per i napoletani (il Napoli è la squadra in cui più di tutte ha trovato la sua dimensione sportiva – gli aspetti della sua vita privata non saranno oggetto del focus) una sorta di rivincita sociale contro gli oppressori. I napoletani, in quel magico periodo a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, superarono le rivali del vincente e potente nord, rappresentato dalle squadre di Juventus, Milan e Inter che economicamente e politicamente governavano il calcio italiano. Per gli argentini, invece, è stato il baluardo del popolo, il condottiero di una nazione condotta poi alla vittoria della coppa del Mondo nel 1986. Proprio in quella competizione è iconica la doppietta segnata da Maradona contro l’Inghilterra: el Pibe sigla il vantaggio con la ”mano de Dios”, attraverso cui beffa il portiere inglese. Il raddoppio invece fu lo slalom in solitaria votato come “gol del siglo”, raccontato nella memorabile telecronaca del commentatore uruguaiano Victor Hugo Morales. 

E ancora oggi il primo gol contro gli inglesi fa discutere. Si tratta certamente di un gesto irregolare, che oggi con l’introduzione della tecnologia VAR sarebbe stato annullato. E’ proprio questo il punto: quel gol fu una lode all’epica, fu l’hombre del pueblo che annichiliva con l’inganno l’oppressore invasore. Proprio così, perché nell’86 in Argentina ancora bruciava la sconfitta militare sconfitta per mano dei sudditi di Sua Maestà. Oggetto della disputa furono le isole Falkland/Malvinas, territorialmente situate a 500 km dalle coste argentine ma formalmente appartenenti all’Inghilterra dal 1833.

Sin dalla prima occupazione del 1764, tutte le potenze rivendicarono i propri diritti sulle isole. Spagna, Francia e Inghilterra ne chiedevano a gran voce la sovranità; tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Impero spagnolo nel Sudamerica, l’Argentina si considerò l’erede naturale dei territori governati dalla Spagna fino al possesso britannico. Negli anni quaranta dell’800 gli inglesi edificarono il capoluogo delle Falkland, Port Stanley. Arrivarono molti coloni dalla Gran Bretagna, i quali contribuirono alla crescita dell’avamposto; ciò contribuì ovviamente  al sentimento nazionalistico dei cittadini che si sentivano britannici. 

L’Argentina negli anni ’80 era governata da un regime militare guidato dal generale Galtieri. Il Paese era soffocato da un’ inflazione altissima e da una crisi economica senza precedenti; ciò spinse il regime a rivendicare la sovranità argentina sulle Falkland. Galtieri pensava che riconquistando le isole i problemi economici sarebbero stati oscurati dall’operazione militare contro la Gran Bretagna. Nonostante i tentativi di mediazione e il ruolo di paciere svolto delle Nazioni Unite, le trattative diplomatiche fallirono e si arrivò allo scontro militare. Gli argentini occuparono le isole nell’aprile ’82, cambiarono la lingua ufficiale di Port Stanley in spagnolo e introdussero la guida delle autovetture a destra.

Un mese dopo, gli inglesi sbarcarono nelle Falkland. Calcolando la grande distanza tra il Regno Unito e l’Argentina, gli inglesi necessitavano di un supporto logistico. Questo li fu dato dagli Stati Uniti, i quali dotarono la Corona anche di una portaerei. L’operazione militare fu chiamata “Corporate” e vi fu una grande mobilitazione pubblica riguardo l’entrata in guerra del Regno Unito. Il primo ministro Margaret Tratcher riteneva l’operazione necessaria; in caso contrario gli inglesi avrebbero “vissuto in un Paese la cui parola da quel momento in poi non sarebbe valsa più nulla”. La guerra volse abbastanza facilmente in favore inglese: essi sfruttarono la loro secolare potenza navale e le forze aeree non furono da meno. Evento particolarmente rilevante della guerra fu l’affondamento dell’incrociatore argentino general Belgrano, il quale provocò la morte di 300 militari argentini. Nel giugno dello stesso anno gli inglesi completarono la contro invasione e ricostituirono il loro controllo sulle isole. 

Il conflitto è stato raccontato, descritto, quasi mitizzato dagli argentini, i quali vedevano il conflitto come la vittoria degli ultimi contro i colonialisti inglesi. Ai Mondiali messicani del 1986 Maradona è stato il condottiero di una nazione attaccata alle gesta del suo numero 10, il quale da solo abbatteva il dominio degli oppressori consegnando al popolo sudamericano una delle più grandi rivincite della sua storia. Maradona è stato così tanto amato perché si sentiva il capitano del popolo; rappresentava i diritti dei meno abbienti. Sebbene l’Inghilterra reagì al conflitto e si difese dalle accuse imperialiste facendo notare che le sue azioni si svolsero semplicemente in risposta ad un’aggressione militare – e la questione risulta controversa ancora oggi – , il mito permane ancora oggi e per gli argentini la Mano de Dios sarà per sempre un simbolo di speranza e di cambiamento.

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