QUALE FUTURO PER IL SUD DELLA LIBIA?

La regione del Fezzan potrebbe essere l’area a destare maggiori problematiche nella futura riunificazione e ricostruzione della Libia.

La regione meridionale del Fezzan gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio militare ed economico della Libia. Nel paese, sin dallo scoppio della guerra civile, che ha seguito la deposizione di Gheddafi nel 2011, le fazioni coinvolte nel conflitto, che si è progressivamente regionalizzato e internazionalizzato, hanno cercato di controllare quest’area, in cui si trovano ingenti risorse naturali – giacimenti petroliferi e grandi quantità di acqua sotterranea -, non riuscendo tuttavia ad averne pieno potere. Sia per la sua ostile natura desertica sia per la presenza di gruppi militari trans-statali.

Nel 2016 la Comunità di Sant’ Egidio ha tentato di raggiungere un accordo umanitario tra le componenti politiche ed etnico-tribali presenti nel Fezzan, al fine fermare i conflitti in corso tra le comunità locali e rafforzare l’agency del governo di Tripoli (GNA), guidato da Fayez Al-Sarraj e sostenuto dall’Italia. Tre anni dopo, parte della regione è finita sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), sotto il comando del generale Khalifa Haftar, il quale ha incontrato diverse volte i leader delle tribù locali offrendo loro aiuti finanziari e materiali. Altre parti della regione, invece, sono rimaste sotto il controllo del GNA e delle milizie a esso legate.

Il 4 novembre di quest’anno l’ONG Turkish Humanitarian Relief Foundation (IHH) ha invitato ad Ankara una delegazione formata dai leader delle comunità locali del Fezzan, tra cui Moulay Kadidi, il presidente del Consiglio supremo dei Tuareg e Muhammad Wardogo, il presidente del Consiglio unificato delle tribù di Tebu. Secondo quanto riportato da Africa Intelligence, l’ONG turca è presente in Libia dal 2011, anno in cui ha iniziato a distribuire cibo nella regione della Tripolitania, e il suo rinnovato attivismo a sud del paese testimonia la volontà della Turchia di estendere la sua influenza anche nel Fezzan.

Il 18 novembre si è tenuta una riunione dei sindaci dei Consigli comunali del Fezzan, i quali si sono mostrati positivi nei riguardi delle recenti iniziative diplomatiche volte alla risoluzione politica del confitto libico. D’altra parte, sono numerose le criticità riguardo il futuro di questa regione, come emerge dalla dichiarazione finale che è stata da loro rilasciata.

Il Fezzan, la regione rimasta più lontana dalle dinamiche del conflitto libico, potrebbe essere l’area a destare maggiori problematiche nei prossimi mesi sia per l’eterogeneità degli attori presenti sia per la sua importanza strategica, data dall’ingente presenza di risorse naturali. Alla luce di ciò, i leader delle comunità locali e i gruppi militari a essi legati – i quali detengono il controllo della regione in un complesso e frammentato sistema di governance di natura etnico-tribale – sono attori che non possono essere ignorati nei negoziati futuri. E gli stati esterni coinvolti nel dossier libico – tra cui Egitto, Francia e Turchia – ne sono ben consapevoli.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from DAILY