ECONOMIA ISLAMICA E COVID-19: UNA SVOLTA PER IL SETTORE ECONOMICO

Nonostante la pandemia da Covid-19 abbia comportato gravi danni per il settore economico, potrebbe, allo stesso tempo, creare nuove opportunità di crescita per l’economia islamica.

La pandemia da coronavirus ha costituito e, data l’impennata recente di nuovi contagi, ancora costituisce una sfida senza precedenti per i governi. Oltre all’alto numero di vittime, la diffusione del Covid-19 ha danneggiato il sistema economico mondiale, principalmente a causa del deterioramento della salute pubblica e della conseguente mancanza di forza lavoro; della caduta della domanda globale di beni e servizi; del declino dell’offerta; e degli shock dei prezzi del petrolio. Il risultato è stata un’evidente ed inevitabile recessione economica. Diversa la situazione per l’economia islamica. Anche se i tassi di crescita di tale settore sono rimasti costanti durante tutto il 2020, secondo le stime di giugno dell’agenzia di rating Standard & Poor’s (S&P) si potrebbe registrare una crescita di medio livello per l’arco temporale a cavallo tra il 2020 e il 2021.

In effetti, già nel 2008 l’economia islamica ha mostrato una grande capacità di resilienza riuscendo a superare la crisi finanziaria dei tempi con delle conseguenze minime. Una delle principali ragioni alla base di ciò risiede nei principi etici e morali su cui si regge il sistema, primi tra tutti la necessaria trasparenza tra le istituzioni e i consumatori e il divieto di usura, in arabo riba’. Quest’ultimo, in particolare, è un elemento peculiare del sistema economico islamico e tra i principali caratteri distintivi rispetto al sistema convenzionale. Ad ogni modo, consente la concessione di servizi e prodotti unicamente tramite transazioni senza interesse escludendo, dunque, la possibilità di procedere alla realizzazione di transazioni non etiche o rischiose. Ciò, unito al principio per cui nel sistema islamico i flussi finanziari devono incorporare una porzione di diritto su un bene materiale sottostante (underlying asset) che ne garantisce la stabilità, ha preservato il sistema stesso dalle deleterie conseguenze che la crisi finanziaria del 2008 ha avuto sul sistema economico convenzionale.

Tuttavia, la crisi economica attuale è di natura ben differente e pone il mondo economico islamico di fronte a sfide del tutto nuove. Questa volta la finanza islamica ne risentirà parimenti che i mercati finanziari globali, in quanto le piccole e medie imprese, il settore maggiormente colpito dalle misure di “distanziamento sociale” e arresto delle attività economiche adottate per favorire la diminuzione del tasso dei contagi, contribuiscono in gran parte agli introiti del settore economico islamico. Preme, in ogni caso, mettere in evidenza che il Covid-19, oltre le inevitabili ripercussioni economiche, potrebbe favorire lo sviluppo dell’economia islamica ponendo in evidenza il potenziale di cui essa dispone sia nel breve che nel lungo termine. Si vuole sottolineare, quindi, che gli strumenti di cui dispone il settore sono degli elementi di valore per rispondere all’emergenza sanitaria e alla crisi economica attuali, da un lato, e favorire un veloce e rapido processo di ripresa, dall’altro.

Come rispondere alla pandemia: gli strumenti dell’economia islamica

È bene ricordare, anche per i meno esperti, che l’economia islamica regge su quelli che vengono definiti maqāṣid al-sharīʿa, scopi e obiettivi della legge islamica. Con ciò si intende che l’economia islamica si pone come obiettivo la promozione del bene e del welfare cercando, al contempo, per quanto possibile, di ridurre i rischi legati alle transazioni economiche e le ingiustizie. Per gli economisti islamici, infatti, il discorso religioso si integra con quello economico; per cui, i numerosi riferimenti coranici sull’importanza delle risorse naturali, la necessità di garantirne uno sfruttamento razionale e la promozione di un benessere umano che tenga in considerazione una dimensione spirituale, psicologica, intellettuale ed economica –finalità dei maqāṣid al-sharīʿa, appunto – non potevano non avere influenza sulle norme che regolano l’ordinamento economico della società e le politiche di sviluppo in area Mena.

