ZIMBABWE: TUTELA ALLA SALUTE VERSUS ECONOMIA

Il Ministro dell’informazione Monica Mutsvangwa ha dichiarato, durante la conferenza stampa, la decisione del governo di reintrodurre importanti restrizioni per limitare la diffusione del Covid-19.

La scelta nasce dall’esigenza di arginare l’ondata dei nuovi casi che, a partire da novembre, sta seguendo un andamento preoccupante.  Il Paese, infatti, mercoledì scorso ha registrato 10.129 casi, rispetto ai 8.374 del mese scorso. Sono aumentati, inoltre, anche i decessi passando da 243 a 277.  L’aumento è evidente soprattutto se si confrontano i dati relativi al numero di persone che ogni giorno risultano positive al coronavirus, passando da 25 a 100, rispetto ai mesi precedenti. 

Inoltre, in una scuola vicino Bulawayo, la seconda città più popolata del Paese, 300 studenti sono risultati positivi. Esito simile, anche se meno preoccupante, in una scuola della provincia di Mashonaland West, la Chinhoyi High School, in cui a risultare positivi sono stati 54 studenti.

Di fronte alla presenza dei nuovi focolai locali il governo ha deciso di introdurre posti di blocco e ha dato l’ordine di procedere all’applicazione di sanzioni severe a chiunque cerchi di aggirare le restrizioni.

Questa crescita esponenziale sarebbe dovuta alla decisione di riaprire le scuole e allentare le misure che erano state imposte nella scorsa primavera.  La decisione, del resto, era già stata ampiamente criticata dagli esperti che avevano annunciato l’incapacità strutturale e organizzativa delle autorità di contenere il virus, e la necessità seguire la linea dura. 

Tuttavia la difficile situazione economica aveva posto la necessità di fare un passo indietro.  Lo Zimbabwe, infatti, già prima della pandemia era alle prese con una grave economica che ovviamente si è acutizzata negli ultimi mesi. Il sistema economico è schiacciato da un’altissima inflazione, dalla carenza di valuta estera e da un alto tasso di disoccupazione. 

Secondo gli ultimi dati della Central Intelligence Agency (CIA) il debito pubblico del Paese è passato dal 69,9%, del 2016, al 82,3% del 2017. Questa difficile situazione si riversa ovviamente sul contesto socio-economico del Paese che registra un continuo peggioramento. Un dato preoccupante è, ad esempio, la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia della povertà che supera il 73%. Situazione destinata ad aggravarsi se si pensa che il 67,5% della forza lavoro è impiegata nell’agricoltura e che una buona parte ha incontrato grosse difficoltà nel poter svolgere la propria mansione lavorativa a causa delle restrizioni.

È chiaro che il sistema sanitario è incluso in questo contesto altamente critico: le medicine scarseggiano, lo Stato non è in grado di stanziare i fondi necessari per l’acquisto delle attrezzature mediche. Il personale medico ha continuamente lanciato l’allarme al governo sulla necessità di reintrodurre misure stringenti per limitare la diffusione del covid-19. Un appello che fino a questo momento era rimasto inascoltato come a ricordare che salute e interessi economici viaggiano in due direzioni opposte, a quanto pare, in qualunque parte del mondo. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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