CONTINUA LA BATTAGLIA PER L’ORO VENEZUELANO

Economia, politiche di frontiera, gestione della pandemia, questioni climatiche e rapporti con partner esteri: saranno queste le sfide della nuova Presidenza Biden nei confronti del Canada.

Continua la battaglia giudiziaria per le riserve aurifere venezuelane depositate nei forzieri della Bank of England (BoE). La Corte d’Appello di Londra ha infatti accolto, il 5 ottobre, il ricorso presentato dal team legale del governo di Maduro, ribaltando la pronuncia emessa a luglio dalla High Court of Justice of England and Wales. Questa si era espressa in favore dell’oppositore, l’auto-proclamatosi presidente pro temporeJuan Guaidó, che rivendica il possesso dell’oro. L’Alta Corte è dunque chiamata a pronunciarsi nuovamente sul contenzioso, che vede appunto Maduro e Guaidó reclamare entrambi le 31 tonnellate di lingotti d’oro, dal valore stimato di circa un miliardo di dollari americani. 

Una controversia che risale alla crisi presidenziale venezuelana

La controversia è molto complessa, in quanto affonda le proprie radici nella fattispecie del riconoscimento di governo. Il Regno Unito è infatti tra i paesi che non riconoscono il governo di Maduro, ritenendo bensì Guaidó il legittimo presidente del Venezuela. Oltre ad essere complessa dal punto di vista giuridico, la questione è molto rilevante per Caracas. Il Paese, infatti, ha bisogno dell’oro per affrontare la drammatica situazione interna, attanagliata da una crisi che è allo stesso tempo sanitaria, economica, politica e securitaria. È proprio per fronteggiare le spese connesse alla pandemia che il direttivo della Banca centrale venezuelana (BCV), nominato da Maduro, ha chiesto la riscossione dell’oro alla Banca centrale inglese. Tale organo si è trovatoal centro della disputa con Guaidó, il quale ha paventato il rischio che l’amministrazione di Caracas utilizzasse le riserve per fini corrotti, reclamandone egli stesso il possesso.

È dall’inizio della crisi presidenziale che il Venezuela appare come un’entità bicefala, della quale coesistono due versioni delle principali cariche pubbliche; sdoppiamento che si riflette potentemente sulla scena internazionale, in particolare, nell’ambito delle relazioni esterne del paese e della rappresentanza di questo ai tavoli delle organizzazioni internazionali. La comunità internazionale è infatti divisa tra Stati che riconoscono Maduro o Guaidó come presidente (tra questi ultimi figura proprio il Regno Unito), e contestualmente il Venezuela, che è rappresentato dal Governo Maduro alle Nazioni Unite (ONU) e dal Governo Guaidó nell’ambito dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Lo stesso discorso vale per il direttivo della Banca Centrale: ve ne sono due.

La sentenza dell’Alta Corte Inglese

La pronuncia di luglio della High Court inglese, il cui autore è stato il giudice Teare, in pensione dal 1° ottobre scorso, è stata piuttosto controversa e dibattuta. Il giudice è stato chiamato a pronunciarsi su quale tra i due direttivi della Banca Centrale venezuelana fosse autorizzato a riscuotere l’oro depositato in Bank of England.In aggiunta, al valore di un miliardo di dollari per il suddetto oro, vanno calcolati anche i proventi del contratto swap su oro che la BCV aveva stipulato con Deutsche Bank, dal valore di 120 milioni di dollari.

La sentenza della Corte, dunque, risponde congiuntamente alle due questioni, che erano state sollevate in due diversi procedimenti. La prima questione dalla Deutsche Bank e la seconda, quella dell’oro detenuto in BoE, è stata sollevata il 14 maggio dal Governo Maduro, dopo che la Banca centrale di Londra si era rifiutata di accettare le istruzioni del direttivo Maduro circa le riserve auree.

Entrambe le controversie scaturiscono dalla famosa disputa relativa a quale sia la persona riconosciuta come Presidente del Venezuela. Il giudice ha esaminato la questione esclusivamente sotto il profilo del diritto interno, adducendo che il riconoscimento del Presidente attiene al diritto inglese, e basando così il proprio ragionamento sul principio della one voice doctrine, secondo il quale le corti del Regno Unito, per quanto riguarda il riconoscimento di un governo, devono attenersi alla posizione espressa dall’esecutivo.