Come ben delineato da un report di Aprile 2020 dell’UNDP diversi sono gli strumenti shariah compliant di cui le autorità governative dispongono, tra cui la zakāt, i sukuk e i waqf, e a cui è possibile far riferimento per rispondere all’emergenza sanitaria e alle sue ripercussioni sul sistema economico rispettivamente nel breve, medio e lungo termine. Quanto alla zakāt, l’elemosina rituale, si tratta di una vera e propria imposta che il musulmano è tenuto a pagare a partire da un minimo imponibile, su determinati elementi del patrimonio e del reddito. Nella fattispecie, può rientrare in gran parte dei programmi di risposta alla pandemia dei governi nazionali e dei programmi di sostegno sviluppati dalle organizzazioni non-governative per lo più per scopi di welfare sociale. Può essere utilizzata, infatti, per fornire supporto per le fasce della popolazione maggiormente vulnerabili o che hanno maggiormente risentito delle misure adottate per limitare la diffusione del virus – ad esempio, in caso di perdita di porzioni sostanziali del proprio introito a causa della chiusura delle attività commerciali.

Altro valido strumento sono i waqf. Si tratta di fondazioni pie che nel diritto musulmano vengono considerate al pari della beneficienza. Ad ogni modo, affinché sia possibile istituire un waqf è necessaria la donazione di un bene. La costituzione di un waqf, infatti, non è altro che un atto con cui un individuo “immobilizza” un bene, lo rende inalienabile, cedendone la proprietà a Dio e destinandone la rendita o utilità a vantaggio degli uomini. Date le circostanze attuali, si tratta di uno strumento utile per fornire soluzioni abitative o accesso all’assistenza sanitaria e/o all’educazione per persone in difficoltà economica.

Tuttavia, sono i sukuk – assimilabili ai titoli obbligazionari dell’economia convenzionale ma con un underlying asset –ad essere uno strumento economico sempre più popolare che potrebbe favorire e facilitare la crescita del settore finanziario, utile in modo particolare per i governi che hanno bisogno di colmare i deficit di budget. I sukukconsentirebbero, dunque, lo sviluppo di pacchetti di stimolo economico in risposta alla diffusione del Covid-19. A causa della pandemia, Standard & Poor’s ha anticipato che il volume delle emissioni raggiungerà solamente i 10 miliardi di dollari statunitensi nel 2020 rispetto ai 162 miliardi di dollari del 2019. Tuttavia, si presume che l’emergenza sanitaria potrebbe favorire una espansione del ruolo di suddette azioni finanziarie nella ripresa economica post-Covid-19.

Un plausibile scenario anche alla luce del rapido shift verso i servizi online e la necessità di procedere a una maggiore diversificazione dell’economia. Infatti, l’imposizione di lockdown e la chiusura delle attività commerciali, da un lato, e l’instabilità del mercato petrolifero, dall’altro, potrebbero favorire un ricorso a transazioni economiche online, tramite sukuk appunto. Alla luce del crash nei prezzi del petrolio, inoltre, acquisiscono fondamentale importanza i green sukuk – ossia “investimenti socialmente responsabili” utilizzati per finanziare progetti eco-sostenibili nel settore delle energie rinnovabili come parchi solari, impianti a biogas, parchi eolici, infrastrutture e veicoli elettrici come dimostrato dall’emissione di 1.5 miliardi di dollari della Banca islamica per lo sviluppo (IsDB) tramite dei sustainability sukuk.

Chiave per il presente e il futuro

Se l’economia islamica ha risentito poco della crisi finanziaria del 2008, non è possibile sottovalutare l’impatto che l’emergenza sanitaria scatenata dalla diffusione del Covid-19 e la conseguente crisi economica stanno avendo. Tuttavia, questa situazione di eccezionale emergenza potrebbe creare nuove opportunità di diversificazione dei settori economici e accelerare l’espansione e la crescita dell’economia islamica una volta superata la fase di crisi. Il Covid-19 potrebbe favorire l’evolversi di uno speranzoso scenario sul lungo termine. La pandemia, infatti, potrebbe mettere in luce le risorse e capacità dell’economia islamica creando “opportunità per una crescita inclusiva che faciliti la messa in moto di un processo di standardizzazione, favorisca una sostanziale adozione di strumenti finanziari e ponga maggiore attenzione sul ruolo sociale delle industrie”, riprendendo le parole di Hani Salem Sonbol, CEO della International Islamic Trade Finance Corporation.

FONTI ULTERIORI:

Ersilia FRANCESCA, Economia, religione e morale nell’islam, Carocci, Roma 2013.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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