COVAX: IL SOGNO ZOPPO PER UN VACCINO GLOBALE

I Noè del diluvio COVID

Nessun uomo è un’isola a sé stante, scriveva John Donne. Con un senso del grottesco che solo l’amorale natura può avere, la pandemia che separa le nostre quotidianità unisce i destini dei popoli del mondo. “Nessuno è al sicuro finché non lo siamo tutti”, hanno dichiarato vari esponenti delle Nazioni Unite. Da Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, a Seth Berkeley, responsabile di GAVI, iniziativa volta a garantire un equo accesso ai vaccini, l’appello è quello di non cullarsi nell’illusione che un controllo circoscritto e nazionale dell’epidemia significhi l’estinzione del Coronavirus. Per quanto rassicuranti, le notizie dei trial di Pfizer/Biontech, Moderna e Astrazeneca, iniettano fiducia solo in quei Paesi che sanno di poter contare su risorse capaci di non solo acquistare i vaccini di queste aziende, ma anche di mantenerli e distribuirli in modo capillare sul proprio territorio. Secondo “Investigate Europe”, consorzio internazionale di giornalismo investigativo, questi novelli Noè del diluvio COVID sono i governi dei paesi ricchi, che rappresentano il 13% della popolazione mondiale e che hanno già precettato il 50% delle dosi di vaccino producibili nel 2021.

La forza dei molti e i vaccini di pochi

Per arginare un’oligarchia vaccinale, l’OMS ha istituito COVAX, un’iniziativa ha lo scopo di facilitare l’acquisto in blocco dei vaccini approvati dai vari enti di regolamentazione come la FDA statunitense e l’EMA europea. Con 156 Stati membri, COVAX ha l’obiettivo di creare un acquirente collettivo dal peso specifico superiore a quello di uno Stato singolo nelle trattative con le compagnie farmaceutiche. Per fare un esempio, la capacità di negoziazione collettiva è uno degli elementi che rende forte l’UE quando si tratta di accordi commerciali internazionali. In quel caso, la promessa di accedere al mercato unico dei 27 tende a far ottenere a Bruxelles delle condizioni molto vantaggiose rispetto agli interessi del suo futuro partner commerciale. Nel caso COVAX, il numero dei Paesi aderenti è un fattore strategico per evitare che i Paesi in via di sviluppo e quelli meno sviluppati rimangano tra i flutti della pandemia. Questa iniziativa si prefigge, infatti, di ottenere 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021, una quantità in grado di immunizzare il 20% della popolazione dei Paesi aderenti, che sarebbero traghettati fuori dalla fase acuta della pandemia. La metà delle dosi verrebbe destinata ai Paesi più poveri, che li riceverebbero a un costo molto basso, se non nullo, mentre gli Stati più ricchi pagherebbero le dosi secondo le loro capacità.

Di buone intenzioni è lastricato il fallimento

Questo virtuoso esempio di multilateralismo rischia però l’insignificanza. Come spesso accade alle iniziative dell’ONU, l’efficacia di COVAX è dipendente dai finanziamenti degli Stati membri o di altri soggetti esterni. Ciò è un problema sotto due punti di vista. Primo,la reputazione dell’OMS è uscita traballante dalla diffusione della pandemia. Per quei Paesi in grado di farlo, intraprendere trattative bilaterali con le compagnie farmaceutiche è politicamente preferibile rispetto al sostenere un’istituzione che si è dimostrata indecisa e impreparata nella gestione della pandemia. Secondo, gli Stati Uniti non hanno mai aderito o finanziato COVAX. Come ha commentato per VOX Lawrence Gostin, professore di Global Health presso la Georgetown University, l’assenza di Washington al tavolo dei negoziati priva COVAX di una forte capacità di azione a livello politico ed economico. Nonostante l’Amministrazione Trump,infatti, gli Stati Uniti rimangono l’elemento più desiderabile per il successo di una qualunque iniziativa internazionale.

Ora, a fine 2020, la dubbia reputazione dell’OMS e la mancanza del fattore USA si sommano in una drammatica mancanza di fondi. Per assicurare l’allocazione e la distribuzione del vaccino, COVAX avrà bisogno di raccogliere almeno altri 5 miliardi di dollari, da aggiungere ai 2 miliardi già raccolti. Senza queste risorse, sarà difficile garantire la protezione dei vulnerabili tra i più poveri.

Poche strade,pochi soldi, ma molti malati

COVAX soffre di altri due grossi difetti. Il primo era forse inevitabile, ma non per questo indegno di importanza. Secondo Medici Senza Frontiere, un’alleanza internazionale per una distribuzione equa del vaccino non è che una toppa sopra la più grande lacerazione dei brevetti farmaceutici. In altre parole, COVAX asseconda quella che è una cronica condizione di svantaggio nell’accesso ai brevetti farmaceutici da parte dei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati: i medicinali brevettati sono troppo costosi e rari per essere acquistati da Stati dalle economie traballanti e il debito gigantesco. Per questo motivo, MSF ha appoggiato, con convinzione ma senza successo, la proposta di India e Sudafrica presso il WTO di sospendere l’approvazione di brevetti farmaceutici fino alla fine del raggiungimento dell’immunità di gregge a livello globale. Il WTO, sotto pressione dei Paesi sviluppati, ha respinto la richiesta.

Il secondo grande difetto di COVAX è che manca ancora di un piano logistico per la distribuzione del vaccino. Se questo è un problema per un Paese del G8 come l’Italia, non è difficile immaginare che proporzioni abbia, per esempio, per gli Stati africani, le cui strade sono per la maggior parte sterrate, infinite, e prive di punti di rifornimento.

Le speranze di COVAX

Nonostante i suoi molti difetti, COVAX ha il merito di aver avviato almeno due processi virtuosi. Primo, si è assicurata un accordo con AstraZeneca/Biontech, l’unica casa farmaceutica che ha finora garantito un prezzo molto basso per la singola dose e che ha promesso di poter conservare il vaccino alla temperatura di un normale frigorifero. Anche se l’efficacia solo su soggetti relativamente giovani venisse confermata, questo fatto non cambierebbe l’importanza del vaccino per tutti quei paesi la cui popolazione è mediamente giovane. Secondo, ha permesso l’avvio di diversi processi di trasferimento di tecnologia dai Paesi industrializzati a quelli emergenti, favorendo lo sviluppo di industrie capaci di sostenere la distribuzione locale dei vaccini.

Tra i suoi molti difetti, dunque, COVAX non annovera quello di essere dimentico delle parole di John Donne. Nessun uomo, nessun Paese è un’isola a sé stante, neppure, anzi, soprattutto, durante una pandemia.

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