Il governo del Regno Unito ha effettivamente riconosciuto Guaidó come Presidente? 

La questione non è sufficientemente chiara, infatti, il 26 gennaio 2019 il paese, assieme ad altri Stati europei, lanciava l’ultimatum a Maduro di indire nuove elezioni libere in 8 giorni, al termine dei quali avrebbe riconosciuto Guaidó come Presidente ad interim. Quando, il 4 febbraio seguente, Maduro non aveva effettivamente indetto nuove elezioni, è avvenuto il presunto riconoscimento britannico, attraverso la dichiarazione ufficiale del Ministro degli Esteri, Jeremy Hunt«The United Kingdom now recognises Juan Guaidó as the constitutional interim President of Venezuela, until credible presidential elections can be held»Sulla base di questa dichiarazione, ritenuta dal giudice Teare abbastanza chiara ed univoca da poter vincolare le corti britanniche, la sentenza dirime la controversia, presupponendo il riconoscimento da parte dell’esecutivo di Guaidó e la conseguente nullità del direttivo della Banca centrale venezuelana, nominato da Maduro.

La difesa di Maduro ha sollevato diversi argomenti per confutare il fatto che la dichiarazione del Ministro degli Esteri possa essere un elemento sufficiente ad affermare il riconoscimento di un governo. Tra le obiezioni figura anzitutto l’osservazione che, dopo la suddetta dichiarazione, il Regno Unito aveva continuato ad intrattenere rapporti diplomatici con Maduro, circostanza che suggerirebbe un riconoscimento tacito del suo governo. Inoltre, la difesa del Governo Maduro ha messo in dubbio la stessa liceità internazionale del riconoscimento. Alla luce del diritto internazionale, questo sarebbe un’ingerenza incompatibile con il principio di non-intervento, che non sembra a chi scrive che debba essere interpretato solo nel senso di utilizzo della forza armata. Il giudice britannico, tuttavia, non ha ritenuto opportuno pronunciarsi sotto il profilo del diritto internazionale, ritenendo sufficientemente chiara l’espressione di volontà dell’esecutivo.

Il riconoscimento tra diritto e approvazione politica: alcune osservazioni

La dottrina non è unanime in merito alla liceità internazionale del riconoscimento preventivo, ma si possono fare alcune osservazioni in merito ai criteri più consolidati nella prassi. Il riconoscimento, da parte di numerosi paesi, del Governo Guaidó si basa sul criterio di legittimità costituzionale, nel senso che è stato operato in forza di una certa interpretazione della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Sembra, tuttavia, che la prassi degli Stati in merito al riconoscimento di un governo straniero, nonostante operi sovente un equilibrio tra i due criteri, tenga sempre in considerazione il criterio del controllo effettivo del territorio, e che questo criterio assuma particolare rilevanza nel caso in oggetto.

Si osserva, inoltre, che il riconoscimento di una parte o dell’altra è chiaramente un atto politico. Il mancato riconoscimento di un governo che detiene un controllo de facto su un’ingente parte del territorio statale, dunque, rischia di collidere con il principio di non intervento, nella misura in cui questo atto abbia delle conseguenze rilevanti. Queste originano anche dal riconoscere un governo che, per quanto politicamente accettato dalla comunità internazionale, non esercita un controllo effettivo, mancando delle basi per esercitare le prerogative sottostanti alla funzione statale. Legge e politica non possono essere confuse, ed il riconoscimento di un governo non ne implica l’approvazione. Il favore politico verso l’opposizione, al contrario, non può essere dirimente di una controversia come quella sull’accesso a quest’oro.

Sicuramente, il contesto pandemico attuale fa emergere con chiarezza la criticità della questione. Sembra opportuno, di fatto, osservare come l’indisponibilità del governo Maduro delle proprie riserve aurifere sia suscettibile di ledere le condizioni, già inadeguate, della popolazione venezuelana. È per questo che la vittoria di Maduro dinanzi alla Corte d’Appello, la quale ha invitato la High Court a svolgere una più dettagliata indagine su chi dei due, il Regno Unito, riconosca come l’effettivo Presidente del Venezuela, è per lui una vittoria diplomatica e politica molto importante. Probabilmente, in futuro, verrà richiesto un più coerente atteggiamento al governo Johnson, in attesa del quale sembra che la battaglia legale per l’oro venezuelano si protrarrà.

Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS