L’EQUITÀ DI GENERE IN SERBIA

La legge sulla rappresentanza femminile in parlamento nasconde in realtà profonde lacune nella tutela delle donne.

La questione della partecipazione delle donne alla politica è particolarmente importante in questo periodo, soprattutto da quando è stato annunciato che Kamala Harris sarà la prima vicepresidente donna degli Stati Uniti dopo che Joe Biden ha vinto le elezioni presidenziali. In Serbia, il tema della rappresentanza delle donne negli organi politici è stato ampiamente dibattuto nel mese scorso, quando il primo ministro serbo Ana Brnabić ha annunciato che il nuovo gabinetto, composto da 22 membri, avrà 11 donne.

Il fatto che questo annuncio, simile a quello su Kamala Harris, abbia provocato reazioni tempestose, mostra come la rappresentanza delle donne nelle posizioni politiche sia percepita come una deviazione dalla “norma”, cioè un’eccezione alla regola. Secondo Bloomberg[1], il cambiamento nella composizione del governo serbo spinge il Paese ad avvicinarsi alla top 10 mondiale per l’uguaglianza di genere. Mentre coloro che sostengono l’attuale partito al governo, così come quelli che percepiscono l’uguaglianza di genere attraverso le quote, vedono questo nuovo equilibrio come un passo rivoluzionario che pone la Serbia sulla giusta via per raggiungere gli standard europei; l’interrogativo da porsi quindi, riguarda i possibili mutamenti della vita quotidiana delle donne in Serbia.

Dal 2017 la questione della rappresentanza delle donne in politica è al centro di diverse discussioni, quando Ana Brnabić è stata la prima donna ad essere dichiarata Primo Ministro. Successivamente, i media internazionali hanno iniziato a riportare la Serbia come un paese progressista in grado di competere con i paesi dell’Europa occidentale in merito ai diritti delle donne. In aggiunta a ciò, la Serbia è stato il primo paese non UE a introdurre l’indice sull’uguaglianza di genere nel 2016, sviluppato dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE).

Il provvedimento è stato elogiato dal capo della delegazione dell’UE in Serbia, Sem Fabrizi, e viene descritto come un passo importante per allineare le politiche serbe agli standard europei. Nel 2018 l’indice per la Serbia è stato di 55,8 punti, con una differenza rispetto alla media europea di 10,4 punti. Sebbene la differenza tra la Serbia e l’UE si sia ridotta dalla pubblicazione dei precedenti risultati dell’indice nel 2016, l’indice mostra che sono stati compiuti progressi reali solo in termini di partecipazione politica delle donne, mentre quasi tutti gli altri parametri indicano la posizione diseguale di donne e uomini in Serbia.

Nel febbraio 2020, il parlamento serbo ha adottato emendamenti alla legge sull’elezione dei membri del parlamento e alla legge sulle elezioni locali, entrambi proposti da Gordana Čomić, che hanno introdotto una quota del 40% di candidate donne nelle liste elettorali per le elezioni parlamentari e locali. A seguito di una accurata analisi delle leggi adottate, si evidenzia che, nonostante tutti gli sforzi, restano ancora delle scappatoie per aggirare le quote rosa. Nel dettaglio, una volta che viene eletta una donna parlamentare se questa dovesse perdere il mandato, dimettersi o andasse in congedo per maternità, nonostante le quote di genere sopracitate, essa, non verrebbe automaticamente sostituita da un’altra donna ma dal successivo candidato in lista elettorale.

Poiché il numero di donne nelle liste elettorali è quasi sempre ridotto al minimo richiesto dalla legge, il candidato successivo nella lista elettorale è solitamente un uomo. Ciò dimostra che, nonostante le quote, esistono ancora escamotage legali che possono portare alla sotto-rappresentanza delle donne in politica. Le modifiche alle leggi elettorali, proprio come la decisione di nominare dieci donne ministri nel nuovo governo, sembrano creare più burocrazia e ridurre la partecipazione delle donne alla politica a una mera presenza numerica. Nonostante l’elevato numero di parlamentari di genere femminile, le donne guidano solo uno dei sette gruppi all’interno del parlamento. Lo squilibrio di genere è ancora maggiore quando si tratta di rilievo a livello locale o comunale.

Se finora si è evidenziato lo sforzo di creare un’equità di genere all’interno delle istituzioni, è altresì necessario analizzare i diritti delle donne nella quotidianità. I numeri non sono incoraggianti poiché oltre ai dati allarmanti sulla violenza di genere in Serbia, il numero crescente di femminicidi, il divario retributivo di genere e le molestie sessuali sul posto di lavoro (anche da parte dei funzionari della coalizione di governo), ci sono molti esempi di discrepanze tra ciò che il Partito Progressista Serbo afferma di difendere in termini di diritti delle donne e ciò che effettivamente pratica.

In primo luogo, l’Assemblea nazionale della Serbia non ha adottato alcuna nuova legge sull’uguaglianza di genere sebbene gli esperti ci lavorino dal 2015. Secondo il rapporto Serbia 2020 della Commissione Europea[2], il quadro legislativo e istituzionale per la difesa dei diritti umani in Serbia è ampiamente in vigore, ma oltre a rafforzare le istituzioni manca la garanzia e l’attuazione delle leggi e delle politiche previste. Nella parte della relazione dedicata alla parità tra donne e uomini, si sottolinea che l’adozione di una nuova legge sull’uguaglianza di genere è stata gravemente ritardata. Allo stesso modo, la relazione afferma che anche l’adozione della strategia e del piano d’azione per combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica ha avuto la stessa sorte. Inoltre, la Commissione Europea sostiene che l’attuazione della legge esistente sulla prevenzione della violenza domestica deve essere migliorata, con particolare attenzione alle donne maggiormente in difficoltà.

Appare dunque, che la legge sulle quote femminili nel governo e nell’Assemblea nazionale in Serbia sia solo una continuazione della “tendenza” del partito al governo a strumentalizzare la questione dei diritti delle donne per i propri obiettivi politici, una tendenza che risale al 2017, quando Ana Brnabić è stato nominato primo ministro. Tale abuso dell’uguaglianza di genere è stato utilizzato per inviare un messaggio al pubblico internazionale e locale che la Serbia è un paese in cui la democrazia e i diritti umani sono rispettati e dove le donne hanno pari possibilità di successo, e di conseguenza un partner credibile e affidabile per l’Unione Europea. Ciò è particolarmente importante nel contesto dell’integrazione dell’UE, poiché tutti i paesi candidati sono tenuti ad allineare il proprio quadro legislativo e istituzionale agli standard dell’UE nel campo dei diritti fondamentali, dell’uguaglianza e della non discriminazione

Note

[1] https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-10-25/serbia-to-become-one-of-world-s-most-gender-balanced-governments

[2] https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/serbia_report_2020.pdf

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