BIDEN E TRUDEAU VERSO UNA NUOVA POLITICA DI VICINATO

Economia, politiche di frontiera, gestione della pandemia, questioni climatiche e rapporti con partner esteri: saranno queste le sfide della nuova Presidenza Biden nei confronti del Canada.

Il 16 novembre il Parlamento canadese ha approvato all’unanimità l’invito per Biden ad una visita ufficiale nel Paese, congratulandosi con lui per l’elezione. L’élite politica canadese ha richiesto al Presidente eletto di tenere anche un discorso alla Camera. Si tratta di una tradizione dovuta alle secolari relazioni di vicinato tra i due Paesi, disattesa solo da Donald Trump, mai recatosi in visita ufficiale nel Paese. Biden tiene particolarmente a questo primo incontro, in quanto fu proprio in Canada che avvenne la sua ultima visita come Vicepresidente nel 2016.

Justin Trudeau è stato tra i primi a congratularsi con Biden e il primo ad intrattenere con lui una conversazione telefonica, essendo anche uno dei leader maggiormente intenzionati a lavorare alla ricostruzione di una partnership con gli Stati Uniti, messa in grave difficoltà dall’ultima presidenza. Il suo sentimento è corrisposto dalla maggior parte dei canadesi, come ha rilevato un’indagine IPSOS svolta a ridosso delle elezioni presidenziali, che vedeva, nel 69% dei casi, un’opinione favorevole alla vittoria di Biden. Il Canada ha vissuto con grande partecipazione queste elezioni, condividendo con gli Stati Uniti, oltre che un confine di 5.525 miglia, un flusso economico da miliardi di dollari nello scambio di beni e servizi.

Biden nutre un legame particolare con il Canada: la sua prima moglie, morta tragicamente nel 1972 in un incidente d’auto insieme alla figlia, era di Toronto. Il Presidente eletto vede i due Paesi come membri di una stessa famiglia, che condivide cultura e interessi. Anche Kamala Harris, Vicepresidente eletta, nutre un legame diretto con il Canada, avendo frequentato a Montreal parte delle scuole, trasferitasi lì  con la madre quando era adolescente. Inoltre, la futura Vicecapo del personale della Casa Bianca Jen O’Malley Dillon, ha profondi legami con il Canada, avendo lavorato con il partito liberale canadese prima delle elezioni del 2015. Il rapporto tra i nuovi leader statunitensi e quelli canadesi, sarà sicuramente di rispetto e collaborazione, ma ciò non significa che la strada sia in discesa anche nel merito delle questioni politiche.

Biden dovrà occuparsi prioritariamente della gestione della pandemia. La questione impatta anche sulla chiusura dei confini con il Canada, che ha comportato la brusca riduzione degli scambi commerciali e turistici tra i due Paesi. In media transitano quotidianamente tra i due Paesi circa 400.00 persone. Anche sulla gestione dell’immigrazione i due Stati potrebbero non trovarsi d’accordo, in quanto Biden ha dichiarato di voler estendere i visti lavorativi, aspetto su cui Trump aveva effettuato delle strette e a cui il Canada non ha lavorato per anni. Un’altra problematica sulla gestione della frontiere potrebbe riguardare l’annullamento della legge Safe Third Country Act, che consentiva al Canada di respingere i richiedenti asilo negli Stati Uniti.

Sul piano economico, Biden punta al totale ripristino delle filiere nazionali di approvvigionamento critico secondo la strategia Build Back Better, cosa che metterebbe in difficoltà vari settori produttivi canadesi, retti in buona parte dall’esportazioni negli USA. Un tema dove invece si troveranno d’accordo Trudeau e Biden, sarà quello dell’ambiente, vedendo entrambi nella lotta ai cambiamenti climatici una necessità per la sopravvivenza, ma anche un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. Se  il modo in cui furono imposti i dazi da Trump potrebbe essere un ricordo del passato, Trudeau si è detto comunque pronto a contrastare con forza un’ulteriore spinta protezionistica. La costruzione del gasdotto Keystone XL, che trasferirebbe quotidianamente tra Alberta e Nebraska 800.00 barili di petrolio, vede poi la netta opposizione di Biden e il pieno favore di Ottawa, che ha già investito miliardi nella realizzazione del progetto. Biden non sembra nemmeno convinto di risolvere il contenzioso lungo decenni tra gli Stati sul commercio di legname di conifere.

Anche nelle relazioni con la Cina le cose cambieranno. Ad oggi non corre buon sangue tra le potenze nordamericane e il gigante asiatico, ma rispetto all’approccio di Trump incentrato allo scontro unilaterale, Biden sposerà un atteggiamento più cooperativo nel confronto-scontro con la Cina, ed in linea con la sua visione multilaterale delle relazioni internazionali potremmo aspettarci anche una richiesta di aumento degli sforzi nella difesa al Canada.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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