PESCO E DIFESA EUROPEA

La Pesco (o Permanent Structured Cooperation) è un progetto di cooperazione a geometria variabile stabilito  tra gli stati membri dell’Unione Europea a partire dal 2017.

I 25 Stati membri che hanno partecipato fin da subito sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.  Il 13 novembre 2017 i ministri di 23 Stati membri hanno firmato una notifica congiunta sulla cooperazione strutturata permanente (PESCO) e l’hanno trasmessa all’Alto rappresentante e al Consiglio. A dicembre 2017, anche l’Irlanda e il Portogallo hanno notificato la loro intenzione di unirsi al progetto PESCO.

Nata con l’intenzione di dare un risvolto pratico al concetto di cooperazione permanente tra gli stati europei contenuto nel Trattato di Lisbona, il suo obiettivo è quello di rafforzare la capacità di difesa dell’Unione Europea mettendo in comune le risorse e sviluppando gli armamenti in maniera coordinata.  Si propone inoltre di ridurre le differenze significative tra i vari sistemi di difesa e di creare cooperazione tra le diverse forze armate europee, al fine di poter contare su un dispiegamento di risorse alla pari tra loro. Ogni Stato rimane responsabile a livello nazionale del proprio spiegamento di forze. 

Come sostiene Michael Gahler, deputato tedesco del Partito popolare europeo, la PESCO è l’istituzione centrale per assicurare che le attuali iniziative isolate di cooperazione militare siano messe sotto uno stesso tetto. Gahler è anche l’autore della relazione annuale del Parlamento europeo su difesa e sicurezza in Europa. 

Per quanto riguarda i meccanismi di accesso alla Cooperazione,i paesi europei non sono obbligati a prendere parte alla Pesco, possono liberamente decidere se aderire o meno ma, nel momento in cui decidono di aderirvi, gli impegni che sono stati presi diventano vincolanti. Nel caso in cui poi un paese dovesse venir meno alla promessa d’impegno, sarebbe sospeso dalla Cooperazione. 

La decisione che istituisce la PESCO prevede che il Consiglio, all’unanimità dei rappresentanti degli Stati membri, adotti ulteriori decisioni e raccomandazioni in vari settori, anche per stabilire: l’elenco dei progetti da sviluppare in ambito PESCO, un insieme comune di regole di governance per i progetti ( e che vi si possa adattare), le condizioni generali in base alle quali gli Stati terzi possono essere invitati a partecipare a singoli progetti. 

L’elenco iniziale dei progetti ne comprendeva 17, sono poi passati a 34, questi riguardano settori quali la formazione, lo sviluppo di capacità e la prontezza operativa nel settore della difesa. I progetti iniziali sono stati formalmente adottati dal Consiglio all’inizio del 2018.  L’Italia è presente in 21 progetti, al pari della Francia, in alcuni casi con un ruolo di leader. Cooperazioni importanti saranno sviluppate con Parigi, Berlino e Madrid, ad esempio sul drone europeo, ed in generale su rilevanti capacità militari terrestri, navali, aeree, spaziali e cibernetiche. Nell’ambito della Pesco gli Stati membri partecipanti discutono ogni anno progetti di cooperazione militare da attuare con i partner, per lo sviluppo congiunto di nuovi equipaggiamenti (terrestri, aerei, navali, spaziali o cibernetici) o per la modernizzazione di quelli in servizio, nonché per la messa in comune di attività di addestramento, mediche, logistiche, o ancora di infrastrutture e basi militari. I paesi che fanno parte della Cooperazione devono sviluppare forze di reazione rapida e nuovi armamenti come droni e carri armati. In vista c’è anche la creazione di un singolo centro europeo per la logistica e il supporto medico. 

Il 19 novembre 2018 il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea ha discusso gli obiettivi del Fondo europeo per la difesa (European defence fund, Edf) nel bilancio pluriennale 2021-2027 e ha lanciato la seconda ondata di progetti da svolgersi nel quadro della cooperazione strutturata permanente. In maniera analoga a quanto accaduto l’anno precedente, nel 2017, con i primi progetti Pesco, l’Italia conferma la sua attiva partecipazione in iniziative di cooperazione con altri Paesi Ue, con un impegno più mirato in sei robuste iniziative per lo sviluppo di capacità militari.

L’impegno più consistente da parte italiana si riscontra nel campo spaziale e in quello aeronautico, con la ditta Leonardo come massima rappresentante. Quanto allo spazio, tutte e due le iniziative Pesco appena lanciate vedono la partecipazione dell’Italia, a ulteriore conferma del ruolo attivo e importante tradizionalmente giocato dal Paese in questo campo.

La PESCO si affianca ad un’altra organizzazione già esistente e avviata come la NATO. La NATO è la ben nota “North Atlantic Treaty Organization”, una alleanza intergovernativa fondata nel 1949, il cui scopo è quello di salvaguardare la sicurezza e la libertà degli Stati membri attraverso mezzi politici e militari. Alcuni esperti di politica e alcuni analisti sottolineano che qualsiasi struttura di difesa europea sarebbe controproduttiva perché minerebbe l’efficacia della NATO. Ma il Segretario generale della NATO stesso, Stoltenberg, ha accolto l’iniziativa europea, sostenendo che potrebbe rafforzare la difesa dell’Europa e che questo non è positivo solo per l’Europa ma anche per la NATO. La PESCO infatti nasce come la necessità di dare una risposta politica sia alla domanda da parte dei cittadini europei di un’Europa che protegga meglio la loro sicurezza e i loro interessi di fronte a crisi e minacce terroristiche, sia alla grande incognita del post Brexit, sia ai dubbi sulla leadership americana emersi  principalmente con l’elezione di Donald. 

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